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IACULUM QUARESIMA #10 freccia “contro di Te, contro Te solo ho peccato”

contro di Te, contro Te solo ho peccato

Avete presente quella sensazione di rivalsa, di affermazione, di potere quando prevarichi su qualcuno, quando domini la scena, quando costringi gli altri a sottomettersi a te.

In quei momenti, non conta neanche più chi abbiamo davanti, chi stiamo affossando.
Solo una cosa è chiara nel nostro intimo: noi.
Tutto perde consistenza, non c’è più l’altro, non c’è tempo, non c’è spazio
– non abbiamo più coscienza di quanti minuti siano passati, chi abbiamo di fronte e in che luogo ci troviamo -.

Tutto è sovrastato da una sola certezza: noi.

La presunzione che ci toglie dal tempo e dallo spazio, ci strappa alla dimensione umana: siamo “esseri indefinibili” o per meglio dire, indefiniti perché non più umani ma, strappati alla nostra natura, in quel momento crediamo di poter dominare, di poter plasmare la realtà, come onnipotenti.
La verità però è che ci sottraiamo ad essa, perché siamo solo creature “da niente”, incapaci di dare forma e consistenza alle cose da soli.

È in quei momenti che ci spogliamo della somiglianza con Dio per voler “farci da soli” e rimaniamo nudi.
Spogliati della verità, non siamo più contro “qualcosa” o “qualcuno” ma ci “stagliamo” a confine della realtà e presumiamo di avere la piena competenza del bene e del male: puro peccato originale.

Per questo ogni peccato, ogni volta che pensiamo di saper scegliere tra bene e male, ogni presunzione è contro Dio, e contro Dio solo: non c’è più luogo, tempo o spazio, nemico o amico, fratello o sconosciuto, ragione o torto.

Se tutti i nodi vengono al pettine, anche noi torniamo sempre lì:
l’origine del male è contro L’Unico.

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