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10 anni single (e 10 considerazioni con lieto fine)

Non sono fresca fresca di singletudine, anzi, da 10 anni a questa parte mi sono ritrovata sballottolata qua e là dalle amiche altrettanto single in cerca di un tizio che possa tolgliermi la targhetta “zitella“.
Essere single a 20 anni non è essere single a 30.
Così come essere single nel 2012 non è essere single nel 2022.
Per chi volesse fare un tuffo nel passato da “cacciatore” e chi invece fosse curioso di capire almeno un pò cosa si provi a vestire i panni di quell’unica amica single del gruppo alla soglia dei 30, ecco a voi una piccola rassegna non esaustiva.

1.Il dato di fatto: “l’universo è in espansione”.


Mentre a 18 anni era semplice capire dove fosse la cerchia di chi aveva la tua età, e per ogni teenager lo è anche di più ora, con tutto il supporto di chat e gruppi whatsapp, alla soglia dei 30 ti accorgi che il mondo ti ha già tagliato fuori. Senza più i mille gruppi “classe 4C Garibaldi” o “Danza anno 2013” e l’immancabile “Le meglio🤟🏻🥂🍾🍸” ora ti accorgi che l’universo è davvero in espansione come diceva la povera anima della prof di Fisica. Spariti, tutti, in una galassia troppo grande che ci disperde e ci fa passare il sabato sera in locali diversi ma in egual modo deserti, spingendoci poi per strane leggi universali a continuare ostinatamente a sceglierne di altri per il sabato seguente così che rimaniamo meno incrociabili di due rette parallele!

2.Vi ringrazio per essere qui,

ora per favore, signle a destra, accasati a sinistra, chi non vuole impegnarsi vada pure che qui ci incasina le file, chi ha ancora qualche seduta dalla psicologa per la storia del 1999 alle elementari finita male può sedersi, su un piede solo chi non vede l’ora di ammogliarsi perché aveva già scelto le mattonelle dell’appartamento con l’ex e c’è da pagare l’acconto, alzi la mano chi “figli numero dispari meno di tre” e chi ha le carte del divorzio pronte. Bene, dopo tutto sto casino ho bisogno di riflettere, aspettate pure qui che io vado a dormire ci vediamo sabato prossimo.

3.Poi c’è lei, l’ansia del libro di micro economia.


Cito testuali parole “statisticamente parlando se siete single a 25 anni la vostra prospettiva è tutto tranne che rosea visto che si può ragionevolmente stimare che i compagni migliori siano già stati presi e chi rimane sia lo scarto di qualcun’altro”. Ora, manco troppa ansia a pensare l’altro sesso, che magari qualcuno di decente può anche essere rimasto bloccato fino ad oggi nel camper di barbie della sorella grande o dimenticato in una di quelle tane sotterranee che se non ne avevi scavata una in giardino non eri un vero bambino anni ’90. Ma tu, tu trentenne che ti ritenevi una brava personacina a modo, sei stra-compresa in quella conta dello scarto 😳. Ma a me la matematica ha sempre fatto schifo, a voi no?

4.La bollicina d’acqua più famosa della tv lo sapeva: “Qui non c’è nessuno?”.


E no cara mia, nel 2022 non c’è propio nessuno. Bar con plexiglas, discoteche chiuse (che poi pure lì non era tutto sto romnticismo eh), mascherine che creano aspettative irraggiungibili, serate saltate che lui è positivo e l’altro in isolamento da contatto, se esci con qualcuno meglio che sia “vax-o-non” basta sia come te sennò vi accoltellate con il cuchiaio del caffè, e al di là dell’ironia sono già due anni così e qui si incontra gente nuova solo alla fila per il vaccino!

5.Una gioia! No davvero: una gioia!

Piccola postilla all’avvicinarsi dei 30: i parenti iniziano a tacere le battutine. Certo ce lo aspetteremmo da tutti. Tutti tranne i miei, che anche se per vederci devi esserti stuprato il naso con qualcosa che vagamente è un cotton-fioc ma in realtà ti trapana il cervello così non ci pensi più a tutto ‘sto delirio, dopo mesi che non si sa più se rivederai mai la cara vecchia bustarella di consolazione alla fine di pranzi-cene interminabili, se ne escono con: “Ehi guarda che è nato Albenzio desso a tavola siamo 13, tu laggiù che fai finta di niente, vedi di mettere la testa a posto e darti una mossa a trovare qualcuno che non mi piace sto numero eh!”. Che lì lì ho sorriso ma spero vivamente che la mia “ma che problema c’è te famo fori e tornamo 12” non sia trapelata dal sopracciglio alzato tipo “ma ce l’hai con me?”.

