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IACULUM QUARESIMA #1 freccia “in alto la croce”

in alto la croce

Qual è l’ultima cosa che vorresti vedere prima di chiudere gli occhi per sempre?
Quella su cui vorresti fissare lo sguardo per non avere paura?

Giovanna non aveva dubbi.

Quanto devi amarla quella croce per preferirla allo sguardo di una persona cara, a un marito, una figlia, una mamma.

E mi sembra di essere ancora così lontana da quelle parole del Vangelo:
“Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; 
chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 
chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me”.

Eppure, mettere in alto quella croce non significa dare un posto meno riconoscente agli altri.
Anzi.
Significa illuminare anche i nostri rapporti con la luce che emana quella croce.
Significa scegliere di far silenzio invece di ribattere e avere la ragione, significa lasciar perdere una diceria,
significa liberare le persone dalle nostre aspettative, dalle nostre insicurezze e paure che le vorrebbero a nostra disposizione, come lo diciamo noi, nel modo che riteniamo giusto secondo noi.

Mettere in alto la croce significa abbracciarla ogni giorno un pò, fare ciò che non ci riesce così naturale spesso e scegliere la strada in salita del Golgota.

Morire a noi stessi per mettere davvero al centro gli altri e sopra ad ogni cosa, una luce persino più forte di quella delle fiamme a mostrarci la via.
È come se stando con gli occhi nei Suoi, in cui si riflettono, da quella croce, tutto il bello e il brutto dell’umanità, riuscissimo anche noi ad avere uno sguardo nuovo sull’altro: a perdonare chi ci crocifigge, ad amare in modo così libero e totale le persone care, tanto da dire quello che Gesù ha detto a Maria, “donna ecco tuo figlio”.
Mentre spesso siamo troppo egoisti anche per pensare che gli altri possano essere felici senza di noi o come diremmo noi.

Allora nel fuoco dell’egoismo che tutto consuma, 
della cattiveria che divampa gratuita,
del giudizio che arde nei nostri cuori,
dell’incomprensione che brucia,
della vendetta che lascia nel cuore solo cenere,
del possesso stringente,
teniamo “alta la croce, in modo che possa vederla attraverso le fiamme”
e uscirne indenne, come Giovanna.

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