La caparbietà dell’Amore

Oggi festeggiamo la caparbietà dell’amore.

Non un amore qualunque, ma il più potente, almeno sulla carta.Quello che cerca di assomigliare, pur fallendo miseramente, all’amore di Dio.
Oggi festeggiamo perché le Sue parole sono vere, sono vive e attuali: sono per noi, scritte per l’oggi, per il presente.
Mettete caso di avere un problema da mamma: un figlio scapestrato.Chissà quante ne avrà provate, quante glie n’avrà dette senza riuscire a smuovere di uno spillo la situazione.  Monica decide di fare una cosa: tacere.O almeno, così la ricordano le i dipinti (forse mentre tirava una ciabattata al figlio era brutto).Ma facciamo che, per noi, lei tace.Senza spezzargli un manico di scopa tra capo e collo, insomma.
Solo che questo silenzio di madre non è vuoto: in quelle sere angoscianti non è sola.
A mali estremi, estremi rimedi: scopriamo che Monica è scesa in guerra.Non con la “lavata di testa”, ‘che le parole di noi umani sono note per sfuggire di mano, per dividere, più che unire: no, il figlio qui non c’entra.Qui si fa la guerra a chi quel figlio l’ha abbindolato: Satana.Ma bisogna essere equipaggiati, perché le sue armi distruggono: ti convince che non serve a niente, che è inutile, che Dio non ti ascolta, non ti ama.
Ma se resti incollata alla “cavalleria” (Santi, angeli e chi vuoi tu), alle prime fila vedrai risplendere nella mischia la Sua armatura lucente.
‘Che Lui, il tuo Signore, è sceso in guerra con te.
Perchè se sai per chi dare la vita, come una madre per un figlio, allora sai che vale la pena lottare fino alla fine.Pregare vuol dire avere lo sguardo fisso in avanti, aver presente che quell’armatura lucente che sbaraglia i nemici è Sua: che la vittoria è sempre del nostro Dio se siamo abbastanza coraggiosi da scendere in capo e vederlo trionfare.
Monica, ha combattuto per 20 anni: “Diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai”.
L’attesa di Monica, è stata anche per me: la mia testa calda, la voglia del mio “ora e subito”, di arrendermi, di demoralizzarmi devastata di “se” e “ma”, che “tanto non cambia niente”.Oggi è Monica che mi porge la spada della preghiera e uno scudo di rosario.

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