C’è sempre qualcosa di meno logoro da guardare.

Di certo, la felpa del viaggio in California di 10 anni fa con cui faccio le pulizie, vado a passeggiare, a fare la spesa, al parco, a ritirare i figli a scuola è parecchio logora e quando ci poso lo sguardo, non posso non desiderare ardentemente che fosse come quando era di un bel blu acceso e la stampa non screpolata.

Come un vestito usato, a chi non fa piacere posare gli occhi su qualcosa di meno logoro?

Se la mettiamo così anche per le relazioni, ci sarà  sempre qualcosa (o qualcuno) di meno logoro da guardare.

Perché quando porti la stessa felpa da anni, l’hai passata cento volte in asciugatrice, l’hai per sbaglio lavata coi rossi quelle quattro volte, e continui a buttarla sulla sedia senza nemmeno farci caso.
Quando la macchia di vino non se ne va e un pochino si vede.
Quando il cotone comincia a fare quei fastidiosi “pallini”, che non so quale sia il termine professionale usato dalla lavanderia in questi casi, ma ci siamo capite.
Insomma, quando la tua felpa preferita, ahimè, si logora, quando quella che era la tua relazione preferita, dopo averla vista tutti i giorni, averci investito tempo, litigate, dolori e gioie, davvero sembra troppo usata e malmessa da farti venire voglia di andarne a cercare una più nuova, ricorda che, non sai manco tu perché, quella felpa, che è anche diventata la tua irrinunciabile e preferita dell’armadio, lo è diventata proprio grazie al suo logorarsi, forse.

Se anche proverai a relegarla nell’armadio promettendo a te stessa che non la metterai mai più, ti troverai a tirarla fuori di nuovo.

Perché le cose logore, sono quelle che ci hanno visto viverle.

Se anche la sensazione di guadare o toccare qualcuno di nuovo è inebriante, è anche vero che questo, non ci preserva del logorio.

Leggendo su una rivista femminile la storia di due coniugi (coniugi, da 12 anni, a quanto ho letto) che vivono in case separate per non “logorare” il loro rapporto, che poi è  inevitabilmente sfociato in una liberissima e consensuale relazione aperta (perché, appunto, c’è sempre qualcosa di meno logoro da guardare, anche nel meno logoro dei rapporti), ho guardato al mio matrimonio.

Ho pensato che si, siamo davvero logori, noi, dopo 20 anni di relazione, ma lui, nonostante tutto è ancora la mia felpa preferita.

E non perché  abbiamo preservato il nostro rapporto dalla bruttezza dei nostri momenti peggiori, dalla routine, ma perché questo perdere pezzi di me, rattoppare il nostro rapporto, usarlo, metterlo e rimetterlo in quella quotidianità che tanto ci spaventa, mostrarci con la tuta e i capelli sfatti (mica sempre eh), significa davvero prendere coscienza di quello che noi siamo, perché  nella relazione è l’altro che ci restituisce l’immagine più  vera di noi stessi.

È un privilegio enorme.

Una ricchezza immensa.

Altrimenti resteremo sempre e per sempre focalizzati solo su noi stessi, sui nostri calici di vino in solitaria e le nostre separate serate-film, che abbiamo scelto e che piacciono a noi e noi solo.

Finiremo inevitabilmente per cercare qualcosa o qualcuno di altro
comunque, perché da quello sguardo che ci logora non possiamo prescindere per guardare noi stessi.

Allora forse, non è l’usato, il problema.

Non è preservare una relazione a cui teniamo, il problema, ma avere coraggio di guardare noi stessi.

Altrimenti finiremo la nostra vita come quei vestiti nuovi con l’etichetta che abbiamo comprato e mai messo.

Senza davvero sapere quali avventure potevamo vivere, quante cose di noi potevamo scoprire, anche attraverso uno sguardo che fa male, che ci interroga.

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