intervista dall’incontro “STRADE SINGOLARI”
di come strade solitarie incontrano la vocazione
Prima che essere sola, sono battezzata 🏹
Né carne, né pesce?
NO!
Appartengo a Cristo: è questa la mia gioia.
È questa la mia libertà.
Vivo la dimensione laicale nella fedeltà a Lui
e alla vita ricevuta nel Battesimo:
non sono un fallimento poiché non ho mai indossato un velo,
né da sposa, né da suora.
Poi viene la mia solitudine, – qualcuno mi vorrà correggere con “nubilato” ma si tratta pur sempre di una ferita, di una condizione non ideale, e “solitudine” rende maggiormente l’idea –,
smussata dal fatto che tante altre si trovano nella mia stessa condizione.
E sono donne bellissime, ,
lontane anni luce dal classico stereotipo sulla zitella acida.
Sono donne capaci di generare vita ovunque vadano,
capaci soprattutto di accogliere una vita
che non corrisponde a quella che sognavano da bambine.
Le vedi fare cose che altri non possono o non vogliono fare,
e non per masochismo!
Solo perché Gesù è vivo.
Sempre in virtù del Battesimo, siamo sorelle, figlie dello stesso Padre.
Ciò ci ha portato a riflettere sulle nostre relazioni interpersonali
e sulla necessità impellente di cercare una comunità
in cui poterci spendere, nella consapevolezza che il mondo ha bisogno
di noi e noi siamo bisognose di realtà nelle quali sentirci a casa:
essere qualcosa per tutti, non potendo essere tutto per qualcuno.
Ma al di là della vocazione particolare e specifica,
siamo chiamate a rispondere alla vocazione base:
essere di Cristo.
Volere quello che Lui vuole,
chè poi è quello che vuole il Padre.
Chiedere allo Spirito il dono dell’Amore di Gesù
che non giudica, che non condanna, che perdona.
Questo trasforma tutta la nostra vita.
E la nostra vita può essere qualcosa di immenso,
intriso di ogni meraviglia e bellezza.
Non c’è nulla di realmente spaventoso,
perché Cristo è Cristo, punto ❤
I.





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