IACULUM QUARESIMA #16 freccia “Gesù pensaci tu”
Sembra un semplice “scarica-barile”, ed effettivamente è proprio così!
Alla cara Suor Faustina il Signore in persona rimproverò di “non avergli donato tutto”, e presa da mille rimorsi trovò il coraggio di chiedere cosa mancasse.
Ebbene, mancava il dono della sua miseria: dei suoi peccati, delle sue miserie.
Io, a pensare che Cristo vede ogni mia schifezza, provo una vergogna non da poco.
E forse è proprio questo il metro di misura della santità: quando ti fidi che l’Amore di Dio è così immenso da far impallidire il peccato più atroce, da continuare ad amarti nonostante il tuo schifo.
E se non bastasse questo a segnare la via infinita che mi separa dalla vita dei beati, ci sono storie di santi anni luce da me: preghiere instancabili, veglie notturne, digiuni, sacrifici.
Tutto cose che solo richiamandole alla mente mi fanno sentire tremendamente impreparata – più dell’interrogazione a sorpresa di fisica alle superiori –.
Così scopri che “Gesù, pensaci tu” è lo scarica barile di cui avevi bisogno:
è la resa dei conti, quando hai finito il numero delle giustificazioni e hai dimenticato la “smemo” con la firma di mamma su quel risicato “non ha potuto studiare”.
Ecco la resa, Signore: la mia santità non me la so imbastire.
Non so neanche da dove cominciare, a dirla tutta, ma so che se mi segni la strada, posso provare a seguire le tue orme, perché “il tuo gioco è dolce e il tuo peso leggero”, e io ci conto Signore, eh!





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