Tutto il bene che c’è

cose di lassùDi prediche ne ho sentite tante:

quelle  del sacerdote simpatico,  quelle che ti ispirano, quelle che ascolti tutto d’un fiato, quelle che vorresti non avessero fine. Comunque ci sono anche quelle lagnosette, quelle del “ma quanto ci mette questo?”, quelle del “dovrei fare colazione, c’ho anche mal di pancia!” quelle del “vabbè la prossima volta andiamo alla messa alle 6:00”. Poi ci sono quelle quattro parole dette precise, per bene, quelle che non ti ricordi il giorno, non ti ricordi il Vangelo, ma sai perfettamente il momento in cui sono state pronunciate. Quelle che ti porti dentro negli anni e che fanno un po’ da guida. Ecco quello che è successo a me quando,da giovane (preciso, più giovane!) ho partecipato a una cresima. Non ricordo il giorno o il Vangelo che si era letto, ricordo solamente con precisione le parole che disse il vescovo a quei ragazzi. Delle parole semplici che sono entrate nella mia coscienza quando l’ho sentite e ho detto “queste me le devo ricordare!”. Il vescovo iniziò così: ” cari ragazzi, se non sapete qual è la strada, se il cammino è ripido e non c’è luce o non c’è niente nel Vangelo e nei comandamenti che vi possa dire quale sia la direzione giusta, se gli altri sono tutti incamminati in una via poco sicura, fatevi sempre una domanda “Che c’è di bene?”. Eh sì! Perché il mondo ci ha abituato sempre a chiederci “ma che c’è di male?”, “ma non faccio mica niente di male!” invece il Cristiano, quello vero, non deve chiedersi mai il male che c’è, quanto ce n’è, se è accettabile. Il Cristiano deve solo e sempre scegliere dove sta il bene.

“Che c’è di bene?”.

Quattro parole che mi sono portata dietro da quel giorno e che ogni tanto mi ritornano in mente quando non so magari chi è il mio prossimo, quando non so se lo sto facendo più per me che per Dio, o quando sto scegliendo solamente la via più semplice.

Quattro parole alla portata di tutti, quelle che tolgono dallo sguardo il filtro dell’egoismo del perbenismo e della strada semplice.

la bibbia in amore

La #BibbiaInAmore per single

Prima di tutto va fatta una premessa:

l’intero articolo si è autodistrutto non appena avevo finito di scriverlo (complice la mia sdattaggine tecnologica). Poi non venitemi a dire che l’amore non fa male (dose di sano cinismo da single, o, come direbbe mia sorella, sto davvero diventando una zitella acida).

Ecco a voi la #BibbiaInAmore, ovvero come sopravvivere all’estate con l’ormone free: tutte le cose che ho imparato in anni di relazioni difficili (e sono gentile), amiche fortunate con ragazzi favolosi, cerebro-lessi a volontà, il tutto servito con condimento di riflessioni, consigli per gli acquisti e perle di saggezza popolare.

E se uno di questi lo avete incontrato almeno una volta nella vostra vita amorosa, anche se ora avete trovato quello giusto, siete felici, sposate con figli eccetera, eccetera, potrei comunque strapparvi un sorriso (e ricordarvi quanto siete fortunate!).

