Chiacchiere di fashion, trucco e parrucco!

Fashion da convento

Non ho avuto la chiamata alla vita monastica, ma in ogni caso, la scelta dell’abito sarebbe stata in parte basata proprio sull’abito (e da qui si capisce la mia profonda superficialità e perché, appunto, suora non sono!).

Comunque, ci sono abiti da suora che mi fanno proprio girare la testa quando le incontro per strada. Abiti che preferisco ad altri. Che mi fanno credere che sì, anche le sorelle, hanno il loro lato fashion!

E voi, se vi foste fatte suore per l’abito, tra tutti i miei preferiti che vi elencherò qui sotto, quale avreste scelto?

O ne avete qualcuno che non conosco da farmi scoprire?

Senza contare che le spiegazioni dietro a colori e finiture varie sono sempre bellissime nei loro significati!

1.Suore adoratrici del cuore regale di Gesù sommo sacerdote

Classico, ma con un mix di colori che incanta. Lunga cappa azzurra (…con cappuccio! E già solo con questo mi compri!) su abito nero in pan dan col velo. Tutto spezzato dal sotto velo bianco.

Tra l’altro, parlando di cose serie, questo ordine è devoto alla liturgia in latino e pare che la cosa stia affascinando moltissime giovani vocazioni. E tra l’altro, la loro missione è pregare per la santificazione dei sacerdoti (da cui, credo, derivi il nome): tanto di cappello (o velo!), sistas!

2.Suore serve dello Spirito Santo dell’adorazione perpetua

E va beh. Queste davvero sono difficili da battere per chi ha una pink addiction come la mia.

Abito rosa. Rosa. Ro-sa. Insomma. Hanno l’abito rosa!

A questa tunica è corredato cingolo, velo e scapolare bianco (per lo meno nella versione claustrale ancora in uso).

La loro è una vita contemplativa, basata sull’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento. Rosa sì, ma toste!

3.Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia

Se degli abiti religiosi vi hanno sempre affascinato le cappe, i veli e i mantelli, devo dire che loro, hanno portato la cosa al “next level”. Hanno questo velo nero classico,  ma è il “sotto velo” rigido arricciato ai lati che adoro.

Sembra un cappello parigino, uno di quelli un po’ eccentrici pensati da qualche stilista di alta moda per dare un tocco charmant a un abito praticamente normale e austero.

E poi, hanno pure la mantellina che fa tanto bon ton!

Questo ordine come suggerisce il nome è dedito alla diffusione della divina Misericordia nel mondo e infatti è lo stesso di cui faceva parte Suor Faustina Kowalska.

4.Suore Missionarie della Divina Rivelazione

Suore green? Bio-suore? Suore vegane? O forse…le suore di Greta Tunberg?

Niente di tutto questo! Il verde del loro abito rimanda al manto della Vergine della Rivelazione apparsa a Roma alla Grotta delle Tre Fontane il 12 aprile 1947, vicino al luogo dove fu decapitato San Paolo.

Un ordine giovane (di fondazione). Talmente giovane che non potevano scegliere un colore più di moda di questi tempi! Comunque il verde non è il mio colore, ma magari a qualcuna piace!

5.Ordine del Santissimo Salvatore di Santa Brigida

Lo so, il rosa mi aveva quasi stregata, ma no, sono loro le mie preferite. Sarà la mia indole nordica, ma questo è in assoluto l’abito che avrebbe potuto farmi entrare in convento!

Austero, minimal, senza fronzoli,Q direte voi. Ma quello che adoro in questo look è tutto in quel copricapo che incornicia il velo e ha il sapore di un’altra epoca.

In realtà ha un significato preciso: rimanda alla corona di spine di Gesù e forma una croce al centro. I punti di intersezione marcati da pietre rosse sono le cinque piaghe.

Quindi, se mai mi cercaste in un convento, sono in Svezia con le sorelle!

5.Flammae Cordis suore oratoriane di San Filippo Neri

A parte che qui, oltre all’abito, è il nome stesso che mi piace. Queste ragazze sono “tutte un fuoco”…per il Signore! E attente: loro vogliono infiammare tutti di questo amore!

Se siete tipe da Red Valentino, da total red spezzato solo dal velo bianco e da quel colletto stile camicia, questo abito sarebbe stata, di sicuro, la vostra scelta. Ovviamente, neache a dirlo, simbolo del fuoco!

Senza contare che il modello lungo avvitato è un classico senza tempo. Lo metterei anche io per andare a lavoro quel taglio! E infatti loro, pur vivendo una vita consacrata e comunitaria, sono proprio nel mondo, nel senso che svolgono la loro missione di evangelizzazione proprio nel loro posto di lavoro: medico, impiegato, avvocato ecc.

 

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5 buoni motivi per guardare SUITS

Accendere la televisione è come passeggiare in trincea,

non sai quando e dove, ma sicuramente ti spareranno. Tutto è ideologizzato, tutto è costruito affinché menti ingenue si lascino incantare dal sentimentalismo più bieco e inizino a pensare che tutto sommato, perché no, se lei si è innamorata di un procione, perché mai non potrebbe sposarlo e lasciargli la sua eredità? In fondo, su dai, love is love…

Ecco che arrivi tu, che hai il radar e alla prima contraddizione rispetto a quelli che sono i tuoi valori spegni perché non sopporti proprio aumentare il pubblico di quel vile programma raccatta pecore.

Ed è proprio qui che ti rendi conto che se tieni l’asticella così alta probabilmente non guarderai più nulla su uno schermo, a parte i filmini dei matrimoni.

E fu così che un giorno ti imbatti in Suits, serie tv americana, precisamente un legal drama:

inizi la prima puntata e in men che non si dica ti ritrovi ad aver visto tutte le 9 stagioni. Una delle protagoniste poi è la nostra Meghan, duchessa di Sussex, che ha recitato nella serie fino alla settima stagione, dopodiché si è sposata col principe Henry e ha chiuso la sua carriera da attrice e ha iniziato a metter su famiglia. Brava Meg!

