IACULUM QUARESIMA #29 freccia “amare il prossimo come se stessi vale più di tutti gli olocausti”

Quantificami “tutto”, Maestro.

Cos’è questo “tutto” di cui parli?
Cosa posso barattare, in cambio di tutto?

E certo, posso pensare ai miei olocausti, ai miei sacrifici.
Ma forse, questi olocausti, non sono anche tutto il logoro della storia umana?
Come si riscattano millenni di guerre, morte, uccisione?
Come si riscatta la vita di Abele?

Davvero l’amore può cancellare il male viscerale?
Davvero possiamo dire che lo sguardo puro di una mamma sul figlio, salva capra e cavoli?
Che il mondo vale la pena, per quell’amore lì?
Vale la pena esserci, guardare in faccia la violenza inaudita di cui siamo capaci, per l’esistenza di quello sguardo lì?

Perché, Maestro, io ho sempre la voglia di sfasciare, di buttare tutto, di fare tabula rasa, di cambiare foglio e ricominciare?
Perché non riesco a guardare con misericordia, col cuore aperto di chi crede davvero si possa recuperare?
Perché non riesco a crederci davvero che l’amore valga la pena, mentre davanti ai miei occhi si stagliano atrocità indicibile del passato e del presente?

Perché non ci credo, che Tu hai già vinto, Signore?

A Te non interessa cambiare pagina, ma prendere per buona quella che abbiamo già scritto, come una mamma, che dice al figlio di cinque anni che le mostra un disegno, che è bellissimo e che va bene così.

Quello sguardo, Signore, donalo anche a noi.

Quel modo nuovo di guardare i nostri disegni brutti.
Dobbiamo fare pace con la nostra vita e la nostra storia.
Con tutta la nostra storia.
Anche col dolore e con quello che vorremmo cancellare.
Solo così potremo iniziare a vivere pienamente e a benedire la nostra vita, senza continuare ad accontentarci della mediocrità.

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