  • L’ amore che parte a bomba muore nella tomba. Sempre.
  • Non avvicinarsi mai a ragazzi impegnati, smessaggianti con ragazze ma “niente di serio eh”, fidanzati, appena usciti da una relazione di 1000 anni, attualmente in relazioni complicate, attualmente in periodi della loro vita “troppo impegnato per pensare ad altro”, con cuccioli di vario genere e forma, con barba e occhiali hipster, con la macchina tirata a lucido che “usa le salviettine prima di toccare la portiera in pelle”.
  • Per quelle che osano pensare o parlare con uomini sposati si consiglia lettura del girone dantesco, giusto per farsi un’idea eh.
  • Le coppie attualmente in attività di opposti che si attraggono sono riportate per ordine alfabetico nel Guinness World Record, ma non riesco a trovare la pagina.
  • La gelosia in amore è inutile e fa schifo. Come l’egoismo, l’orgoglio, l’egocentrismo e le caccole (per recidivi e poco convinti si rimanda a alla lettera ai Corinti di tale Paolo).
  • Per tutte quelle che non sono masochiste o autolesioniste, state alla larga dai traditori. A meno che non siate Gesù. E anche lì ricordo che la faccenda fu complicata.
  • La pausa di riflessione ha sempre un nome e un cognome. E non è il tuo. Fine.
  • Il fatto che non ti scrive ha sempre un nome e un cognome. Come immaginerai dal punto sopra: non è il tuo manco sta volta. Fine.
  • A tutte le crocerossine che stanno leggendo questo post ricordiamo che possono gettare nel dimenticatoio la cassettina del pronto soccorso: per tutti quelli che ne hanno bisogno, ci sono psicologi e psichiatri e tante volte non bastano manco quelli.
  • Non cercate di trasformare ragazzi bulli e cafoni: non diventano mai Dear John se non in un colossal americano.
  • Non adottate bellissimi cuccioli con l’intelligenza di un pesce rosso: ricordatevi che poi vi ritroverete senza cucciolo e col solo pesce rosso. Ops.
  • La verità del bello e dannato è che a noi ce piace solo ‘na cosa: che è bello.
  • Se ti guarda come se ti aspettasse da sempre e ti tiene con la paura di non doverti vedere mai più: ricorda che di solito è un cane ma può essere pure un gatto.
  • Se lo devi lasciare ma è troppo bello, non puoi fare nient’altro che pensarlo da vecchio (a tutte le unità attenzione non utilizzare il metodo con Sean Connery, RIPETO NON UTILIZZARE con Sean Connery! #SeanNonèMioNonno #1gioia)
  • Se l’unica nota positiva è che ti tratta come una top model ricordati che non ti trasformerai in Angelina Jolie. Molla la passerella e cerca il tuo Brad Pitt. Ah, alla fine si sono lasciati anche loro. La vita da top model non faceva per me in ogni caso: alle patatine fritte non rinuncio. Loro sì che mi amano sempre e  fanno poche domande!
  • Se il tempo che vi dedica è riassumibile in “via con vento”, ci teniamo a ricordarvi che il finale faceva schifo.

La verità è che l’amore è una fortuna per pochi: non si cerca, non si conquista, non si caccia, non arriva schioccando le dita o infilando tubino e tacco a spilli.

È un dono, e non puoi decidere che oggi arriverà.

La felicità ha una ricetta perfetta: chiedere il dono al Principale, fare una bella novena con un po’ di smancerie a caduta libera, un po’ di Vangelo riequilibrante, un’amica fidata e quel viaggio alle Bahamas che sogni da una vita.

Saremo pure single (ancora), ma quando hai il sole dentro, è Lui a farti risplendere!

Serial prayer

cose di lassùCi sono i serial killer e poi ci sono io: serial prayer.

Niente di pericoloso, a meno che non siate Dio. Quello che bombardo tutti i giorni con una miriade di richieste, semplici, complicate, impossibili. Perché io, nel mio Dio, ci credo davvero. E detta così lo so che sembra lo slogan per il prossimo spot dell’otto per mille, ma la realtà è che io lo so che sono inadeguata e peccatrice e che non posso contare solo su me stessa. Sono così consapevole della mia scomoda posizione che non posso fare a meno di appoggiarmi a Lui. Non è una fede di paura no, ma di convenienza a volte sì.

Dio per favore fai questo, Dio ti prego aiuta quella persona, Dio sostieni mia mamma che non si sente bene, Dio ricordati di mio marito che oggi ha un colloquio importante, Dio la pace nel mondo e se riesci pure lo sconto sulla passata di pomodoro BIO.

E’ bello pensare sempre di avere qualcuno a cui affidare bisogni, ansie, paure, preoccupazioni e perché no, anche pensieri banali della quotidianità, ma spesso, in tutte queste richieste, queste che come pallottole sparo una dopo l’altra, tutte in centro perfetto, c’è qualcosa che mi sfugge. Per quanto siano richieste umili, per quanto mi affidi, per quanto mi renda conto che Dio non è un juke box dove metti il gettone e parte la canzone, per giunta la tua preferita perché la scegli tu ovviamente, con Lui non funziona così. Certo, i gettoni bisogna averli guadagnati, le preghiere, le rinunce, le novene e quel “sia fatta la tua volontà”, ma nonostante questo Dio non è un bersaglio dove dobbiamo fare centro. Anche se abbiamo tutte le carte in regola, se siamo stati buoni, devoti, se abbiamo detto tutte le preghiere la sera, se crediamo davvero che lui sappia quale sia la strada migliore per noi, perfino, non è abbastanza. E forse ecco perché spesso le mie pallottole sembrano non fare centro.

