IACULUM QUARESIMA #28 freccia “saremo giudicati sull’amore”
Da piccola questa frase era stata illuminante: non importava se non conoscessi le regole, se non capissi i precetti, se non riuscissi a fare i “fioretti” o neanche mezzo digiuno – “me-da-piccola”, tranquilla, non ci riesco neanche adesso! –.
Basta amare: che ci vuole!
Crescendo, vorrei tanto tornare indietro a quando potevo rifugiarmi dietro un precetto, una norma, una pratica.
Perché Amare, costa di più: costa tutto, e lo capisco solo adesso.
Magari posso pure rispettare i comandamenti, posso riuscire a privarmi di qualcosa.
Ma lasciatemi i miei borbottamenti, i mormorii, i pensieri.
Lasciate che un po’ di male mi avvinghi: che mi soddisfi il peccato originale che sta dentro.
Lasciate che possa giudicare, in silenzio, tra me e me, fare mille discorsi interiori e indire un processo di tribunali con i capi d’accusa e la giusta condanna, senza sconti o ripensamenti.
Lasciate che covi oscurità e che mi possa lamentare con me stessa, dandomi soddisfazione e gongolando del male che mi striscia intorno fino a risalire all’anima.
Quanto sono lontana da ciò che chiedi, Maestro.
Quanta fatica mi costa amare come mi mostri tu.
Quanta faciloneria nella mia fede superficiale,
nella mia patina di bontà,
nella mia etichetti di “brava” persona.
Quanta strada mi separa dai tuoi insegnamenti e quanto poco tempo per forgiare il mio animo grezzo e rozzo.
Eppure, quanta speranza e misericordia riservi a tutti quelli che fissano in Te la loro meta.





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