IACULUM QUARESIMA #33 freccia “cercate e troverete”

Quando si tratta di cercare, non sempre è sufficiente sbattere le palpebre: c’è chi ha bisogno di attrezzature fantasmagoriche per scrutare il cielo, chi di macchine sofisticatissime per andare a scomporre le più minuscole particelle esistenti, o i meno scienziati – come la sottoscritta – che hanno comunque bisogno di inforcare un bel paio di occhiali dalle lenti stile fondo di bottiglia.

Le cacce al tesoro a cui da piccoli eravamo tanto affezionati, crescendo, diventano estenuanti rompi-capo e raccomandazioni a quel povero S.Antonio che, almeno da parte mia, ne ha sentite di ogni. 

Inutile mentirsi: “cercare” è diventata solo una questione di tempo.

Tempo perso nel luogo sbagliato, nell’attrezzatura sbagliata, nell’interrogare il “senso” sbagliato: come quando gli occhiali che cerco li ho già nel naso, e bastava il “buon senso” di ricordare che non ero stata morsa da nessun ragno radioattivo.

Avere risposte in tempi brevi – brevissimi! – è la risposta di ogni nostro cercare, anche quando si tratta di Dio:
“Signore, cerco la mia vocazione, il lavoro per tirare avanti, la soluzione a questa malattia…”.

E seppure Itaca o la Terra Promessa fossero effettivamente più vicine di quanto s’immaginassero i loro “cercatori”, averle trovate in un batter d’occhio non li avrebbero resi gli uomini che diventarono alla fine del viaggio.

Perché nella vita ci vuole sempre una vera avventura:
quella certezza della partenza senza avere la più pallida idea di dove la realtà ci condurrà – ma sempre più in là dei nostri banali schemi mentali –. 

La vera ricerca è scoprire la realtà che era già attorno a noi, con occhi nuovi, nuovo stupore!

La realtà come ce la figuriamo noi, semplice, veloce e senza sorprese, ci ha allontanati dalla capacità di scoprire la nostra “terra promessa”.

La terra della pienezza, dove possono adempiersi le sue promesse per noi: per trovare la risposta che è effettivamente un altro “mondo”, un altro modo di esistere.

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