Dio non ci dà i compiti a casa. Dio ci ascolta sempre, ma l’errore sta in quello che chiediamo:

sempre la nostra canzone preferita, quella di cui parlavamo sopra del Juke Box, quella che nel ritornello ha puntualmente “Dio fai questo, Dio fai quello, Dio grazie, Dio da sola non ce la posso fare”.

Ecco, caro Dio, la tua serial prayer di fiducia oggi è qui per chiederti (“Ah, eccola che ricomincia con le richieste!”, penserà Lui) di insegnarle a pregare.

Sono già brava a dirti quello che mi serve, come mi serve e quando mi serve, ma invece di darti ordini (come se Dio prendesse davvero ordini da me, poi!), di delegarti tutti i miei bisogni, vorrei solo una cosa: aiutami a cambiare prospettiva.

Non solo “ti prego aiuta quell’amica malata”, ma piuttosto “dammi tempo per andarla a trovare”, “dammi le parole giuste per confortarla”, “infondimi la forza di cui non sono capace per starle vicino”.

Fammi tuo strumento, Dio. Non devi fare tu tutto al posto mio, sono io che devo fare con quella luce che solo Tu però, mi puoi dare.

Non aiutare mio marito col colloquio, aiutami piuttosto ad avere pazienza quando invece di darmi una mano coi bimbi deve prepararsi o quando tornerà a casa sconfortato e non saprò come sollevargli il morale. Non sei solo, Dio. Non devi fare tutto Tu. In questo sbagliavo nelle mie preghiere.

Pregare non è solo chiedere con fiducia e buone maniere, è mettersi in gioco, è cambiare, è mettersi a disposizione. Sono io che devo alleviare, curare, sfamare, ma da sola, limitata e spesso svogliata come sono, non ce la posso fare.

Allora Dio, io metto il gettone, tu scegli la canzone giusta, una di quelle che non ho mai sentito, ma che ti danno la carica, la voglia, la serenità per essere quello che serve a quel collega, alla figlia, al marito, all’amica, a uno sconosciuto.

La preghiera ci cambia davvero se siamo noi a voler cambiare, se quel’affidarci a Lui non è solo riconoscere la nostra debolezza, ma anche sapere che Lui può fare con noi, piccoli e imperfetti, cose grandi.

Angoli di Paradiso – DIY prayer corner

fai-da-meIo sono abbastanza fortunata:

se mi stendo sul divano del salotto vedo la basilica di Loreto perfettamente incorniciata tra due tronchi di ulivo del mio giardino. Un quadretto perfetto, in posizione comodissima e dove mi capita di sedermi spessissimo così che, senza neanche pensarci, quando il mio sguardo incrocia il Suo, quello della Madonna Nera della Santa Casa, è già preghiera. Facile, inevitabile più che altro! Mi siedo e subito il pensiero è lì, in alto. Solo da poco ho realizzato in realtà quanto questi momenti di cui la mia quotidianità è piena siano preziosi: istanti a cui non faccio caso, perché spesso mi butto sul divano stravolta, senza intenzione di pregare, ma più che altro di dormire! Eppure quella vista mi rimanda in automatico alla preghiera, piccola o grande, che sia solo un pensiero, un saluto o magari un rosario.

In realtà ho anche una statua della Sacra Famiglia e qualche icona, per non parlare dei libri religiosi vari sparsi per casa e dei rosari con cui mia figlia adora giocare e è da un po’ che penso di riunire tutte le varie cose in un unico “angoletto di Paradiso”: un posticino della casa dedicato solo a Dio e alla preghiera, dove chiunque può aprire la Bibbia, dove gli oggetti che sfioriamo con lo sguardo preso dalla nostra quotidianità diventano subito un appiglio, un richiamo, dove anche mia figlia può vedere i suoi genitori fermarsi o magari andare a fare un po’ di bible journaling (che fa molto più chic che dire scarabocchi a caso sulla Bibbia anche se ad un anno è più un attacco d’arte incondizionato).

Anche le cose materiali possono aiutare lo spirito. Quegli oggetti fanno entrare prepotentemente la preghiera nelle nostre giornate piene, anche quando non l’avevamo programmata!

