“I don’t want to wait for our lives to be over”
Quanto abbiamo lasciato sopra quel molo?
Quanto, in quella piccola città dai colori sfocati che sembrava il centro del mondo?
Quante volte siamo scesi e saliti da quella finestra?
“I don’t want to wait for our lives to be over…”
È tutto over da un po’, ormai.
E anche tu, James, ci lasci con i piedi penzoloni dal molo, in questa Reunion globale che pensavamo potesse aspettare ancora un po’.
Invece quei pomeriggi infiniti pieni di drammi adolescenziali, quei baci che ci facevano struggere fino alla prossima puntata, finiscono.
Avremmo voluto aspettare ancora un po’, e continuare a guardare quella quieta baia dove sembrava non succedere mai niente.
Invece gli anni passano.
E di cose ne succedono, ma a noi bastano quelle tre note per tornare esattamente dove eravamo.
Con le stesse paure, gli stessi irrisolti.
È comunque bello tornare.
Scoprire che anche le ferite ci accomunano.
Che anche il dolore ci rende vicini.
Che alcuni pezzi di vita non si cancellano e alcune sensazioni restano con te per sempre.
Non possiamo davvero aspettare che la nostra vita finisca.
La malattia non può essere uno standby, qualcosa da superare prima possibile.
Certo, tutti lo desideriamo, ma se così non fosse?
Penso che la fede non sia una soluzione al dolore, ma un modo di attraversarlo cogliendo la vita che c’è, anche in quel momento.
James, questo, soprattutto nel condividere il percorso della sua malattia, ce lo ha mostrato per primo.
Quando non sei più un attore, ma nemmeno più il padre o il marito che vorresti, sarai sempre un figlio.
Allora, James, adesso che l’attesa è finita, che ci dici da lassù?
“So open up your morning light
And say a little prayer for
You know that if we are to stay alive
Then see the peace in every eye”
(e vi vedo, che la state cantando!)
Annowanowei, Dawson.





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