Abbraccialo quel piccolo pezzetto di Paradiso – storie di mamme

Ormai ci sono abituata a ricevere sguardi tra l’allibito e il sorpreso quando giro con mio figlio in fascia. Quello a cui non mi abituerò mai è il motivo per cui mi guardano strano: pensano che un bambino, non più neonato, non dovrebbe star così attaccato alla mamma. Forse alcuni si chiederanno pure se non abbia i soldi per comprarmi un passeggino!

E mi chiedo, perché questa difficoltà ad abbracciarlo, a tenerlo stretto a te? Spesso sento dire dalle stesse mamme (e non diamo la colpa sempre e solo alle nonne!), che non bisogna dar al bambino il vizio delle braccia. Che deve imparare a dormire tutta la notte da solo nella propria culla (a quattro mesi eh, non a quattro anni). Che deve piangere per farsi i polmoni. Che non si deve accorrere a ogni minimo richiamo altrimenti il pupo si vizia. Che si deve auto consolare con il ciuccio. Che allo scoccare dei sei mesi, neanche fosse un orologio svizzero, deve mangiare tonnellate di pappe e frullati con la stessa voracità di un adulto e smettere immediatamente di ciucciare (non sia mai che una pensi di allattare oltre l’anno!).

Ma che credi che rimarrà piccolo per sempre?

O che vorrà starti attaccato per l’eternità? Non farai in tempo a schioccare le dita che già ti chiederà la paghetta per andare al cinema a vedere un film con gli amici. Quando sarà cresciuto sarai tu a elemosinare la sua attenzione e il suo affetto. Goditelo allora il qui ed ora, il più che puoi, ora che è piccolo, che è incondizionatamente innamorato di te, ora che ha bisogno delle tue  braccia perché necessita di contatto.

Ho letto che i genitori che fanno fatica ad abbracciare i propri figli è perché a loro volta sono stati continuamente scaricati. E credo che sia proprio così. La maggior parte delle mamme come me sono cresciute contenute da box, passeggini, girelli, seggioloni insomma da tutto e di più tranne che dalle braccia della mamma.  Quelle braccia che sono l’unica cosa che potrà davvero consolarli, calmarli e col tempo renderli sicuri ed indipendenti…altro che passeggino!

Amalo questo figlio a 360 gradi, non poco alla volta.

Non aver paura di dimostrare affetto. Tanto riceverà da te e tanto più sarà in grado di esprimerne da adulto, tanto più sarà affettuoso e capace di esprimere i propri sentimenti.

E se decine e decine di studi in merito non ti convincono (è dimostrata la correlazione tra la presenza di una base sicura e affettiva e una maggiore indipendenza del bambino da adulto. Al contrario di quanto si pensi, crescere un bambino ad alto contatto lo rende più forte e sicuro e non viziato) vedi la cosa dal punto di vista soprannaturale.

Prenditi del tempo, la casa può aspettare, il disordine non fugge, tranquilla, siediti sul divano con il tuo pargolo tra le braccia e contempla un pezzo di Paradiso qui sulla terra. Ammira il suo volto, le sue manine perfette e perditi in quello sguardo innocente. In quel corpicino di pochi chilogrammi trovi tutta la purezza di questo mondo.

E’ senza ombra di dubbio l’essere più puro che vive nella tua casa, quello più vicino agli angeli e a Dio. E mentre allatti o mentre lo guardi dormire facci scappare un Rosario, magari una bella meditazione sui misteri della gioia.  Abbraccialo. Tienilo stretto al tuo petto, annusa il suo odore, quel profumo meraviglioso che sa già di Paradiso.

Tutto il resto può aspettare, tuo figlio no.

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