IACULUM QUARESIMA #36 freccia “se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anche io”

Diciamo che l’ultima volta che ho sentito questa identica frase avevo sette anni e mio fratello doveva prendere una di quelle decisioni cruciali che prima o poi capita a tutti nella vita: scegliere tra un palloncino o farsi un giro sul brucomela.

Perché quando si tratta di cose serie, ci fidiamo solo di chi stimiamo, di chi riteniamo più furbo, di chi ci da sicurezza: in questo caso, dall’altro dei miei sette anni, ero la referente migliore in quanto a scelte strategiche alla fieretta del santo patrono.

E dire “voglio” ciò che tu vuoi, è piegare la mia volontà ai ragionamenti e ai soppesamenti di qualcun altro, anche se non ho la più pallida idea di che cosa si tratti.
Non è cosa facile quando si è grandi e si crede di avere le idee migliori per i propri progetti, di saper scegliere – almeno per sé – meglio di tutti, capire meglio di chiunque altro cosa ci passi per la testa.
E non ha a che vedere con manie di grandezza: siamo tutti progettati per avere una certa buona stima di noi stessi e a scegliere da soli per noi.

Ma in queste poche parole c’è tutto il taciuto d’amore e fiducia che da adulti – ma anche da bambini, eh! – si riserva a pochissimi eletti che si contano tra le dita di una mano, con l’avanzo!

Ma da quando la stessa frase è stata detta da Gesù in una certa situazione scomoda che rimanda a buie piante d’oliva in modalità notturna – situazione che poi sappiamo tutti com’è proseguita – diciamo che è diventato tutto un filino più difficile, almeno per quanto riguarda Dio.

E se piegare la mia volontà a quella del “Padre” non è mai stato il mio forte, diciamo che chi mi riesce a stupire in tal senso entra a tutti gli effetti nella top 10 di cui vi dicevo prima, dove palesemente c’è ancora posto.

Così scopro che Chiara Luce negli ultimi giorni ha rifiutato la morfina per essere più lucida e restare “in sintonia” con Lui.

Su questa fiducia cieca da bambina di 5 anni, io ancora devo lavorarci, ma una cosa l’ho capita: per i santi non si tratta di “buttarsi nel vuoto”, lanciare la monetina, ma di aver imparato a scegliere, col tempo, a farsi furbi con chi la sa più lunga di noi.

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