Restate macachi

🙈🙉🙊

Sarà  il mio nuovo motto.

Io, che manco per un attimo credo che possiamo colmare quel buco che ci separa dalle scimmie e che chiamo anima.
Una cosa che non si evolve, ma questo è  un altro discorso.

Comunque, vedo che vi riesce meglio, restare macachi.
Meglio di quel “restiamo umani” con cui dovremmo avere maggior dimestichezza e che usiamo come panacea di ogni male sulla terra,
quando diventa troppo grande anche per essere descritto a parole
e quindi chiediamo aiuto a ciò che invochiamo come un sentire comune,
che, tra l’altro, proprio dai macachi dovrebbe distinguerci.

Eppure, ci inteneriamo alle lacrime per il piccolo Punch, macaco giapponese abbandonato dalla mamma che sta facendo piangere mezzo web.

Se siamo così felici e sollevati di sapere che il cucciolo ha finalmente trovato conforto e calore nell’abbraccio di un vero macaco al posto del surrogato di peluche, perché, invece, non riusciamo ad immaginare e gioire di questo lieto fine per i bambini vittime di aborto, che potrebbero trovare l’abbraccio di qualcuno della loro specie che li amerebbe se solo gli permettessimo di venire al mondo?

Empatizziamo con la scimmietta
e non vediamo l’elefante nella stanza.

Perché ci fa tristezza pensare il surrogato di madre per Punch
e invece andrebbe bene per un bambino? 

Per non parlare del fatto che abbiamo leggi dove si condanna chi allontana i cuccioli dalla madre prima dei due mesi, ma ovviamente non vale per i “cuccioli d’uomo” .

Non voglio aprire dibattiti sul fatto che la signora scimmia che lo ha abbandonato probabilmente avrebbe scelto di ucciderlo in pancia e invece ha dovuto portare a termine la gravidanza: dai, noi siamo più evoluti per una ragione, mi dicono dalla regia.

Si potrebbero comunque affrontare un miliardo di discorsi metafisici e dibattiti non sense partendo da questa storia. 

Invece, io, voglio solo far notare che restare macachi,
a volte, ci riesce meglio che restare umani e allora…
stay macaco!

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