Ecco cosa, secondo me, non deve mancare nel vostro prayer corner domestico!

1.Una poltrona

First things first: stare comodi! Certo, molti hanno la statua della Madonna su una mensola o dove c’è posto insomma, ma secondo me, avere una poltrona, un divano, un pouf, un luogo caldo e cozy (per dirlo all’americana!) dove sedersi e riposare corpo e mente rende tutto più intimo (…oltre che più comodo!). Non facciamo dell’angolino della preghiera solo un luogo di passaggio, facciamone un punto dove fermarci, dove è piacevole stare, dove c’è calore e spazio per scrivere, leggere, riunirsi e pure addormentarsi se uno vuole e la riflessione si fa davvero profonda!

How to Create Your Own Home Prayer Corner

2.L’immagine o la statua sacra

Che sia Maria, Gesù, la Sacra Famiglia, un crocefisso o un’icona poco importa. Trovate qualcosa su cui fissare lo sguardo. Aiuta a non distrarsi, ma soprattutto aiuta a creare un dialogo intimo, occhi negli occhi, cuore a cuore. E più che una noiosa preghiera, quel momento diventerà il dialogo con un amico di cui non potremo più fare a meno nelle nostre giornate.

3.La Bibbia

A volte la uso tipo sfera magica: apro a caso e vedo cosa vuole dirmi il Signore oggi. E’ divertente vedere come Lui sia sempre lì con la risposta giusta! A parte le mie pratiche divinatorie, la Parola è tutto. La Parola di Dio ha tutte le risposte che cerchiamo, può mettere a tacere dubbi, ansie e paure. Aperta a caso o intenzionalmente, sfogliata, piena di segnalibri e santini sui passi che ci piacciono di più: se cerchiamo risposte, è solo nella Sua parola che potremo trovarle. La Bibbia deve essere come il libro delle ricette: cerchiamo proprio quella che ci serve o magari quella che ci ha consigliato l’amica o il sacerdote, oppure sfogliamo alla ricerca di ispirazione. E Lui arriva sempre.

4.Candele & co.

A mio papà piaceva accendere l’incenso, ma ammetto che è un odore un po’ forte quindi via libera a Yankee candles e compagnia. La candela non è solo un simbolo di devozione e di presenza, se è profumata è anche un piacere per il corpo (un po’ come la poltrona!). Il profumo della preghiera deve accompagnarci sempre e sentirlo davvero, ogni tanto, non fa mica male!

As fotos abaixo são para os que querem arrumar um altar em casa e não sabem como fazê-lo. A primeira coisa é que não há regras. Cada fiel ...

5.Acqua Santa

Che sia in una acquasantiera appesa alla parete o in una da tavolo o dentro quelle Madonnine di plastica che ci hanno portato da Lourdes, nel vostro angoletto di Paradiso, non può mancare. L’acqua Santa deve (ri)entrare nella nostra quotidianità, come famiglia: segno della croce, benedizione della porta prima di uscire di casa, benedire le stanze ogni tanto e benedire i bimbi prima di andare a letto. Un gesto un po’ passato di moda, ma davvero bello, potente, che sa di protezione vera.

6. Scatola con libretti, santini, rosari ecc.

Chi più ne ha più ne metta, ma per non rischiare di sembrare il tavolo delle Paoline nella settimana di saldi, potete mettere tutti gli altri oggetti che usate per pregare in una bella scatola, un baule, un contenitore di legno sempre disponibile a tutti nel prayer corner. Penne, blocchetti di appunti, libro con le intenzioni di preghiera (ho visto alcuni fare addirittura delle lavagnette!), una vita dei Santi che si legge insieme ogni sera, insomma, non c’è un limite né una regola fissa!

7. Fiori

Su questo punto (come sull’Acqua Santa poi) sono molto lacunosa. Mi muoiono pure le piante grasse quindi tenere un vasetto fiorito o mettere fiori freschi è sempre un’impresa. Comunque è un’altra di quelle cose che mi piacerebbe riuscire a fare! Non c’entra con la preghiera, ma è sempre un modo di lodare e celebrare la bellezza della nostra fede. Non lasciamo che Dio diventi un suppellettile nelle nostre case e nelle nostre vite, un’immagine appesa a una parete a spolverare quando ci ricordiamo.

