Mamma che corsa!

Di Francesca Lollobrigida e del suo oro olimpico è stato già detto tutto. Ma una cosa la voglio dire.
Di solito sono i figli a rincorrerci sventolando non ben precisati ritratti con occhi taglia Gollum, mani che spuntano dal punto vita e tre, quattro sparuti capelli del colore che abbiamo quando non sistemiamo la ricrescita da almeno sei mesi.

Ci rincorrono e ci tirano per la maglietta pretendendo la nostra attenzione al grido di quel “guarda cosa ho fatto!” cui segue nell’ordine: un distratto “bellissimo amore”, poi senso di colpa per aver prestato poco entusiasmo o poca attenzione secondo i criteri dell’ultimo video del pedagogista che hai visto su Instagram che minacciava irreparabili danni all’autostima e un futuro da fruttariano assicurato, quindi una corsa ai ripari rimediando con un commento degno di una casa d’asta, seguita da un pezzo di scotch sul muro che, tra circa 1 mese diventerà il rumore del coperchio del secchio della spazzatura perché va bene l’autostima e i capolavori e la pedagogia, ma qui ne sfornano al ritmo di 6 al giorno e no, noi siamo il Guggenheim.

Quindi, grazie Francesca. 
Per l’oro, certo.
Per aver acceso una luce sulla maternità e aver dato speranza a tutte noi che come sport olimpico tiriamo su e giù gli zaini dal portabagagli.
Con poco tempo, molti bisogni altrui di cui prendersi cura e molte inutili chat whatsapp.

Per averci ricordato di non mettere da parte ciò  che siamo o volevamo essere.

Che si può ancora fare.

Forse in modo diverso, ma non dobbiamo vivere solo nel ricordo di quello che eravamo prima.
Che possiamo, anzi dobbiamo tornare a esserlo anche ora.
Loro saranno sugli spalti, anche questa volta.Spettatori giornalieri delle nostre fatiche e delle rughe di stanchezza: è un nostro e loro diritto vedere anche la gioia, per qualcosa che non li riguarda, per una volta.
Mostrare la persona dietro alla mamma
E grazie, perché  finalmente sarà il nostro turno di correre da loro a sventolare quello che abbiamo realizzato gridando “guarda cosa ho fattoooooo” e ricattarli quando troveremo il nostro disegno…ehm…la nostra medaglia nella spazzatura.

Chi di senso di colpa ferisce…

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