Beh ma che c’entra tutto questo con noi?

Il fatto è che ho riflettuto molto prima di scrivere questo articolo, che ovviamente non vuole trovare a tutti i costi del buono laddove non c’è solo per giustificarsi con la propria coscienza, ma per una volta vuole guardare non oltre le intenzioni dell’autore ma attraverso ciò che si vede.

Ecco di seguito 5 motivi per cui vale la pena dare una chance a Suits e sedersi comodi sul divano a guardarlo:

1.Iniziamo con quello che sempre mi colpisce di più (in negativo, si intende): l’uso eccessivo e sfrontato del nudo e del sesso in ogni film o serie televisiva. Nel nostro caso, in tutte e 9 le stagioni vi è soltanto una scena esplicita, il che è come dire ha ucciso solo una volta ma poi non lo ha fatto più. Tuttavia è un aspetto alquanto singolare che il sesso non sia al centro di ogni episodio, cosa che invece accade nella quasi totalità delle produzioni cinematografiche e televisive di successo.

2.Il valore morale della fedeltà è tenuto fortemente in considerazione da tutti i personaggi, e laddove si verificano dei tradimenti il personaggio si pente, chiede perdono e accetta le conseguenze; inoltre non vi sono triangoli amorosi che tanto infiammano l’attenzione, l’amore è nella coppia.

3.Il rapporto più bello, vero, intenso non è quello tra il belloccio e la bellona di turno, bensì tra i due protagonisti maschi. No, non pensate a quello che so che state pensando. Mike e Harvey sono legati da una bellissima amicizia, direi unica nel suo genere, e molto simile a quello che c’è tra due fratelli. Poi sì, certo, c’è anche la love story tra il bello e la bella, ci mancherebbe, sennò che lo guardiamo a fare?!

4.Non vengono portate avanti battaglie ideologiche di nessun tipo, né tra le righe né esplicitamente, non vi sono lobby che sventolano bandiere di nessun colore, nessun arcobaleno manco all’orizzonte. Non vi sono allusioni politiche, partitiche, nulla. Sembra quasi che l’autore abbia voluto distaccarsi, o meglio elevarsi, dal resto del “seriame”, e questo ci piace davvero molto!

5.Infine, in questa serie i buoni sono i vincitori e i cattivi sono i perdenti. Mi spiego: date un’occhiata in giro e vedrete un dilagare di film, serie televisive e anche programmi per bambini e ragazzini dove si tende a voler portare il pubblico a simpatizzare e tifare per il cattivo, che non è alla fine un cattivo “buono”, no no, è un vero cattivo. Esempio per eccellenza è “Narcos”, dove ad un certo punto tra un omicidio e l’altro finisce che tifi per Pablo, perché diciamocelo, ha fatto del bene a così tanta gente! Suits riporta tutto su un ordine di normalità ed equilibrio, i buoni fanno cose buone e giuste, e se sbagliano lo riconoscono, si pentono e pagano. I cattivi sono i nemici, non sono affascinanti né vincenti, sono cattivi e basta.

A questo punto non resta che dire buona visione, suitors!

 

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cose da avere nella borsetta

Borsetta perfetta! – sicura di avere proprio il necessario?

Qui non parliamo delle classiche cose che potete trovare in una borsa da donna tra cui assorbenti, gomme, fazzoletti e penna.

Ah, e gli scontrini e un quintale di cartacce.

Qui è una sfida alla sopravvivenza che Mary Poppins, scansate!
La nuova guida 2.0 su cosa non può mai mancare nella borsa di una donna.

1.Ricordare sempre che il deodorante non è fatto per stare appoggiato in una mensola del bagno.

2.Quel paio di orecchini che ci dice sempre con tutto, infilateli nella tasca della borsa, quella infima che
resta sempre mezza vuota, con la zip incerta nel lato interno, sempre piena di molliche di qualcosa che non avete mangiato o non vi ricordate quando almeno.

3.Quel minuscolo campioncino di fondotinta o BB cream da 3 mml che non userete mai, quello che vi ha dato la tizia della profumeria quando avete comprato il bagnoschiuma per quel compleanno, ecco, quello che ora vi sembra superfluo, lasciatelo in borsa per le
emergenze di trucco alla Moira Orfei con un quintale di fondotinta.

4.Ricordatevi del colluttorio nella boccetta formato bagaglio a mano dell’aereo o anche le mentine o lo spray per l’alitosi, insomma, qualcosa da usare solo nelle emergenze baci&cipolla. Se riuscite a mettere pure quei mini spazzolini e dentifrici da viaggio vi assicuro che in certi momenti, i meno probabili, li potreste rimpiangere.

5.Contate che già sappiamo tutte che nella tasca segreta (quella degli orecchini sopra) ci stanno anche gli assorbenti, ma avete mai pensato di metterci anche una lametta per i peli fuori controllo? Direi che, a questo punto, l’abbiamo riempita bene bene questa taschina.

6.Spille da balia, sì, proprio loro: vi dico solo che una volta in mezzo al corso la zip laterale dei miei pantaloni ha fatto “zzzac!”.

7.Ago e filo, ma qui solo per livello master!

8.Forbicine mini (me neanche troppo): sempre e comunque.

9.Campioncino del vostro profumo preferito: ecco cosa chiedere alla tizia della profumeria invece del solito “fai tu, quello che vuoi” (“…tanto butto tutto” è il sottotitolo!). Lasciare la scia è una cosa seria: facciamo che non sia olezzo di cipolle e kebabbaro!

