QUARESIMA NELL’ARENA DEGLI HUNGER GAMES #7 RAGAZZA DI FUOCO

Nelle cerimonie di apertura si presume che tu indossi qualcosa che suggerisca la principale attività del tuo distretto.  […] venendo dal Distretto 12 , Peeta e io avremo una specie di tenuta da minatore delle miniere di carbone. Visto che le tute cascanti dei minatori non sono granché adatte all’occasione, di solito i nostri tributi finiscono con l’indossare abiti succinti e copricapi muniti di lampadina. Un anno si presentarono completamente nudi e coperti solo di una patina nera che rappresentava la polvere del carbone. È sempre orribile e non aiuta a conquistare il favore del pubblico. Mi preparo al peggio. […] Sarò nuda di sicuro, penso. […] Nuda e coperta di polvere nera, penso. […] Dice Cinna: “Tu non hai paura del fuoco, vero, Katniss?” . Vede la mia espressione e fa un gran sorriso. Qualche ora dopo, indosso quello che sarà o il più sensazionale o il più letale dei costumi delle cerimonie di apertura. Indosso una semplice calzamaglia nera che mi copre dal collo alle caviglie. Ho un paio di lucidissimi stivali di pelle stringati che mi arrivano al ginocchio. Ma sono il mantello ondeggiante, con una torrenziale cascata di arancio, giallo e rosso, e il copricapo coordinato a dare un senso preciso a questo costume. […]  Il mio viso è quasi privo di trucco, gli hanno dato appena un po’ di luce qua e là. Mi hanno spazzolato indietro i capelli e hanno fatto una treccia che pende sulla schiena nel mio solito stile. “Voglio che gli spettatori ti riconoscano, quando sarai nell’arena” – dice Cinna in tono sognante. “Kaitniss, la ragazza in fiamme”. […] Le cerimonie di apertura stanno per cominciare. Le coppie di tributi vengono caricate su carri trainati da quattro cavalli. I nostri sono nero carbone.  […] All’inizio sono impietrita, ma poi scorgo l’immagine di noi due su un grande schermo televisivo e rimango senza parole nel vedere quanto sia straordinario il nostro aspetto. Con quei mantelli ondeggianti, ci lasciamo dietro una scia di fuoco. Cinna aveva ragione riguardo al trucco essenziale: siamo più attraenti ma restiamo decisamente riconoscibili.  

Hunger Games, libro I, capitolo 5

<< Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l’uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Ma il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».>>

Genesi 3, 8-10

<<Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era nudo, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.>>

Giovanni 21, 6-8

Che lo show abbia inizio!

I tributi, dopo una giornata passata tra estetisti e parrucchieri, devono affrontare il pubblico. Non è solo una presentazione di cortesia, ne va della loro vita, della loro morte in caso non riescano a procurarsi gli sponsor necessari. Così ogni anno gli stilisti, a caccia di fama, si inventano qualsiasi assurdità pur di essere ricordati. Non passeranno solamente sotto gli occhi di tutta Capital City: ogni televisione trasmetterà la diretta, la presentazione dei tributi dei distretti.

Non c’è altro che l’apparire, a questo punto: tutti a caccia di un vestito “che faccia il monaco”, che mostri migliori, che possa avvantaggiare in qualche modo i contendenti e renderli “più” in ogni ambito: più speciali, più forti, più desiderabili, più attraenti, più simpatici.

Chi non ci riesce, ha già un piede nella fossa.

Kat ci parla di vestiti, ma non solo. Quando i costumi sembrano tutti banali e le tattiche di seduzione sembrano prevaricare la scena, allora ci si spoglia.

O meglio, ci obbligano a spogliarci:

non c’è più bisogno del vestito come mezzo per comunicare, a farsi strumento è il nostro corpo, l’unica via per il nostro obiettivo. È  la nudità del mondo, quella fatta di sguardi fugaci e pudore, la stessa sperimentata all’inizio della creazione da Adamo ed Eva: ritrovatisi nudi, corsero a coprirsi. 

