Kevinnnn!
Certo, non so che tipo di mamma fosse nella vita vera: noi degli anni 90 la vedevamo almeno 6 o 7 volte l’anno (molto più di certi parenti, devo dire), ma la signora McCallister, la mamma che si è dimenticata il figlio per ben 2 volte prima di trovarsi sull’aereo, è stata un realistico modello di madre sovra stimolata (e capisco solo adesso cosa significhi davvero e ho pure 4 figli meno di lei) che per quanto ce la metta tutta, tuttissima, non ce la fa.
E dimentica Kevin o se ne ricorda troppo tardi.
Eppure era dolce, sorridente e cercava di rimediare ai suoi errori. Una mamma che rendeva quel caos di famiglia, rumorosa, piena di litigi, pizze rubate e figli completamente diversi tra loro, una famiglia.
Forse era così solo nei film?
Forse.
Eppure, il saluto di Macaulay Culkin mi fa pensare che non sia stata solo tutta finzione cinematografica:
“Mamma.
Pensavo avessimo tempo.
Volevo di più.
Volevo sedermi su una sedia accanto a te.
Ti ho sentito.
Ma avevo ancora molto da dire.
Ti amo.
Ci vediamo più tardi.”.
Si può essere madri per chiunque ne abbia bisogno.
All’occorrenza.
È un ruolo che molte cercano disperatamente, ad alcune viene affibbiato senza che lo stessero considerando, molte lo esercitano pur non avendo figli propri, altre lo evitano o lo rifiutano pensando che non sia la parte giusta per loro e che ce ne siano altre per cui valga la pena fare i provini.
Fatto sta che quel ruolo, quando ti viene affidato, come nei migliori casting, dal regista dei registi, ti viene appunto “affidato” e non affibbiato.
Quel Qualcuno ha fatto un provino e vuole proprio te, per quella parte.
Per essere madre di figli tuoi, o di figli che non sono della tua pancia o di tanti bambini e di tanti adulti che aspettano quello sguardo che solo una madre sa dare.
Di questo, noi mamme dovremmo essere sempre coscienti, nei momenti di sconforto, anche se ci scordassimo Kevin a casa per l’ennesima volta.
No, Macaulay.
Questa volta lei non ti ha dimenticato, di nuovo. Questa volta Catherine ti vede da un luogo dove sa che non c’è bisogno di prendere un furgone con degli improbabili suonatori di Polka col giubbetto giallo per starti vicino. Da dove è ora sa che “se anche una madre si dimenticasse”, c’è Qualcuno che l’ha scelta, proprio lei, e Lui, non si dimenticherà mai. Questo – insieme alla consapevolezza che non organizzerò mai una vacanza in aereo con figli minorenni – a me, come mamma, dà un enorme conforto e una certezza che va oltre le mie forze (e la mia memoria), oltre la mia preenza e il tempo, oltre le skill, i corsi Montessori, la stanchezza e la mia capacità di tenere sempre tutto sotto controllo.





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