Comunque è tutto riassumibile nella citazione della mia bisnonna che a casa nostra è ancora un must:
“per uscire di casa non ci vogliono la borsa e manco i soldi, basta la corona e il fazzoletto.”

cena senza forno idee e ricette

Ricette desperate: agosto, forno mio non ti conosco!

fai-da-meAlle casalinghe disperate come me,

quelle che non sono nate casalinghe dentro, ma ci provano con tutte le loro forze, per capirci, piacciono un sacco gli sport estremi. E non non parlo di cercare di togliere le ragnatele dagli spigoli di un soffitto di tre metri facendo l’acrobata sopra una sedia in barba alle elementari misure di sicurezza e leggi gravitazionali, parlo del triatlon dello smonta le tende, 2 per volta, lavale e al bip dello sportello appendile subito, così non devi stirare, anche se alla terza coppia di tende forse l’esaurimento nervoso è più vicino. Parlo della maratona per svuotare il congelatore scoprendo una quantità di sughi e avanzi congelati che neanche ti stessi preparando al coprifuoco nucleare da guerra fredda (che poi, alcune di quelle vaschette, risalgono per davvero alla guerra fredda). Che dire della prova di resistenza del friggere le melanzane per la parmigiana da portare al mare il 15 agosto come fanno tutte quelle brave cuoche, tra cui mia mamma, che organizzano un pranzo di tre primi, due secondi e un assaggio di dolci nel Gio-style? Lato Positivo: si suda e si dimagrisce che avoglia a fare fanghi d’alga Guam (…almeno finché non te le mangi, le melanzane).

Anche accendere il forno è una di quelle prove di coraggio a cui ci sottoponiamo quando, prese dall’euforia delle ferie, cuciniamo quel dolce buonissimo che l’amica ci ha dato la ricetta una vita fa, ma noi solo oggi, con 30 gradi all’ombra, abbiamo il tempo di fare.

Sport estremi appunto. O pazzia che avanza.

In ogni caso, se da brave donnette di casa volete organizzare una cena speciale perché avete ospiti o solo perché avete voglia e un po’ di sano orgoglio casalingo, non c’è bisogno di sudare tra forno e friggitrice: la cena che lascerà tutti a bocca aperta è fredda e chic. E no, non vi proponiamo l’ennesima pasta fredda, questa è una promessa!

1.Tartina salmonata

Prendete una bella busta di crostini croccanti (tipo a me piacciono quelli Buitoni, ma anche i Granetti si prestano), stendete un filo di Philadelphia, un pezzo di salmone affumicato, una fettina di avocado (già quando dici “avocado” ti immagini con la piega perfetta di Csaba Dalla Zorza e si materializza una gonna a pieghe in raso) e mezza fettina sottile di lime (non facciamo le solite che lo tagliano a spicchi di 4: fettina sottile, dice Csaba, altrimenti niente gonna in raso per voi). Chic, veloce e la parte che fa sudare di più è cercare l’avocado della giusta maurazione, giusto perché tocca mettersi quegli odiosi guanti di plastica dell’ortofrutta.

2.Cheesecake salata al tonno

Qui puntiamo sull’effetto WOW: non la solita e ormai conosciuta (ma sempre buonissima) cheesecake dolce. Questa è salata! WOW, appunto! E come tutte le cheesecake l’ingrediente fondamentale è il frigo.

Sbriciolate 200 gr di Ritz o cracker e mescolateli con 60 gr di burro. fate la base della torta compattandoli bene sul fondo della teglia. Mettete in frigo. Mescolate 100 gr di mascarpone a 150 gr di Philadelphia e aggiungete una vaschetta piccola di tonno passato al mini pimmer e qualche cappero se vi piace. Aggiustate di sale. Mettete questa crema sopra la base di Ritz. Lasciate in frigo fin quando dovrete servire (oppure congelate per un’emergenza o se volete farlo prima, quando avete tempo!). Decorate con pomodorini, mais, filetti di acciughe, prezzemolo e tonno scottato in padella, un filo di olio e glassa di aceto balsamico (se il tonno è fresco è meglio, altrimenti anche il tonno nella scatolina va bene. Non vi giudicherò!).

3.Carpaccio esotico

Ghiacciate dei cubetti di latte zuccherato nel congelatore negli stampi dei ghiaccioli (tipo almeno due giorni prima). Prendete un mixer, la farina di cocco e i cubetti di latte che avete messo a congelare. Mixate tutto fino a ottenere una specie di frozè, con grana non troppo fina, altrimenti il latte congelato ritorna acqua! Rimettete in congelatore. Quando è il momento di servire tagliate l’ananas a fette sottili. Ma sottili eh! Come per il lime sopra. Togliete poco prima il frozè dal congelatore (si scioglie velocemente quindi fatelo davvero 2 minuti prima di servire) e accompagnate al carpaccio di ananas. Al primo cucchiaio siete su una spiaggia di Santo Domingo! Giuro!

 

 

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Discorsi da bidet – igiene e altre abitudini intime

Non ho mai dato troppa importanza all’igiene intima. Non nel senso che non mi lavo, eh! Nel senso che di solito ho sempre arraffato il primo sapone che capitava, fosse pure quello dei piatti per intenderci, ma finisce che la sensazione laggiù è davvero quella di una spugna per piatti (no, non la Spontex gialla e verde. La spugnetta di ferro.).

Oggi, parliamo con l’ostetrica Rachele Sagramoso di quella che è sì una abitudine (spero per tutte!), ma che forse potremmo migliorare per il nostro benessere e sfatare anche qualche dubbio cosmico e credenza diffusa.

1.Quante volte al giorno è bene lavare le parti intime? C’è il rischio di lavarsi troppo e indurre fastidi come prurito o secchezza?

Dipende dall’età e dal proprio stato. Se la donna è in età fertile e non ha il ciclo mestruale né è in gravidanza, il lavaggio basta dopo le funzioni intestinali e la sera, come normale igiene (se si è abituate al lavarsi anche la mattina, basta fare attenzione e prendere nota del muco vaginale per comprendere la fase del ciclo uterino nella quale ci si trova). I saponi dovrebbero essere neutri e non aggressivi (per gli ingredienti è possibile visionare il Biodizionario). Durante il ciclo mestruale basta una normale igiene non aggressiva. In gravidanza suggerisco, ogni tanto, l’uso del bicarbonato: la mancanza di ciclo mestruale potrebbe portare all’aumento di fastidi locali.