6.L’oblio della rassegnazione.

No, non è che adesso ci spariamo margaritas piangendo della nostra amara sorte e zippandoci in tubini da rivestimento di salsicce del macellaio per riprenderci gli anni perduti.
Però una sincera analisi oggettiva dei fatti sì, che è inutile nasconderlo: single a 20 hai tutto il mondo davanti, single a 30 hai la maturità per accettare che per quanto la cosa ti vada stretta, per il momento è andata così. E che magari anche per il futuro sarà così. Che sì “ti senti pronta a cambiare vita, a cambiare casa, spesa e conti a fine mese, casa al mare, figlio & cane” ma no, non è così per te, almeno come “coppia”, almeno per ora. O forse per sempre.

7.Il cagnetto da passeggiata.

Se per Adamo Dio ha inventato Eva, per i single ha inventato il chihuahua. O il golden retriever, o il beagle, o il boxer. Isomma, quello che vi piace a voi, purché sia peloso con due orecchie e una coda e debba essere portato al guinzaglio per il suo benessere. Perché alla soglia dei 30 posso confermare che la cerchia di amici di 15 persone rosicherà il lastrico lasciandone 4 al massimo che di solito sono 2 per poi affrontare l’ennesima soliturdine del sabato sera. Che almeno se hai un cane, non è che lo porti fuori per non sentire i tuoi che “non esci, come mai? Dai vatti a divertire!”, no, tu lo guinzagli perché è tuo dovere prendertene cura. E quando andrai a prenderti un thè caldo mentre passeggi da sola, il sabato sera, in tuta, nessuno fisserà con aria stupita o chiedendosi quanto deve essere patetica la tua vita. E ve lo dico per esperienza, senza bisogna proprio essere creativa (n.b. la creatività aumenta inversionalmente al numero dei cittadini del comune in cui si abita).

8.Tutte quelle cose che additavi a 18 anni schifata o giudicavi con altezzosità sprezzante e ignara della sorte che ti sarebbe capitata, ora te le ritrovi tra capo e collo senza via di fuga.

Sì, parlo dei “solo travel”, dei localini “latino-americani”, della passeggiata con un libro e del cinema “biglietto per uno”. Alla mia veneranda età non mi sognerei neanche di giudicarle più queste cose, è che, senza vergogna e senza nasconderci dietro ad un dito, la verità è che agli occhi di un 17enne rientri nel gruppo dei “che pena spero di non diventare così”. E certo, lo speravamo tutti. Ma oramai sei grande abbastanza per risolverla con una di queste due scelte: fregartene o cambiare idea. Esempio, io non ho cambiato idea ma me ne frego: si fa quel che passa il convento baby! 😜

9.Una delle cose più divertenti della singletudine a 30 è che incontri i 18 enni negli stessi locali e c’è un cambiamento generazionale da paura!

Ed è fantastico così! Della serie che mentre in discoteca l’assenza di luci poteva pure fare la sua parte, qui sei in balia della realtà tra quello che va di moda adesso e quello che piace a te (catapultato direttamente da un video di Britney o di Nelly Furtado). Io ad esempio adoro gli ombretti colorati e già mi autosqualifico da sola visto che matita nera – eyeliner nero – kajal nero – mascara nero è la nuova discriminante tra gli anni 90 ed il presente.
Ed io, sprezzante dell’austera modernità, mi piazzo proprio male.

10.La serenità.