Annaffiamo la nostra fede, tutti i giorni, come quei fiori: avere un “angoletto di Paradiso” in casa è sicuramente il primo passo per farlo!

 

DISCLAIMER: le immagini utilizzate non sono di nostra proprietà, ma solo a scopo illustrativo. FONTE:web

Mamme da domenica

Le mamme da domenica

sono quelle che si alzano con la sveglia pensando che oggi preparano la borsa e la prole almeno mezz’ora prima della scorsa domenica, così forse questa volta, nonostante l’emergenza pannolino appena infilato il cappotto o quella del peluche che ti fa tornare indietro a cinque minuti dalla chiesa o il “mamma io pure rossetto!” che termina puntualmente con la camicia di mamma macchiata e l’outfit da rifare (come se fosse stato facile pianificarne uno!), forse, questa volta, arriveranno al suono della campanella del chierichetto o al massimo alla prima lettura.

Le mamme da domenica hanno una borsa più grande di quella che avevano per andare al liceo quando avevano 6 materie in 6 ore che contiene tutto quello che serve per far svagare senza far troppo rumore almeno 17 bambini, ma manca e mancherà sempre quell’unica cosa che serve per far giocare giusto 30 minuti (o almeno quei cinque minuti di consacrazione e silenzio totale) un solo bambino: il loro.

Le mamme da domenica fanno sempre un bel respiro profondo prima di entrare in chiesa perché in pochi luoghi come quello serve tutto il loro self control e pregano gia dal parcheggio che oggi sia una di quelle giornate buone. Si mettono in fondo, fa niente se non ci sono sedie, tanto a chi servono?!

Le mamme da domenica vorrebbero mettersi la gonna per andare a messa, ma sanno che le calze saranno smagliate dal duenne che vuole essere preso in braccio e gli attanaglia dolcemente le gambe. E poi, per stare sempre piegate a raccogliere giochi di qua e figli di la’, mettersi sedute sui gradini degli altari laterali per giocare sottovoce con chi è alto sotto il metro e di sedersi composto sulla panca non vuole saperne, il jeans è decisamente piu pratico e composto. Per non parlare della tuta, ma non cedono quasi mai alla tentazione!

Le mamme da domenica si chiedono “chi me lo fa fare?” tutte le volte che mentre credevano di potersi distrarre un attimo e ascoltare un pezzettino di predica, cosi, giusto per capire qualcosa del vangelo di oggi, quello che credevano stesse colorando l’album nuovo degli animali, sta facendo murales sulla parete di marmo e graffiti su tutti i libretti del coro. Poi incrociano lo sguardo di altre mamme come loro, alla rincorsa di qualche fuggitivo urlante e in quegli sguardi c’è tutta la comprensione silenziosa e il sollievo del “per fortuna non sono l’unica pazza!”.

Le mamme da domenica entrano e escono, poi entrano ancora e escono di nuovo, ma cercano di beccarla, la comunione, perché sanno che li c’è tutto quello che serve per cominciare una nuova settimana: tutta la pazienza di cui da sole non sono capaci, tutta la forza per fare al meglio il lavoro più difficile del mondo, quello per cui nessuna ha le istruzioni, quello per cui spesso si sentono inadeguate e un po’ perse.

Le mamme da domenica sono felici di vedere lo sguardo delle vecchiette intenerite dalle loro pesti perché sanno che quei monelli dalle guance di velluto possono far riaffiorare ricordi lontani, ma dolci, e per un attimo, anche chi è solo o preso dai suoi acciacchi torna a sorridere.

Ma soprattutto, le mamme da domenica le troverai lì ogni domenica, non solo per loro, ma soprattutto per quelli che ora sembrano piu interessati a mandare in tilt gli interruttori automatici delle candeline nella cappellina. Si, proprio per loro, quelli a cui hanno fatto una promessa a cui non possono venire meno: di crescerli nella fede. Ora e’ solo un segno di croce, un luogo dove giocare, un bacio dato a una statua, ma quella fede crescerà con loro, domenica dopo domenica. Un giorno le corse sulla navata saranno passi incerti per portare le ampolline dell’offertorio e le urla diventeranno canti o preghiere dei fedeli. Un giorno.

Oggi ci sono le mamme da domenica, quelle a volte radiose e truccate, a volte un po’ piu’ stanche e in tuta,

ma che ci sono.

Con la loro fede e quella promessa nel cuore.