Ovviamente saponi troppo aggressivi possono seccare la pelle o dare allergia.

Tutte le ostetriche che sono disponibili nei consultori sono formate a rispondere a queste e altre domande in modo acconcio. Nel momento in cui vi sono perdite o sintomatologie locali, è importante una visita e un colloquio con un tampone vaginale.

2.Come possiamo scegliere un buon sapone tra tutti quelli in commercio? Dipende da qualche caratteristica personale? (… o posso anche continuare a scegliere solo in base al profumo, come faccio di solito?!)

Io sono tendente a suggerire prodotti con un buon INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Ci sono siti che insegnano a comporre da soli il proprio detergente, magari con l’olio essenziale che più si confà al nostro odorato (per rispondere alla domanda sul profumo) e magari con gli ingredienti che meglio ci servono in certe circostanze: camomilla in caso di bisogno di delicatezza (giovani donne), oppure con tea tree oil (antibatterico) o molto altro. Di solito i saponi peggiori sono quelli da supermercato, anche se ci sono catene che hanno una buona linea biologica.

La vagina femminile, quando non è affetta da infezioni, possiede un meccanismo di ‘pulizia’ che non necessita di accortezze particolari. A livello vulvare è importante avere cura della delicatezza e in zona anale dell’igiene antibatterica (il tea tree oil è il componente anche di pomate antiemorroidi, quindi è molto buono, in tal senso).

3.Schiuma o sapone liquido? Che differenza c’è? E ci sono casi in cui uno dei due è più indicato (tipo io, dopo il parto, ho usato per un bel po’ la schiuma così da spruzzarla da lontano tipo idrante e evitare di sfregare le ferite aperte da parto)?

Ci sono schiume e schiume: nel caso specifico del post parto io ho sempre sollecitato a compiere la scelta personale più acconcia. In realtà molte neomamme preferiscono un’igiene non aggressiva con semplice acqua corrente (con la doccia, ad esempio), sia per evitare di sfregare le ferite o le emorroidi che talvolta rimangono qualche tempo. Quando poi, passate le perdite e i fastidi (anche solo psicologici: non tutte gradiscono toccarsi dopo il parto per paura di sentire dolore), si ritorna in carreggiata, si può tornare alle proprie abitudini.

Il sapone liquido è molto concentrato, di solito. Quindi è importante conoscere gli ingredienti usando magari il Biodizionario del quale parlavo poco più in su).

4.Lavarsi subito dopo un rapporto influisce sulle possibilità di concepimento?

In linea di massima gli spermatozoi, soprattutto se il rapporto avviene durante la finestra fertile (cinque giorni al mese) e trovano il muco ovulatorio, viaggiano molto più rapidamente di quanto si pensi. Lavarsi non è assolutamente un problema.

5.E’ vero che la biancheria intima dovrebbe essere di colore bianco? (…e io che la uso solo nera corro qualche rischio?)

La biancheria dovrebbe essere di cotone (per lo meno nella zona a contatto con la vulva) anche solo per il fatto di poter usare le alte temperature per lavarla. Il fatto che sia bianca probabilmente è di aiuto se si macchia ed è necessario usare la candeggina. Gli slip neri non sono un problema.

Ovviamente nessun problema per chi usa altri tipi di tessuti: ognuno ha le proprie abitudini.

6.Per le bambine è comunque indicato usare un sapone intimo o meglio qualcosa di più leggero?

Per le bambine non è indicato sapone, ma acqua corrente. Magari giusto un sapone delicato in zona perianale per l’igiene.

7.Dicono che l’acqua fredda aiuti a pulire meglio e prevenire alcune patologie: verità o inutile sofferenza?

Sicuramente l’acqua calda usata per l’igiene intima e in ammollo, non è il massimo per evitare la crescita di batteri. Il caldo e l’umido accrescono molto la carica batterica, per cui personalmente io suggerisco sempre l’acqua corrente tiepida e l’asciugatura accurata con asciugamano personale o salvietta di cotone, usa e getta.

 

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Quanto costa essere alla moda

L’industria fashion riguarda tutti noi, poveri, ricchi, modaioli o bancarelle-addicted. Almeno per l’impatto economico, sociale ed ecologico sulle nostre vite, che è di dimensioni inimmaginabili, tutti noi dovremmo cercare di informarci.
Giusto un paio di numeri per fare il punto sull’industria fashion:
1. vale globalmente 17 trilioni di dollari americani,
2. è la seconda al mondo per inquinamento, seconda solo all’indutria del petrolio,
3. le più grandi aziende manifatturiere sono in Bangladesh e Tailandia, dove l’85% dei lavoratori sono donne,
4. in media un americano getta circa 82 sterline di tessuto l’anno, o se preferite, gli Stati Uniti producono ogni anno 11 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, la maggior parte dei quali non riciclati propriamente,
5. un vestito può impiegare 40 anni per decomporsi,
6. invischiati nel mondo della moda mondiale sono almeno 1 persona su 6. Non male, eh?

E dopo i numeri passiamo ai fatti, ma non parliamo solo di tessitura e confezionamento, partiamo dalla base, dove tutto prende
forma, l’industria del cotone. La stra grande maggioranza del cotone è coltivato in India, nella zona di Punjab, ed è fornito dalla Monsanto: la più grande multinazionale di semi, sostanze chimiche e farmaceutiche. In India possiede l’intero mercato dei semi di cotone geneticamente modificati.
Vi spiegherò più avanti la lungimiranza di questa scelta.

Visto che giustamente il seme è stato geneticamente modificato per evitare alcuni tipi di parassiti, la natura ha fatto il suo lavoro, facendo comparire altre specie di parassiti.
Così i contadini che avevano investito sul costosissimo seme miracoloso che ha debellato un certo parassita, ora si trovano ad indebitarsi per nuovissimi pesticidi , più costosi dei precedenti, per nuovi parassiti. Tutto questo per rimanere al passo con il nuovo fabbisogno dell’industria, che non può certo aspettare che il contadino coltivi con metodi naturali e più tecnologici.
Per la Monsanto nessun mercato migliore di questo: semi costosi, fertilizzanti costosi e medicine per gli effetti collaterali. Sì perché la natura non è proprio d’accordo: oltre l’impatto ecologico e l’inquinamento chimico non sono tardate a comparire in tutti i villaggi aumenti spropositati di cancro, malattie mentali ed handicap fisici.
Ma tranquilli, la nostra super multinazionale vende ai contadini anche le medicine: siamo a posto!

