Auguri Martha!

Il 23 settembre, noi di Martha&Mary abbiamo festeggiato al
Giubileo dei missionari digitali.

Da 60Paesi del mondo ci hanno raggiunte qui a Roma per condividere la vocazione all’evangelizzazione.

Che ci fanno Marta e Maria coi missionari?

Una sfaccenda tra cucina&lavatrici (n.d.r. eccoci!),
l’altra in stile dolce-vita-addicted, col gusto dei momenti lenti, strappa qualche attimo per Cristo a quella routine che cerca sempre di rubarci un pò a noi stessi.

Eppure i regali migliori ce li hanno nascosti tra le pieghe di uno spaccato quotidiano che scuote pagine di Vangelo, a volte pettinate e piene di perfezione come piace al mondo social:
ci mostrano cosa significa essere amiche Sue in simpatici siparietti di vita vera, dove si può mettere ai piedi di Cristo anche gli sfottò tra sorelle, le sgomitate e gli sbuffi.

Dove il Maestro non è solo alla portata di domande faziose di scribi o farisei.
E nel fargli spazio, riempiono casa:
Marta occupandosi dell’ospitalità, Maria della cura di Gesù.

Ognuna serve l’altro e nell’altro, il Signore stesso nello sguardo di chi è entrato nel loro post-o(!).

C’è il loro zampino quando mandano a chiamare il Dio-amico per loro fratello: parlano di Lui, inviano messaggeri, lo fanno cercare, mandano gente ad incontrarlo, ad implorarlo.

Non basta.

Allora gli urlano addosso tutto il dolore, le incomprensioni, ciò che anche noi almeno una volta avremmo voluto sbattere in faccia a Dio.

Ma si fidano: lasciano plasmare la realtà a quel Gesù che gli stravolge la vita e resuscita il fratello levando il filtro della morte.

Questo fanno i missionari digitali:
non sono lì per dirti che Dio è bello e la vita perfetta
come la foto in posa di ig.

Non sono lì per venderti qualcosa, per influenzare la tua libertà.

Sono lì perché un giorno si sono accorti che qualcuno
non si è arreso con loro.

Sono lì perché non possono tacere che qualcuno gli sta trasfigurando la vita.

Sono lì perché qualcuno condivida una realtà toccata dalla Grazia.

Marta, Maria e Lazzaro sono testimoni del quotidiano che si fa testimonianza:
che non è chiamato ad influenzare ma ad accogliere la Sua influenza,
che non è chiamato a creare contenuti utopici ma ad amplificare l’eco del Creatore nella realtà.

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