IACULUM QUARESIMA #15 freccia “che io non cerchi di essere compreso”
C’è una sensazione che accomuna tutte le Miss e i Mr “fare” che spesso bazzicano tra le panche e le sacrestie, noi Martha comprese, ovviamente.
Quando prepari, ti adoperi, diventi sceneggiatore e ci credi davvero, di aver convinto, di aver detto&fatto il bene.
Di aver aiutato gli altri o magari di aver architettato un piano di cui Lui aveva bisogno.
Ecco, quando ti spendi in cose così, c’è sempre il “qualcuno” di turno che se ne infischia, che ti manda all’aria la conquista del mondo, quando eri a un passo dalla sigla finale.
Quando va così, vorresti almeno lanciare un piatto con soddisfazione, guardarlo mentre scroscia in mille cocci, e fare l’uscita di scena trionfale (senza poi dover tornare sui tuoi passi con scopa e paletta e pulire il delirio).
Forse, almeno in questo, vorrei essre compresa, vorrei essere rispettata o poter tornare indietro nel tempo e non sbattermi tanto per chi non sa apprezzare.
Per quel Dio che proprio non ha capito quanto erano vincenti i miei piani per Lui.
Chissà, Francè (alias S.Franceseco, anche se non è sua questa preghiera) come ti sei sentito quando i frati ti hanno chiesto gentilmente di alzarti, lasciare la guida dell’ordine e togliere il disturbo, farti da parte, proprio lì dove avevi fatto nascere tutto, proprio nella regola che tu avevi scritto e donato a loro, perché la sapevano più lunga di te, perché non avevi la “vision”, perché oramai eri di impiccio.
È tutto inutile, Frà?
Non potevamo farci gli affaracci nostri?
Evitarci figuracce con chi avevamo speso parole?
Impiegare meglio il tempo e fare del bene a chi ne aveva davvero bisogno, a chi ci avrebbe apprezzati, piuttosto che a questi ingrati?
In fondo siamo tutti così: piccoli bimbi ai primi gorgheggi di parole, entusiasti di mostrare le nostre torte di fango.
Non siamo noi, a fare, è Lui.
Certo, ci chiede di mettere i nostri cinque pani e due pesci, l’impegno, la passione, la follia e l’amore.
Lui legge il nostro cuore, a Lui è chiara e preziosa la nostra intenzione, motore per il bene in modi a noi ignoti e incomprensibili, anche quando le luci restano spente, le sedie vuote, il bouffet sprecato.





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