Ricordiamo inoltre che la Monsanto declina ogni forma di responsabilità sull’impatto ecologico delle sostanze nocive e sulla salute di queste persone legato all’utilizzo dei loro prodotti.
Ciò non impatta solo la natura, l’ecosistema e le malattie di tutte le zone limitrofe perché la spirale di morte è così stringente che un nuovo fenomeno è nato in quelle terre: il suicidio da avvelenamento con pesticidi.
Ciò che nessuno racconta infatti è che ogni 30 minuti un contadino esasperato dai debiti decide di togliersi la vita nei campi bevendo gli stessi pesticidi che ha comprato per il suo terreno.
In India negli ultimi 16 anni i suicidi degli agricoltori sono stati 250.000.
Perché quando non riesci più a pagare, quello che ti rimane è il tuo terreno e vedersi strappare anche quello è più nocivo degli stessi pesticidi.
Nessuno vende più semi non geneticamente modificati, le coltivazioni con seme modificato sono circa il 95% e molti sono costretti a comprare semi non modificati pagando dalle 3 alle 8 volte tanto dal mercato nero, per non cadere nella trappola dei pesticidi.
Ma il prezzo del cotone, nonostante l’aumento dei costi per i contadini, non è salito abbastanza rispetto ai costi.

Gli Sprechi

Liberiamoci di loro…è una soluzione?
È semplice liberarci di un vestito, lo buttiamo e fine. E invece no.
Gli indumenti nel decomporsi rilasciano gas metano, tinture e sostanze chimiche contaminando il suolo e le acque.
Per non parlare delle scarpe che possono impiegare fino a 1.000 anni per decomporsi del tutto.
Direte voi: possiamo donarlo in beneficenza! Ma anche questa non è una soluzione perché in media solo il 10% dei vestiti donati viene poi realmente venduto o donato in negozi di beneficenza, mentre la grande maggioranza viene gettato o portato nei paesi poveri. Penserete che almeno questa sia una parte positiva. E invece no.
I vestiti che portiamo ai Paesi sotto sviluppati saturano tutto il loro fabbisogno tessile portando alla chiusura di quasi tutte le compagnie tessili locali, mentre quelle che resistono e che restano in piedi devono adeguarsi al mercato del fashion mondiale, lavorando a produzioni low cost per l’export.

Noi

Noi, i consumatori bombardati da pubblicità, riviste, messaggi subliminali e nuovi ideali da percorrere.

È una ricetta americana, antica come l’apple pie: usare le tue imperfezioni contro di te, farti credere che sei sbagliato e hai bisogno di loro, che sono qui apposta per risolvere ogni tuo problema.
Earnest Elmo Calkins sostiene che il consumismo gira tutto intorno al far arrivare le persone a considerare le cose come usa e getta.
Spiega lui: “le basi dell’ideologia consumistica sono semplici: essere = comprare”.
Per essere bello ti serve questo o quel prodotto, per essere presa sul serio devi avere questo o quello stile, se sei un uomo di affari non puoi non avere questa macchina, per stare bene con te stessa questo è il trucco giusto.
Il consumismo è riuscito a scambiare prodotti che usiamo in beni che consumiamo e poi gettiamo.
Da qui il materialismo basato sull’idea che più cose compri, più sarai felice.
Ed è ovvio che la crescita del materialismo non corrisponde all’aumento della felicità ma piuttosto all’aumento dell’insoddisfazione e di tutte le patologie psicologiche connesse.

Comprare=compensare

Dal fast food al fast fashion il passo è breve!
Il fast fashion ha cambiato il nostro modo di concepire il mondo della moda. Straordinariamente il prezzo degli abiti diminuisce mentre il costo della vita aumenta.
Ecco qui che si svela la vera natura dello spasmodico bisogno di comprare: la compensazione!
Una sorta di nuova consolazione nella vita delle persone, come dice Guido Brera, investment manager.

Il contentino che vi vuol far credere che stiamo meglio di quanto non sia nella realtà. Molte famiglie arrancano per arrivare a fine mese, prudentemente risparmiano, ma quel paio di jeans è solo a 7€ e l’idea di risparmio crolla.

Come quel fast food che ci dà l’illusione di poter andare a cena fuori tutte le volte che vogliamo: sì, ma in fondo siamo sempre noi a pagarne, alla fine, il vero prezzo.

 

Dati e fatti riportati nell’articolo sono contenuti in “The true cost”, un documentario che consigliamo caldamente di vedere, perché le immagini, sono molto più dure delle parole e delle statistiche. Difficilmente si resta indifferenti e si continua a consumare fashion come se non avessimo niente da metterci dopo aver visto quanto sangue e quante storie di tristezza ci sono dietro le nostre storie di benessere.

 

Dal mare all’ape – accessori e prodotti salva look!

La check list delle valigie delle vacanze non perdona. Rassegnatevi ragazze, qualcosa resterà fuori comunque dal vostro scrupoloso controllo (e di solito è il phon! Anche se ultimamente mi sveglio nel cuore della notte continuando ad aggiungere cose al bagaglio, tipo il phon, appunto!). L’importante, sia che andiate in vacanza sia che stiate fisse allo stabilimento sotto casa è conoscere i prodotti e gli accessori che salvano l’outfit apres-sea!