Rosari da dito bellissimi e dove trovarli

Un regalo da farvi o uno da farvi fare.

Magari uno che farete voi, un giorno, a qualcuno, regalando il ricordo di una devozione e di un’ancora particolare fatta di 10 pallini, un’ancora di Salvezza di quelle vere: il vostro rosario. Oggi non vi proponiamo qualcosa che costa poco, ma qualcosa di prezioso come questa preghiera: mia mamma ha al dito quello della mamma di sua mamma, ad esempio. Non sono facili da trovare da Bijou Brigitte e compagnia: li fanno degli orefici o dei piccoli produttori e questo li rende costosi sì, ma anche speciali, perché in parte potete personalizzarli e farli davvero vostri. Quello di mia mamma è in oro, di quelli dal taglio tradizionale, grosso e a vederlo adesso davvero “antico”, ma pieno di vita, di sogni, di speranze dette sottovoce e affidate a quelle Ave Maria.

Ecco i più bei rosari gioiello da dito artigianali!

Avviso importante: la ricerca dei prodotti è stata fatta da noi liberamente, non è una sponsorizzazione per cui siamo state pagate o riceviamo alcun compenso. Solo consigli spassionati!

Partiamo da quello che ci siamo regalate io e mia sorella! Due rosari gemelli, diversi per la scelta della pietra: io, perla, lei, pietra di luna. In realtà non era un rosario all’inizio, ma un semplice anello a cui ho chiesto se si potevano aggiungere i 10 grani: et voilet! Il bello della personalizzazione, dicevo! Il Laboratorio orafo Miccini di Recanati (AN) mi ha accontentata subito ed è nato questo rosario da dito minimal, moderno e, che vi devo dire? Io adoro le perle!

rosario miccini artigianale

Mordalska è una designer di gioielli polacca e sul sito, Lookrecya Dream Jewelry, tra le varie stupende creazione c’è una pagina tutta dedicata ai rosari! Lavori davvero originali e con un gusto inconfondibile un po’ goticheggiante. Io li adoro! Eccovi il link per farvi un giro: https://www.lookrecyadreamjewelry.com/sklep/pierscionki-rozance

rosario polacco artigianale

Ora passiamo a un modello forse più simile a quello tradizionale, ma neanche troppo! L’idea del doppio anello va molto di moda, è originale e veste: uno coi grani e la croce gioiello, l’altro in accoppiata con croce semplice. L’idea la trovate su Etsy ed è di Esther Lee Jewels (https://www.etsy.com/it/shop/estherleerosary?ref=simple-shop-header-name&listing_id=675097181):

rosario doppia croce anello

Se invece volete qualcosa di davvero minimal e non vi piacciono i tradizionali “grani” a pallini, questo  modello a decagono di Magnificat Jewelry (https://www.etsy.com/it/listing/628537072/anello-rosario-decagono-iii-32?ref=shop_home_active_1) è davvero affascinante nella sua semplicità e lo vedrei bene anche al dito di un uomo:

rosario anello moderno minimal

In ultimo, un modello che ha conquistato il mio cuore se non altro per quella piccola rosa che per me è subito rosario! Lo trovate sempre su Etsy: https://www.etsy.com/uk/listing/638886408/rr2028-rose-rosary-ring-14k-18k-solid?ga_order=most_relevant&ga_search_type=all&ga_view_type=gallery&ga_search_query=18k+rosary+ring&ref=sr_gallery-1-4

I più bei rosari da dito

DISCLAIMER: le immagini utilizzate non sono di nostra proprietà ma provengono dagli shop degli orafi citati.

 

I rosari di una mamma

cose di lassùEsco di casa,

ho il maglione sporco di qualcosa che mia figlia mi ha spiaccicato addosso quando l’ho presa su dal seggiolone terminato il pranzo. Le infilo il giubbino, lei si lamenta, le si incastra il pollice non so dove, sfilo e infilo nuovamente il braccio nella manica, le metto il cappellino e la posiziono nel marsupio. Prendo le chiavi, la borsa, il mio giaccone anche se non lo metterò perché tenere mia figlia addosso mi scalda già abbastanza. Scendo le scale, piano, attenta a non inciampare perché non è come prima, ora c’è lei e faccio tutto con più lentezza, con più attenzione.

Saliamo in macchina, partiamo. “Tesoro, diciamo un rosario?” e iniziamo.

