IACULUM QUARESIMA #21 freccia “Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l’anima mia”
Avete presente quando siete costretti ad una sofferenza che non potete evitare?
Ecco, in quelle circostanze – dentista o estetista compresi – sappiate che potete massimizzare lo sforzo.
Offrire il dolore – qualsiasi dolore – è in un gesto di fiducia che le suore mi insegnarono da piccola: “Tu col dolore, non ci fai niente, ma Dio può trasformarlo”.
E sono cresciuta convinta che essere fedele nel poco potrà tornare utile, se mi verrà chiesto tanto – ti prego Signore non me lo chiedere eh, che poi sarei di certo una delusione! –.
Poi però, di mia “sponte”, lascio sempre qualche suggerimento al Padreterno – non si sa mai! – per la “destinazione”, le intenzioni: “lo offro per le anime del purgatorio”, “lo faccio per i bambini a rischio aborto”, “questo è per i sacerdoti” ecc.
Perché in fondo, io ho sempre la presunzione di saperne un po’ più di Lui.
Che Dio ci ama, certo, ma come amo io i miei figli, nessuno mai!
Come se la giustizia divina battesse 1 a 0 la misericordia.
Invece donare tutto senza sapere, o meglio, senza suggerire, diventa un atto rivoluzionario per me: mi fido ad occhi chiusi, ma sta volta per davvero, alla cieca!
Come la sciata dei non vedenti – che considero una delle cose più audaci mai viste – : scivolare veloci, in silenzio, tra le insidie della neve o del ghiaccio, fiduciosi, in attesa di quella voce che guidi la nostra via nel buio, indicandoci i pericoli, le svolte, le frenate.
Fidarci di dove ci conduce, di dove ci fa svoltare, di dove ci porta.
Come con Dio, cuore e anima accordati nel cammino sotto un’unica voce:
la Sua.





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