IACULUM QUARESIMA #37 freccia “il Signore è mio pastore”
Non è facile essere gregge: accettare che siamo tutti parte dello stesso ovile, che ci piaccia oppure no, pecore e capre, indivise, a convivere sullo stesso prato.
Non è per niente facile accettare che siamo tutti di egual valore ai Suoi occhi: chi bruca dove non gli spetta, chi rosica le piante rovinandogli la vita, chi bela tutto il santo giorno senza nessunissima ragione.
Non è facile stare nel recinto col tempaccio, col sole cocente, col freddo di notte – che certe pecore russano come un trombone, e allora meglio i lupi! -.
Ma soprattutto non è facile capire il Pastore, che tratta pecore e capre allo stesso modo, sempre, nonostante i morsi e i calci.
Come quando il caprone si perde e mentre tu esulti, Lui, preoccupato, ti lascia lì da sola per andarselo a riprendere.
E non capisci perché non può portarti sulle spalle, sui pascoli alti o sui ruscelli d’acqua fresca: perché porti in braccio sempre altre pecore, e non te.
Non è facile accettare che arriva il momento di tosarsi, di fidarsi, di lasciar andare e farsi togliere il superfluo.
Non è facile aspettare in fila mentre il Pastore si cura di più di quella che ha il pelo a ciuffi tutto sbilenco.
Non è facile ascoltarlo di notte sotto le stelle, mentre insegna le cose del Cielo, ma tu sei troppo stanca e troppo pecora per capirci qualcosa.
Non è facile quando vorresti brucare al suo fianco con le altre ma Lui ti ha affidato un altro prato e devi accettare che là è il tuo bene.
Non è facile ricordare, nel buio della notte, che Lui veglia e nessuna verrà azzannata: anche se senti gli ululati 🐺
Non è facile seguirlo quando il sentiero sale, è freddo e non hai voglia di abbandonare l’ovile per la transumanza.
Non è facile accettare che ci dia erbe amare.
Non è facile, col nostro cervello di pecore, fidarsi che è proprio Lui il Pastore.
Per tutti questi e altri mille motivi, vi confermo che no, non è facile essere pecore 🐑 -le capre, si sà, sono sempre gli altri!-.
Per questo ci vuole un Pastore!





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