IACULUM QUARESIMA #25 freccia “parla Signore, il tuo servo ti ascolta”
“Apocalisse personalizzata” uguale “Sodoma&Gomorra”:
pioggia di zolfo e fuoco, città rasa.
Mentre Abramo mercanteggia con Dio per salvare la famiglia del nipote Lot – con siparietto da “mercante in fiera” annesso: “facciamo 50? Ma dai, 45? E no, ne ho solo 30!” e via discorrendo fino ai famosi 10, che comunque non si trovano – due angeli vanno a salvarli, intimando la fugga.
Unica istruzione: non voltarsi a guardare la desolazione.
Lot obbedisce ma qui il racconto svela il taciuto:
la casa è divisa, moglie e marito hanno un rapporto diverso con Dio.
Sono distanti nel modo di ascoltare e di fidarsi, quindi nelle scelte che ne conseguono.
La moglie si lascia tentare: il mondo, seppur nella sua desolazione e distruzione, l’attrae e la seduce più della Parola del suo Dio.
“Convertirsi” significa cum-vertere, girare insieme, voltarsi:
Lot lo fa, da le spalle a tutto ciò che è male.
Ma non è lo stesso per sua moglie.
Ancora una volta l’alleanza con Dio si infrange: “diventò una statua di sale”.
Non c’è ombra di punizione, Dio non la trasforma:
la scelta che ha compiuto muta la sua natura, corrompe la sua sostanza, fino al suo essere “carne”.
La mancanza di fede la rende arida, sterile, infeconda.
Guardare la desolazione senza ricordare le parole di Dio per noi, ci devasta e ci logora nel profondo.
Senza fare di Dio un Padre buono da cui cogliere il senso della nostra esistenza, ma relegandolo a maestro-zen dalle “perle” snocciolabili a seconda del tempo, ci ritroviamo con una vita vuota.
Senza voltare le spalle al nostro “sentire”, al nostro pensare, al nostro modo di vedere il mondo, al nostro giudizio sull’universo e su Dio stesso, non possiamo diventar’altro che aridi e sterili.
Come quelle persone vecchie dentro, avvizzite, incapaci di forgiare la realtà.
Guardare la distruzione senza Dio, ci isola, strappandoci la dignità e la responsabilità di “plasmare” la nostra terra – fosse solo l’aiuolina del pianerottolo –.
Non fidarci di Dio ci rende improduttivi:
“Che senso ha?
È inutile.
Non posso farci niente”.
Invece essere discepoli “sulla tua parola” è sceglie – anche oggi, anche ora – di dare le spalle al male.





Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Fornisci il tuo contributo!