Lei ha 11 mesi, rimane lì in silenzio ad ascoltare quelle parole che si ripetono finché non si addormenta.

Le mamme rubano Ave Maria mentre guidano e i bimbi si addormentano.

La domenica in chiesa arriviamo sempre due minuti dopo l’inizio della messa. Io mi arrabbio tantissimo perché non voglio arrivare tardi ma purtroppo succede. Entriamo, ci mettiamo nelle ultime panche e se lei non dorme la teniamo in braccio a turno finché lei non inizia a lamentarsi. Vuole addormentarsi e per farlo ha bisogno della sua amata tetta. E allora la prendo in braccio e andiamo nella cappellina dove si trova, sopra ad un altare, una statua di Maria Addolorata con Gesù tra le braccia. Domenica l’ho guardata mentre stavo allattando e ho pensato a lei, a quando allattava Gesù e lo teneva tra le braccia. L’ho sentita vicina come non mai.
Lei la benedetta fra tutte le donne fu prima di tutto mamma di Gesù e poi mamma di tutti noi, piccoli figli fragili e sperduti.

A me viene da pensare al rosario come ad una giornata con mia figlia che ripete di continuo “mamma, mamma, mamma…”,

non sempre per chiedermi qualcosa. A volte lo dice e mi sorride, a volte lo dice piangendo, a volte lo dice e basta, perché è la parola più confortevole, bella e dolce che possiamo dire.

Ave Maria, Ave Maria, Ave Maria…sulle labbra di una mamma sono come rose in un giardino.
Ave Maria, ti prego aiutami ad essere paziente con chi invece me la fa perdere la pazienza.
Ave Maria, fammi pensare a te quando parlo con mia figlia, in modo che le mie parole siano sempre pulite, chiare e semplici, mai offensive, ambigue o egoiste.
Ave Maria, prendi il cuore, la mente e l’anima di questa povera mamma a volte stanca, limitata e incapace e portala tra le tue braccia a Gesù, così che possa sentirsi confortata.
Maria, prega per me peccatrice, adesso e nell’ora della mia morte. Amen.

Non siamo forse noi?

cose di lassùGiuda, sì, proprio lui, il traditore in persona.

Quello che fa l’amico, ma amico non è. Quello che “sono forse io?” quando già aveva pianificato tutto e cercava solo il momento perfetto. Quello del “chi inzuppa con me…”. Lui. Giuda. Semplice per noi che conosciamo la trama e il finale, ma mentre tutto ciò avveniva, mentre ancora gli apostoli non sapevano cosa sarebbe successo, il gelo calò nella stanza. “Qualcuno mi tradirà…”, qualcuno.

Capite che dramma: dieci e dico dieci persone prese dal panico perché non sapevano se sarebbero state loro. Solo uno, Giovanni, ebbe il coraggio di chiedere chi sarebbe stato. Su dodici solo lui era certo fin dentro le sue viscere, dal profondo del suo cuore, che non avrebbe mai potuto tradire.

E gli altri dieci allora?

Quelli che si chiedono se sarebbero stati loro: così poco si fidavano di loro stessi, o forse sono più sinceri di quanto lo siamo noi con noi stessi? Chi può dire di non aver tradito? E non solo la propria famiglia, o il proprio marito, o il fidanzato. Chi può dire di non aver mai tradito un ideale? Chi può dire di non essersi mai approfittato di una circostanza, di un’ingiustizia? Chi può dire di aver sempre lottato contro tutto e tutti anche quando era la folla quella da affrontare? Tutti noi, tutti i giorni possiamo tradire. Possiamo essere Giuda a lavoro, a casa, con i nostri amici. Nessuno di noi è senza colpa, nessuno si salva. I nostri valori, i nostri ideali: chi può dire di non aver mai perso la rotta o di aver sempre difeso la sua fede? Quante volte i nostri valori vengono infangati da tante menzogne? Quante volte anche noi facciamo difficoltà a difenderli, con le nostre anime intossicate dalle falsità del mondo?

Eppure questa storia di tradimenti, dei nostri tradimenti, non è solo disperazione e angoscia.

Perché il tradimento più grande che possiamo fare è tradire noi stessi e non essere in grado di perdonarci.

Giuda sapeva che Gesù lo avrebbe sempre amato nonostante tutto.