Sì, starete dicendo: “Ma come?Hai fatto tutti sti punti per lamentatte, tirà fuori il peggio e dì che te fai pena da sola, adesso te ne scappi fuori con la chiusura alla Confucio?”. Sì belli miei, a 30 anni la singletudine deve essere serena. E dico deve perché è un impegno, è un obiettivo che ti imponi, costa fatica, è un esercizio di precarietà che scalfisce ogni ambito della vita (dalla scelta dei vestiti, a quella del rossetto o della vacanza con quelle due amiche che sono rimaste). E non è una meta semplice da raggiungere, non è qualcosa che se ci arrivi poi è assodato e puoi metterla nel curriculum: è qualcosa che ricerchi ogni giorno, che fa male all’improvviso e ti richiede attenzioni che non puoi negarti, qualcosa che deve progredire, crescere insieme a te. Qualcosa che ti farà provare degli stati emotivi mai provati prima, che metterà in discussione il tuo modo di approcciare il mondo, e inficierà anche molti momenti della vita, già complicati di per sé.
E sembra orribile, e a volte lo è, ma solo se decidi di combatterlo, invece che accoglierlo. E non accoglierlo come la cacca di piccione su un vetro che non vedi l’ora di lavare via arrivata a casa (perché è ovvio che non c’è mai l’acqua nel tergicristalli quando serve!).
Ma accoglierlo come una ferita: fa male, fa schifo, ci vogliono attenzioni, lascia il segno.
Eppure vi prometto che esiste la serenità, che se questa ferita la curate, se vi accudite, farà meno male, e magari poi sarà solo un ricordo, anche se ci sarà sempre.
Perché confodiamo nel nostro immaginario l’idea di una persona serena con un sacco di altri stati d’animo come la fotografia di uno allegro, gioioso, appagato e soddisfatto. No. Serenità dal dizionario suona più o meno così: assenza di turbamento, interpretabile come pacata o rassegnata tranquillità, distaccata obiettività.
Perché in primis c’è l’accettazione, l’ovvio, la realtà: sì, sono sigle, sì non avrei mai voluto esserlo, sì ho pregato per non ritrovarmi così a 30 anni (premonizione alle medie, mah!). E in questo sguardo sincero alla realtà, usare la stessa oggettività nel guardarci dentro: ho paura, non lo volevo, ma sono sempre io, fantasticamente me stesso, nonostante la batosta di questa vita che non ho deciso da me.

Perché parliamoci chiaro “single per scelta” ma cosa vuole dire?

Che hai paura dell’amore e per te va bene così, ti accechi per non vedere più nessuno?Che visto che dici di averlo scelto allora è più figo e questo fa di te una persona realizzata perché “l’ho deciso eh, che credi che sono così sfigato”?(si dice ancora sfigato?). Che anche ti piazzassi lì il tuo attore o personaggio letterario preferito tu diresti “Alt, io ho scelto!”? Non credo alla singletudine per scelta. Decidere di lasciarsi in una relazione non fa di te una che ha “scelto”, ma una che non ha trovato quello giusto, come del resto tutti quelli che sono single. Esattamente come non credo al matrimonio “per scelta”. Se ti sei sposato è perché hai trovato qualcuno che ha voluto amarti, che ha voluto ricambiarti in un sentimento incondizionato e inevitabile. E se pensi che questo privilegio è una scelta, che in qualche modo te lo sia guadagnato perché hai fatto i compiti a casa, perché hai pregato, hai digiunato, l’hai chiesto a Dio o te lo sei trovato in parrocchia, in realtà non hai scelto. L’amore vi è stato donato. Puoi sceglierti di sposarti senza amore, questo sì, ma è un’altra storia. Quindi almeno ora, alla soglia dei 30, siamo coerenti almeno con noi stessi: le scelte non si fanno a monte, come partito preso, ma sono un cammino.
Poi, dopo l’accettazione c’è l’azione: posso fare qualcosa per non essere single?
Certo che sì, e ti dirò di più, devi fare, devi continuare a “camminare” e darti nuove possibilità. Ma non trasformandolo una caccia alla volpe, tenendo presente di una componente fuori dalla tua portata: amarsi è un dono.
Per quanto vogliamo disperatamente acchiapparlo, ansiosamente acciuffarlo, irragionevolmente costringerci a trovarlo, è e sarà sempre un dono. È giusto prepararci ed essere all’altezza del nostro desiderio, ma è follia pura trasformarlo nell’anello mancante della nostra vita. Perché ciò che rende stupendo e così dannatamente desiderabile l’amore è la sua natura indomabile e libera.

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