IACULUM QUARESIMA #11 freccia “non accontentatevi delle piccole cose. Dio le vuole grandi”
Sembrerebbe tutto, fuorché una frase da santa, quella che Caterina ci lascia in “eredità”.
Siamo troppo falsi ed subdoli per ammettere a noi stessi che l’umiltà che vuole Dio, quella che ci chiede, non riguarda un modo umano di descrivere il carattere di una persona.
Non ha a che vedere con quello che noi definiamo un’indole mite: non è quella pia pratica di “camminare a testa bassa”, silenziosi e docili.
Potremmo ricordare mille storie di santi che non avevano un temperamento naturalmente remissivo.
Maria, la più umile di tutte le figlie d’uomo che abbia mai mosso i suoi passi in questa Terra, nelle pochissime perle preziose raccolte nel Vangelo esulta: “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, […] tutte le generazioni mi chiameranno beata!”.
Lei sapeva che l’umiltà che vuole il Padre, non è una finta “mansuetudine”: Dio ha plasmato anche caratteri naturalmente impetuosi, esuberanti, travolgenti.
Come quello di Caterina, tanto forte e sicura da “prendere per le orecchie” il Papa e riportarlo a Roma, o quella forza che ha fatto di Pietro la roccia della Chiesa fino al punto di non rinnegare più la croce, o quello di Padre Pio che tuonava di fronte alla menzogna nella confessione.
Perchè l’umiltà ha che fare con l’amore vero, con il coraggio di seguire il Maestro per strade sconosciute, con l’audacia di sognare in grande come Lui solo sa fare.
Ha a che fare col coraggio di abbracciare nel profondo le parti più infime e miserabili del nostro essere, e consegnarle a Lui.
Ha a che fare con la forza di fidarci di quello che ci chiede, nonostante la nostra pochezza.
Ha a che fare con la follia di metterci a sua disposizione, pur sapendo di non contare nulla.
Ha a che fare col guardare in faccia il mondo, ma rimanere saldi, con lo sguardo fisso su di Lui.
Ecco l’umiltà: farsi strumento dell’immensità di un Dio che può tutto, ma sceglie di farlo con te.





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