Eppure Giuda decide che lui non poteva più amarsi così: ci vuole tanta umiltà nell’accettare che siamo fragili che siamo creature piccole piene di desideri e di ideali molto più grandi di noi. Ci vuole coraggio per andare dal nostro fratello e dire che abbiamo sbagliato. Perché i tradimenti dei nostri amici e quelli che facciamo a noi stessi ce li leghiamo sempre al dito ricordandoli per anni. E’ bastato uno sguardo di Gesù per far capire a Pietro che lui valeva più delle sue debolezze. E noi? Siamo abbastanza umili da perdonare e perdonarci ogni volta che ci tradiamo?

In tutta questa triste storia, solo uno è il vincitore: Gesù, colui che ha deciso si trasformare l’atto più ignobile, il tradimento di un amico, in un finale di amore puro, quello vero, quello che non ha paura della morte.

Allora così le pagine più brutte della storia dell’umanità possono trasformarsi in coraggio e amore. Possono farci rifiorire quella passione e quel fuoco che da sempre Dio ci ha messo dentro per fare nella nostra vita cose grandi, accettando le nostre imperfezioni, i nostri difetti, i nostri errori. Accettando di non avere questa o quella dote che tanto avremmo voluto, accettando che il nostro sogno più grande può anche essere un cammino di croce. Accettando di farci guidare per vie che non conosciamo ed essere portati dove non vogliamo. La parola chiave di questo Vangelo che è la nostra vita di tutti i giorni è una sola: umiltà.

san giuseppe devozione

Devozioni di primavera

cose di lassùNon ti ho mai considerato troppo eppure ogni anno due date sono dedicate a te: il 19 marzo e il 1 maggio.

Sarà che i nomi laici dati alle tue ricorrenze non mi aiutano a ricordarti. Il 19 ormai è la festa del papà, ma chi piú di te è degno di esser festeggiato in quanto padre putativo di Gesú. E il 1 per tutti è la festa dei lavoratori, la festa di tutti noi che sgobbiamo da mattina a sera dimenticandoci di pregare il nostro patrono, tu per l’appunto, che hai mantenuto la tua famiglia con l’umile lavoro di falegname. Mettici anche il fatto che, diciamocelo, sei un pó il personaggio meno celebre all’interno della Sacra Famiglia. Spunti fuori puntualmente ogni Natale quando facendo il presepe inserisco tre pupetti sotto la grotta. Ma per il resto dell’anno il duo Maria-Gesù un pochino ti mettono in ombra. E anche rispetto ad altri santi ti ho sempre un pó snobbato, considerato nel mio immaginario come un uomo vecchio, mite e silente.

Mi ha sempre colpito chi è devoto a un particolare Santo. Io prego un pó chi capita, in base alla festivitá o al tipo di grazia che voglio chiedere, Santa Rita è sempre tirata in ballo per esempio, essendo la santa dei casi impossibili!

Invece durante il 2018 ti sei fatto sentire forte e chiaro. Mi hai lasciato talmente tanti segni come a dire “sono io il Santo che devi pregare”. Per dirne alcuni: due bimbi fuori dalla chiesa il giorno prima che partorissi distribuivano dei santini con una candelina: e guarda chi mi capita? Tu. Il giorno dell’epifania, quando alla fine della messa il sacerdote distribuisce il santino protettore per il nuovo anno anno, chi mi capita? Tu, ovviamente. Ma il pezzo forte ve lo devo raccontare. È marzo, un mese a caso eh (il tuo mese!). Decido con mio marito di recitare il sacro manto e che succede? Scopro di essere incinta! Tanti santi invocati per il dono di questa gravidanza e la risposta era più vicina di quanto pensassi: il papà adottivo di Gesù, colui che dopo la Madonna, è pieno di grazia, il santo dei santi perché ha avuto l’onore di tener in braccio Gesù, baciarlo, cullarlo e proteggerlo. Ho iniziato a frequentarti nella preghiera e ti ho conosciuto: sei colui che ha amato con tutto se stesso Maria e un figlio non tuo, hai protetto la Sacra famiglia, ne sei il capofamiglia, quello che la guida e sostiene. Sei stato custode e testimone di tanta bellezza, insomma altro che santo di poco rilievo.

D’ora in poi avrai sempre un posto speciale nelle mie preghiere!

Auguri allora a tutti i Giuseppe e a te, San Giuseppe sposo di Maria, padre adottivo di tutti noi.