Ma seppur sembra il mezzo più immediato per entrare in intimità, Dio ci dona una nudità più drastica e terrificante.

Sì perché rimanere nudi non è poi la fine del mondo: può capitare in uno studio medico, davanti ad un dottore, dall’estetista, dal fisioterapista, negli spogliatoi. In fin dei conti sono occasioni in cui l’imbarazzo non ci mortifica, non ci traumatizza.

Gesù invece sapeva spogliare il corpo in modo agghiacciante:

nulla a che vedere con la carne ed i vestiti. Nessuna stoffa poteva coprirti, nessuna mano ti avrebbe toccato per spogliarti, e tanto meno, nessuna mano avrebbe potuto sottrarti, tentando di nascondere qualche lembo di pelle.
Restavi lì, nudo come un verme ma con i panni addosso, sperando che quella sensazione se ne andasse al più presto, o meglio, di sfuggire a quell’uomo il prima possibile.
Perché non c’era verso di mantenere il controllo.
Dio ti guardava, ti penetrava i tessuti fino ad arrivare al cuore, ad ogni atomo che lo compone, fino a scendere nelle viscere più profonde, scrutando centimetro dopo centimetro la tua anima, la parte più profonda di te, più intima persino del tuo stesso corpo, mettendola a nudo.  

Possiamo anche rimanere svestiti e mantenere la nostra dignità, la nostra capacità di relazione, tenendo a bada la vergogna: in palestra, all’ospedale, in un centro benessere.
Nudi davanti a sguardi sconosciuti, eppur non minacciati.

Ma la nudità, con Dio, è di più.

Ti guardava negli occhi e ti sentivi lacerare da un amore nuovo, lo udivi pronunciare ad alta voce ciò che tu solo avevi pensato. .
Più a nudo di così?!.

E mentre ci preoccupiamo di togliere pezzi di vestiti per piacere, per farci merce di scambio in cambio di un affetto a buon mercato, siamo sempre

meno nudi, anche se finiamo senza vestiti.

Sempre meno penetrabili, con pensieri solo nostri che mai avremo il coraggio di dire ad alta voce.

Ci vuole Cristo per spogliarci

anche di fronte a chi amiamo, anche quando ci conosciamo da sempre: 
ci vuole lui per distruggere quelle corazze adamantine; 
per toglierci tutti quegli strati di sensi di colpa e inadeguatezza;
per mostrare le cicatrici sulla pelle, le amputazioni, le ustioni, le ferite ancora aperte, senza vergogna;  
per ripiegare con cura tutti quei pensieri interiori, solo nostri, di cui spesso ci vergogniamo, anche solo per averli pensati.
Ci vuole Lui per far scivolare dalla nostra pelle ogni desiderio indicibile, di quelli fatti della sostanza dei sogni, che sanno di cose grandi, di quelli che non diciamo per paura di spaventare chi abbiamo davanti.

Ci vuole Cristo, soprattutto nelle camere da letto,

soprattutto per fare l’amore, per diventare amore, per continuare ad essere amore e per trasfigurarci nell’amore.

Questo, chi non ha Cristo, non lo immagina, non lo può sapere:
così nasce il sesso, così muore un rapporto di coppia. 

Solo Cristo ci può insegnare come rifare l’amore ogni giorno, come spogliarci e rivestirci delle sue vesti.
Solo questa nudità ci restituisce la dignità di figli di Dio.
Solo spogliandoci potrà rivestirci di una vita trasfigurata,

di uno Spirito di fuoco pronto a incendiarci l’animo:

non saremo più quegli Adamo e quelle Eva che si nascondono da lui per andarsi a coprire di foglie di fico.

No, siamo nuovi apostoli, nuovi Pietro, che se si accorgono di essere nudi, di corsa si cingono i fianchi alla bell’e meglio per corrergli incontro, senza aspettare, senza esitare.
Perché Pietro sa che solo se abbiamo la coerenza di farci trovare nudi, Lui potrà rivestirci da suoi fratelli, figli di Dio

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