Cime Tempestose

ATTENZIONE!
PUÒ CONTENERE TRACCE DI UNTO
DI POP CORN E SPOILER
🍿🥤

VOTO: 8½ pienissimo!

Elordi si merita anche di più solo per il fatto di essere Elordi-e-basta.
Di come recita non è che ci interessi poi molto: vederlo in formato 7 per 10 metri è già una recensione!

In coppia con la Robbie (che vorrei alzarmi e avere i capelli come lei tutte le mattine e un vestito iridescente bianco per andare a letto tra i nuovi diritti umani) anche se lei è  troppo matura per il ruolo e lui troppo bianco per fare onore alle origini gipsy, sono la favola.

La favola nel dramma.

Lei interpreta Cathy esattamente con quel mix di arroganza e capriccio che mi aspettavo leggendo il libro.

E se proprio non riuscite a superare i buchi di trama, i personaggi mancanti e quelli un po’ stravolti (devo dire, mi è dispiaciuto soprattutto per Nelly) o la vendetta finale intergenerazionale che non trova spazio, secondo me verrete ripagati dell’interpretazione del rapporto tra i due protagonisti e della sua evoluzione.
Insomma, potete risparmiare i 10 euro di biglietto se quello che vi aspettate di vedere è  un film in costume fedele in tutto e per tutto al libro. 
Cime tempestose tra virgolette, perché  quelle virgolette sono parte integrante del titolo e danno senso a tutto il lavoro di trasposizione di Emerald Fennel, è  un sublime lavoro non di trascrizione del romanzo in sé, ma della sua essenza, e perché no, anche di quei non detti tra le righe.

Che C. ed H. alla fine saranno per sempre quei due bambini seviziati.
Il loro rapporto maturerà con loro, cambieranno e cresceranno i loro desideri, anche fisici ma, come ben mostrato dal parallelismo finale tra presente e passato, loro saranno sempre lì.
Fermi a quell’infanzia traumatica che li unirà nel bene e nel male e soprattutto, nella ricerca di affetto.

Il libro per me non è mai stato una storia d’amore, quanto quella di un dramma.

Un dramma familiare in prima battuta, e il dramma di chi non riesce a uscire da quella spirale di odio, violenza e insicurezza, tanto da portarsela dietro per tutta una vita. 
Non c’è amore.
Tra C. ed H. c’è possesso, ossessione, violenza anche nei modi di parlare e di raccontare i loro sentimenti.
La stessa Emily usa parole dure, spesso piene di rabbia. 

Questi protagonisti sono la dimostrazione di come due vuoti non potranno mai fare un pieno.

Sono due irrisolti che si incontrano e cercano appoggio l’uno nell’altra senza però riuscire a darsi davvero nulla.
E quando quei due vuoti si incontrano, formano una voragine ancora più grande che li risucchia e travolge tutto ciò che si avvicina al buco nero.

Il film mostra benissimo attraverso una ricerca spasmodica nei costumi e nelle scenografie questa sofferenza interiore.

Questa tensione.

Il vuoto di lui, quel dente che manca da quando era bambino e che, quando torna ricco, diventa un dente d’oro davvero invadente (lo vedi sempre, in tutte le scene!) a simboleggiare il tentativo di colmare una mancanza che c’è sempre stata nell’anima. Pacchiano quanto basta a dirci che nemmeno la ricchezza, potrà rendere H. meno outsider e dargli il rispetto e il rango che ha sempre voluto.

La skin room di Cathy l’ho trovata sublime!
Una camera rivestita di pelle umana, della sua stessa pelle, come a dire che dovremmo trovarci bene, almeno con la nostra, di pelle.
Quella camera dovrebbe essere il migliore dei rifugi e invece può così facilmente diventare la peggiore delle prigioni.
Quando non la riconosciamo, quando non sappiamo abitarla perché non riusciamo a stare davvero in piedi da soli.
Così noi stessi diventiamo la nostra più  grande paura.

Le scene hot ne avete già  viste quasi la metà nel trailer, tanto per cominciare e quelle che non avete visto, non sono delle più sconce mai girate. Certo, ci sono, ma non sono mai quel compimento che dovrebbe essere il sesso per chi ama, hanno sempre un fondo di malinconia e di irrisolto, un appagamento passeggero per due anime irrequiete, legate dalla sofferenza.

Scenografie, fotografia, musiche e abiti valgono da soli il biglietto.

Una gioia per gli occhi.

Non accurati nella storicità, spesso eccessivi e volutamente esagerati, ma davvero perfetti a veicolare messaggi e stati d’animo in ogni singola scena.

C’è che certe storie sono tristi e basta.

C. ed H. non avranno nessun lietofine e nemmeno quel “finché morte non ci separi”, a dar loro pace.

Continueranno a essere spettri,
perché quando l’amore non è amore,
non ci può essere Paradiso.

Questo, Emily, a mio avviso, lo mette magistralmente nero su bianco.

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