1.Acqua termale da nebulizzare

L’acqua termale potrebbe forse essere la più geniale trovata di marketing dopo l’acqua salata per fare gli sciacquetti nel naso di mia figlia. Però. Devo dire che tra tutti i miracolosi (e forse inutili?) usi che potete farne ce n’è uno utile per davvero: mai nebulizzata l’acqua termale sulla pelle quando siete al mare? Provate. A parte l’immediato sollievo, la sensazione di freschezza, se dovete passare direttamente dalla spiaggia alla cena/uscita/aperitivo, l’acqua termale toglie quella sensazione da “tirantatura-post-terremoto” che è la vostra pelle provata da sale, sole e sabbia dopo un giorno di mare. A differenza dell’acqua normale, oltre a pulire e rinfrescare, idrata e disseta la pelle regalando una sensazione di benessere anche se non avete tempo di fare la doccia e mettere un dopo sole sul viso.

2.Turbante/foulard

O siete fortunate e tornate dal mare con delle belle “beach-waves” oppure, come me, tornate come un incrocio tra Tina Turner e un leone africano. E dove la natura non vi assiste, potete comunque assumere un aspetto presentabile giocando d’astuzia: legando i capelli (prima di arrivare al mare) e lasciandoli legati fino alla prossima doccia oppure sfoderando una cosa molto chic e retrò chiamata foulard con cui potrete dare vita a un revival di “Vacanze Romane” Ostia edition! Foulard arrotolato e legato alto sopra la testa o per rendere più chic la coda o lo chignon di cui sopra. Altrimenti, va molto di moda la versione “turbante”. In questo caso, oltre al foulard potreste valutare l’acquisto di un vero e proprio turbante (qui un sito artigianale handmade in Italy che ne fa di davvero bellini: https://www.leontinevintage.com/categoria/turbanti/)

Lo indossate e il crespo svanisce (o meglio lo coprite con eleganza!).

3.Copricostume/maxi abito in pizzo bianco

Pizzo San Gallo, abito ampio e ventilato, un solo pezzo che in spiaggia a 30 gradi misurati e 79 percepiti non abbiamo tempo di farci venire l’esaurimento tra zip, pantaloncini, bottoni, maglie da infilare dentro ecc. Già ho l’ansia. Quindi arriva lui: l’abito bianco che sa di fresco, che fa estate a Positano anche al Balneare “da Mimma”, che si mette subito, senza stress e sei subito perfetta (…e meno esaurita!).

4.Investi nella ciabattina cool

Non dico che debba essere un sandalo gioiello, ma neanche l’infradito in plastica del supermercato, scolorita, che usiamo indifferentemente per andare al mare o per fare l’orto. Se ne acquistate una buona e comoda poi la portate indifferentemente per andare al mare e per andare in giro. Dura tanto e non vorrete toglierla più perché sembrerà di portare un paio di sneakers. Queste ad esempio sono fatte in Italia usando vecchie reti da pesca riciclate: bellissime!

Risultati immagini per verdura sandals

5.TuttiTrucchi

Colano, appiccicano, sbavano: i trucchi e la spiaggia non vanno proprio d’accordo, ma se non volete rinunciare al make up (o mettere un velo di trucco prima della serata) non esagerate: la crema con SPF va sempre messa prima del fondotinta per proteggere la pelle, e il fondotinta è sempre meglio leggero, magari minerale. Niente matite o kajal che colano col caldo e l’acqua, meglio solo un’applicazione di mascara waterproof e poi un lucidalabbra colorato o rossetto idratante. Less is more! E senza trucco, gli occhialoni sono sempre una gran mossa!

DISCLAIMER: le immagini  non sono di nostra proprietà, ma utilizzate a scopo illustrativo. Non è un post sponsorizzato, i prodotti nominati sono consigliati da noi senza aver ricevuto alcun tipo di compenso dai brand indicati.

uteri sulle tshirt

Di uteri e t-shirt

Non ho mai pensato che la moda sia una cosa frivola.

Tanto meno stupida. Ho sempre creduto che da come ti vesti si capiscano tante cose di te.

Se si dice che l’abito non fa il monaco, credo sia perché lo faccia davvero.

Che ci piaccia o no, i nostri abiti e come ci presentiamo danno un’immagine di noi. Poi può essere sbagliata, esagerata, disattesa da una bella conversazione, ma questo, le persone che ti incrociano camminando per strada, non possono saperlo. Nessuno sa in cosa credi, per cosa ti batti, se sei simpatica o ti piace il gelato banana e cioccolato. A meno che non sia scritto a caratteri cubitali sulla t shirt che indossi. Quella la sanno leggere tutti. Ecco perché sto pensando seriamente di comprarne una con scritto “solo pizza margherita con mozzarella di bufala e pezzi di salsiccia. Niente foglie di basilico”: mi risparmierebbe un sacco di spiegazioni il sabato sera!

Quello con cui proprio non andrei in giro invece è una t-shirt con stampata sopra la mia vagina.

Oppure quelle magliette con i copri capezzoli alla burlesque o addirittura le tette ricamate. Non ritengo davvero una grande trovata decorare con un utero vuoto un abito da sera come è successo sulle ultime passerelle. E non perché sia solo una bacchettona cattolica pudica (anche se credo fermamente che il pudore non passi mai di moda e far vedere a tutti le mie intime grazie non sia emancipazione e liberazione quanto piuttosto svalutare quanto di più prezioso ho, la mia intimità), quanto perché non credo ci avvicini minimamente a quello che vorremmo ottenere (ammesso poi che sia quello che ci serve davvero).

L’industria del fashion ultimamente si prodiga molto per questa cosa dell’emancipazione (non in nome delle vendite e per cavalcare l’onda femminista, sia chiaro) dell’aumentare la consapevolezza delle donne sui diritti che potrebbero avere e non hanno, sull’uguaglianza di genere, la libertà dai taboo che ci opprimono da sempre. Tutto bellissimo e giusto. Lo fa, appunto a suon di stampe e ricami di vagine, tette e compagnia: che classe, direi. Ma a parte questa, che può essere una considerazione dettata dal (dis)gusto personale, non capisco come indossare certa roba dovrebbe attestare al mondo la mia emancipazione.

