IACULUM QUARESIMA #14 freccia “sia benedetto il nome di Dio”
A parte il fatto che la bestemmia è uno dei pensieri ossessivi più subdoli che satana può sgattaiolarvi dentro il cuore.
A parte il fatto che per il tanto decantato rispetto, è l’incoerenza fatta persona.
A parte il fatto che cristianamente genera inquietudine, ma la società è riuscita a zittirci tutti.
A parte il “scusate, mi è sfuggita”.
Sapete a chi non sfugge?
E no, non è Dio a stare lì col taccuino a mettere le crocette.
L’unico che se le segna davvero tutte, è satana.
Perché la bestemmia, è un problema tutto di logistica infernale: fa scattare l’allarme e a quel punto bisogna adoperarsi per intervenire alla svelta e darsi da fare, dal momento che è la loro invocazione per eccellenza.
Perché i demòni sanno quanto siamo corruttibili.
Sanno anche quanto siamo amati, quanto siamo “costati” all’Altissimo: satana non sa darsi ragione di questo amore, di come siamo valsi il Suo sangue, di come siamo valsi la tortura atroce fino a togliergli il fiato.
Tutto questo lo sa, e la sua più grande occupazione è che noi ce ne scordiamo: l’unico modo per assicurarsi un anima, che non si gioca sull’avere fede o meno, ma sulla figliolanza.
Far diventare Dio il nostro pagliaccio da quattro soldi, l’imprecazione ad uso e consumo sempre pronta per qualsiasi cavolata della nostra giornata, è la goccia che buca la roccia, se siamo così ingenui da pensare che satana non colga la palla al balzo.
Bestemmiare è normalizzare, è “fare il callo”, è sancire l’indifferenza su un Dio che non si vendica e non lancia saette.
Bestemmiare è sputare sulla passione, sulla una relazione che è costata sangue divino, su una relazione sopravvissuta millenni: “non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura”.
Non è l’affronto, non è la strafottenza, non è l’ego ferito:
è il non prendere sul serio la nostra stessa esistenza.
Quindi no, non “piange” perché lo offendiamo, “piange” perché non prendiamo seriamente una storia per cui Lui si è fatto ammazzare il Figlio, pur di “portarla a casa”.
Pur di riportarci a casa.
Il rapporto tra Dio e genere umano è cosa seria.
È materia sacra.
È per Dio stesso alleanza inviolabile.





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