Non siamo forse noi?

cose di lassùGiuda, sì, proprio lui, il traditore in persona.

Quello che fa l’amico, ma amico non è. Quello che “sono forse io?” quando già aveva pianificato tutto e cercava solo il momento perfetto. Quello del “chi inzuppa con me…”. Lui. Giuda. Semplice per noi che conosciamo la trama e il finale, ma mentre tutto ciò avveniva, mentre ancora gli apostoli non sapevano cosa sarebbe successo, il gelo calò nella stanza. “Qualcuno mi tradirà…”, qualcuno.

Capite che dramma: dieci e dico dieci persone prese dal panico perché non sapevano se sarebbero state loro. Solo uno, Giovanni, ebbe il coraggio di chiedere chi sarebbe stato. Su dodici solo lui era certo fin dentro le sue viscere, dal profondo del suo cuore, che non avrebbe mai potuto tradire.

E gli altri dieci allora?

Quelli che si chiedono se sarebbero stati loro: così poco si fidavano di loro stessi, o forse sono più sinceri di quanto lo siamo noi con noi stessi? Chi può dire di non aver tradito? E non solo la propria famiglia, o il proprio marito, o il fidanzato. Chi può dire di non aver mai tradito un ideale? Chi può dire di non essersi mai approfittato di una circostanza, di un’ingiustizia? Chi può dire di aver sempre lottato contro tutto e tutti anche quando era la folla quella da affrontare? Tutti noi, tutti i giorni possiamo tradire. Possiamo essere Giuda a lavoro, a casa, con i nostri amici. Nessuno di noi è senza colpa, nessuno si salva. I nostri valori, i nostri ideali: chi può dire di non aver mai perso la rotta o di aver sempre difeso la sua fede? Quante volte i nostri valori vengono infangati da tante menzogne? Quante volte anche noi facciamo difficoltà a difenderli, con le nostre anime intossicate dalle falsità del mondo?

Eppure questa storia di tradimenti, dei nostri tradimenti, non è solo disperazione e angoscia.

Perché il tradimento più grande che possiamo fare è tradire noi stessi e non essere in grado di perdonarci.

Giuda sapeva che Gesù lo avrebbe sempre amato nonostante tutto.

Eppure Giuda decide che lui non poteva più amarsi così: ci vuole tanta umiltà nell’accettare che siamo fragili che siamo creature piccole piene di desideri e di ideali molto più grandi di noi. Ci vuole coraggio per andare dal nostro fratello e dire che abbiamo sbagliato. Perché i tradimenti dei nostri amici e quelli che facciamo a noi stessi ce li leghiamo sempre al dito ricordandoli per anni. E’ bastato uno sguardo di Gesù per far capire a Pietro che lui valeva più delle sue debolezze. E noi? Siamo abbastanza umili da perdonare e perdonarci ogni volta che ci tradiamo?

In tutta questa triste storia, solo uno è il vincitore: Gesù, colui che ha deciso si trasformare l’atto più ignobile, il tradimento di un amico, in un finale di amore puro, quello vero, quello che non ha paura della morte.

Allora così le pagine più brutte della storia dell’umanità possono trasformarsi in coraggio e amore. Possono farci rifiorire quella passione e quel fuoco che da sempre Dio ci ha messo dentro per fare nella nostra vita cose grandi, accettando le nostre imperfezioni, i nostri difetti, i nostri errori. Accettando di non avere questa o quella dote che tanto avremmo voluto, accettando che il nostro sogno più grande può anche essere un cammino di croce. Accettando di farci guidare per vie che non conosciamo ed essere portati dove non vogliamo. La parola chiave di questo Vangelo che è la nostra vita di tutti i giorni è una sola: umiltà.

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