Questo urlo di protesta mi sembra più un ricordare a tutti quanti solo una cosa: siamo solo delle vagine.

L’unica cosa che ci definisce è il nostro corpo, anzi, peggio, proprio quella parte lì. E se le prime a dirlo a tutti siamo proprio noi, le donne, quelle che indossano queste t-shirt rivoluzionarie, non è che lasciamo agli altri tanto margine di interpretazione.

Questa cosa ha del ridicolo: chiediamo rispetto, svendendo la nostra femminilità, la cosa più preziosa che abbiamo.

Chiediamo considerazione, quando siamo noi per prime a rendere ridicola la nostra essenza.

Giochiamo con la nostra vagina, e perché gli altri non dovrebbero farlo?

Perché dovrebbero considerarci qualcosa di più che due tette e un utero vuoto (o peggio da svuotare come si fa col secchio della spazzatura?).

Perché glielo lasciamo credere, donne? Come ha fatto questa società a renderci schiave di noi stesse? A farci barattare la cosa più preziosa che abbiamo, il nostro corpo, che ci ricorda la nostra missione che no, non è diventare madri, è dire sì, è portare la vita dove c’è bisogno di noi. Quella vagina che tanto ostentiamo ce lo ricorda, certo, ma non è lei a definirci.

La vera rivoluzione sarebbe riprendercelo questo corpo, ma davvero. Smettere di credere che siamo solo quello che facciamo vedere ad esempio, che siano le gambe o le tette. Smettere di basare la nostra sicurezza, la nostra definizione di donne, sul nostro aspetto esteriore. Quello che ci è stato dato è solo un corpo vuoto, se non lo riempiamo di altro, se non lo mettiamo a servizio della nostra missione.

Questo mi chiedo, quando vedo quelle t shirt. E penso che a furia di lottare per i nostri fantomatici diritti, abbiamo perso un po’ di vista il senso della battaglia (…e forse, ma dico forse, anche un po’ di dignità) e ci siamo dimenticate per cosa (e per chi) stavamo lottando davvero.

Angoli di Paradiso – DIY prayer corner

fai-da-meIo sono abbastanza fortunata:

se mi stendo sul divano del salotto vedo la basilica di Loreto perfettamente incorniciata tra due tronchi di ulivo del mio giardino. Un quadretto perfetto, in posizione comodissima e dove mi capita di sedermi spessissimo così che, senza neanche pensarci, quando il mio sguardo incrocia il Suo, quello della Madonna Nera della Santa Casa, è già preghiera. Facile, inevitabile più che altro! Mi siedo e subito il pensiero è lì, in alto. Solo da poco ho realizzato in realtà quanto questi momenti di cui la mia quotidianità è piena siano preziosi: istanti a cui non faccio caso, perché spesso mi butto sul divano stravolta, senza intenzione di pregare, ma più che altro di dormire! Eppure quella vista mi rimanda in automatico alla preghiera, piccola o grande, che sia solo un pensiero, un saluto o magari un rosario.

In realtà ho anche una statua della Sacra Famiglia e qualche icona, per non parlare dei libri religiosi vari sparsi per casa e dei rosari con cui mia figlia adora giocare e è da un po’ che penso di riunire tutte le varie cose in un unico “angoletto di Paradiso”: un posticino della casa dedicato solo a Dio e alla preghiera, dove chiunque può aprire la Bibbia, dove gli oggetti che sfioriamo con lo sguardo preso dalla nostra quotidianità diventano subito un appiglio, un richiamo, dove anche mia figlia può vedere i suoi genitori fermarsi o magari andare a fare un po’ di bible journaling (che fa molto più chic che dire scarabocchi a caso sulla Bibbia anche se ad un anno è più un attacco d’arte incondizionato).

Anche le cose materiali possono aiutare lo spirito. Quegli oggetti fanno entrare prepotentemente la preghiera nelle nostre giornate piene, anche quando non l’avevamo programmata!

Ecco cosa, secondo me, non deve mancare nel vostro prayer corner domestico!

1.Una poltrona

First things first: stare comodi! Certo, molti hanno la statua della Madonna su una mensola o dove c’è posto insomma, ma secondo me, avere una poltrona, un divano, un pouf, un luogo caldo e cozy (per dirlo all’americana!) dove sedersi e riposare corpo e mente rende tutto più intimo (…oltre che più comodo!). Non facciamo dell’angolino della preghiera solo un luogo di passaggio, facciamone un punto dove fermarci, dove è piacevole stare, dove c’è calore e spazio per scrivere, leggere, riunirsi e pure addormentarsi se uno vuole e la riflessione si fa davvero profonda!

How to Create Your Own Home Prayer Corner

2.L’immagine o la statua sacra

Che sia Maria, Gesù, la Sacra Famiglia, un crocefisso o un’icona poco importa. Trovate qualcosa su cui fissare lo sguardo. Aiuta a non distrarsi, ma soprattutto aiuta a creare un dialogo intimo, occhi negli occhi, cuore a cuore. E più che una noiosa preghiera, quel momento diventerà il dialogo con un amico di cui non potremo più fare a meno nelle nostre giornate.

3.La Bibbia

A volte la uso tipo sfera magica: apro a caso e vedo cosa vuole dirmi il Signore oggi. E’ divertente vedere come Lui sia sempre lì con la risposta giusta! A parte le mie pratiche divinatorie, la Parola è tutto. La Parola di Dio ha tutte le risposte che cerchiamo, può mettere a tacere dubbi, ansie e paure. Aperta a caso o intenzionalmente, sfogliata, piena di segnalibri e santini sui passi che ci piacciono di più: se cerchiamo risposte, è solo nella Sua parola che potremo trovarle. La Bibbia deve essere come il libro delle ricette: cerchiamo proprio quella che ci serve o magari quella che ci ha consigliato l’amica o il sacerdote, oppure sfogliamo alla ricerca di ispirazione. E Lui arriva sempre.

4.Candele & co.

A mio papà piaceva accendere l’incenso, ma ammetto che è un odore un po’ forte quindi via libera a Yankee candles e compagnia. La candela non è solo un simbolo di devozione e di presenza, se è profumata è anche un piacere per il corpo (un po’ come la poltrona!). Il profumo della preghiera deve accompagnarci sempre e sentirlo davvero, ogni tanto, non fa mica male!

As fotos abaixo são para os que querem arrumar um altar em casa e não sabem como fazê-lo. A primeira coisa é que não há regras. Cada fiel ...

5.Acqua Santa

Che sia in una acquasantiera appesa alla parete o in una da tavolo o dentro quelle Madonnine di plastica che ci hanno portato da Lourdes, nel vostro angoletto di Paradiso, non può mancare. L’acqua Santa deve (ri)entrare nella nostra quotidianità, come famiglia: segno della croce, benedizione della porta prima di uscire di casa, benedire le stanze ogni tanto e benedire i bimbi prima di andare a letto. Un gesto un po’ passato di moda, ma davvero bello, potente, che sa di protezione vera.

6. Scatola con libretti, santini, rosari ecc.

Chi più ne ha più ne metta, ma per non rischiare di sembrare il tavolo delle Paoline nella settimana di saldi, potete mettere tutti gli altri oggetti che usate per pregare in una bella scatola, un baule, un contenitore di legno sempre disponibile a tutti nel prayer corner. Penne, blocchetti di appunti, libro con le intenzioni di preghiera (ho visto alcuni fare addirittura delle lavagnette!), una vita dei Santi che si legge insieme ogni sera, insomma, non c’è un limite né una regola fissa!

7. Fiori

Su questo punto (come sull’Acqua Santa poi) sono molto lacunosa. Mi muoiono pure le piante grasse quindi tenere un vasetto fiorito o mettere fiori freschi è sempre un’impresa. Comunque è un’altra di quelle cose che mi piacerebbe riuscire a fare! Non c’entra con la preghiera, ma è sempre un modo di lodare e celebrare la bellezza della nostra fede. Non lasciamo che Dio diventi un suppellettile nelle nostre case e nelle nostre vite, un’immagine appesa a una parete a spolverare quando ci ricordiamo.

Annaffiamo la nostra fede, tutti i giorni, come quei fiori: avere un “angoletto di Paradiso” in casa è sicuramente il primo passo per farlo!

 

DISCLAIMER: le immagini utilizzate non sono di nostra proprietà, ma solo a scopo illustrativo. FONTE:web

Make up rosé perfetto: tutti i trucchi

Per me il rosa è femmina.

E non c’era bisogno che tornasse di moda per includerlo nella palette del make up. Dal rosa confetto a quello brunito all’ultimo colore della macchina di Barbie. Anche adesso che Barbie fa la dura, va sulla luna, si arruola nell’esercito mentre Ken stira, io continuo a pensare che il rosa è e sarà sempre il suo colore e un po’ quello che ci definisce tutte. Che piaccia o no, è donna.

Comunque, nel make up quest’anno sta spopolando e allora cogliamo il trend al balzo!

1.Ad ognuna il suo rosa, ma senza esagerare!

Se non volete sembrare le cugine di Candy Candy intanto mi pare ovvia la regola della moderazione: guance e labbra oppure occhi e labbra e comunque tutto dipende anche dal tipo di rosa in questione. Se siete bionde o more con la pelle chiara potete sbizzarrirvi soprattutto con rosa matte o chiari e bruciati, mentre se avete una carnagione e dei colori più mediterranei puntate su tinte che danno più sul glicine, fucsia, insomma più decise, altrimenti i toni zuccherosi risulterebbero decisamente un po’ persi.

2.Occhi rosé ma con definizione

Se optate per un ombretto, mettete il chiaro sulla palpebra mobile e sfumate lo scuro su quella fissa. Un punto luce bianco all’interno dell’occhio e kajal bnella rima inferiore per aprirlo. Se siete more potete enfatizzare con un tocco di matita sottile o eyeliner nero sul bordo della palpebra superiore, ma se usate la matita attenzione a non inspessirla o sfumare troppo verso l’esterno della palpebra, altrimenti il risultato sarà troppo scuro mentre  noi cerchiamo un tocco delicato. Per le bionde invece, abbondante mascara nero soprattutto nella parte esterna è già sufficiente a dare definizione.

3.Quello che non ti aspetti dal fucsia

Se a qualcuna il rosso può sembrare un po’ sfacciato, ricordatevi che il fucsia è un valido sostituto e può essere un grande alleato soprattutto per le novelline del rouge, nel caso lo consideriate sfacciato o difficile da portare. Vi sembrerà stano ma mentre per molte venticinquenni il rosso è ancora troppo impegnativo, la tendenza delle diciottenni è di tutt’altro avviso! quindi se siete titubanti, buttatevi! Inoltre sappiate che il fucsia è il vostro miglior alleato in caso di labbra sottili.

4. Un solo prodotto meglio di due!

Un’idea veloce e molto interessante è quella di utilizzare una punta di rossetto rosa anche sulle guance al posto del fard: pizzicate molto delicatamente la punta dell’indice con il rosetto (ahahah!), poi lo spalmate proprio come un fard per esaltare gli zigomi. Attente però, il rossetto ha una stesura diversa di un qualsiasi altro prodotto in crema, quindi andateci delicate ed applicatelo quasi pizzicando le guance in modo molto frugale, o rischierete di ritrovarvi un polpastrello rosa sulle guance invece di un delicato effetto barbie. Seguite il consiglio ed avrete la stessa nota di colore delle labbra e un effetto perfetto oltre al fatto che è molto pratico quando non avete a disposizione un fard ad ok!

5.Candy Candy sì, ma anche sex appeal.

Se poi cercate un look sofisticato magari da serata o più seducente buttatevi sui rosa bruniti cangianti, soprattutto per gli occhi e labbra con rossetto naturale matte. Wraaar!

DIACLAIMER: nessuna delle immagini utilizzate è di nostra proprietà, ma utilizzate solo a scopo illustrativo. Fonte web.