“Iu t’ha lassari e mi n’agghiri, amuri amuri”

Sono sempre stata affascinata dalla Sicilia, dalle tradizioni, i colori, le maioliche e le stupende teste di moro.

Forse anche per questo mi diverto a guardare serie e film ambientati nella splendida isola. Per respirare un po’ di quei profumi anche dal divano di casa. Come se quell’aria, quelle acque, incastonate nelle spiagge dorate, racchiudessero sotto i cieli argentati delle sere d’estate, la ricetta della vita e dell’amore appassionato. “Devo lasciarti ed andarmene, amore”, canta una stupenda canzone in dialetto siciliano.

Ma cosa fare quando si soffre, dopo la bevuta con le amiche, le passeggiate guardando le stelle, i film struggenti ed il gelato?

Che ci facciamo con quella valigetta pesante di ricordi? Dopo che abbiamo lasciato che gli amici ricostruissero il nostro cuore, aiutandoci a passare i punti, uno dopo l’altro? Perché lo scocci e lo bendi, ma quel pezzettino che hai donato, non puoi rimpiazzarlo, rimarrà sempre un forellino che un pò brucia sotto la pelle. Lo so, ci sono storie bellissime, senza intoppi, coronate da tanto cu.. Cuore! Ma non è la mia strada fin ora. E spesso quando mi sono ritrovata con il cuscino bagnato, ho chiesto “Signore adesso che ci faccio con tutto questo? Con questo granellino d’amore che mi hai dato, che non può fiorire e che non lo vedrò sbocciare?” Come affrontare di nuovo un amore che ci brucia dentro? Una delusione, un sogno che svanisce? Una storia che dobbiamo lasciar andare?

Com’è naturale che sia, dai 15 ai 20 non c’era posto per l’eroismo: pianti, lacrimoni e amiche pronte con i fazzoletti! Dai 20 ai 25 lo slogan diceva “sono una donna, sono libera ed indipendente, non lascerò che niente e nessuno mi scalfisca!”. Che tradotto funzionerebbe più o meno così: piccolo piantarello e luuunghi aperitivi conditi di sedute psicanalitiche ed insulti al mal capitato. Bene, siamo ai 30. Oltre ad aver accorciato le sedute di psicoanalisi “friends&spritz”, concedermi qualche piantarello in santa pace ed aver definitivamente azzittito la vocina “indipendent-girl power”, ho sperimentato lo stravolgimento.

Dopo il silenzio iniziale che di solito è di routine tra me e Lui dopo una bella batosta, mi sono sorpresa in una nuova richiesta.

Prima mi ritrovavo a chiedere a Lui di aggiustare tutto, di darmi forza e pazienza nell’attesa, di aiutarmi ad essere pronta per il nuovo amore che sarebbe arrivato. Invece ora, al di là di ogni mia aspettativa, ho chiesto la grazia di riempire quel pezzettino di cuore solo di Lui: “Signore, nonostante tutto, nonostante me e lui, permetti che questo semino, questo amore non sbocciato, fiorisca solo per te. Non più come la rosa che io volevo, ma come una semplice margherita. Un fiore insulso, poco ricercato, senza colori, ma che sa sbocciare al momento giusto ed indicare a tutti l’inizio della primavera, della rinascita. Che non è solitario, ma trova la sua bellezza nel fiorire insieme, nello stare insieme. Non posso sapere perché non può essere il germoglio che avrei tanto voluto, ma posso donarlo a te. Perché non secchi tra le arsure del mio cuore, non anneghi nel pieno delle mie lacrime. Ma possa essere memoria della bellezza, dell’amore sperato, coltivato, anche se non fiorito. Possa ripensare a quei giorni e gioire della pienezza strabordante che ho sperimentato, gioire della speranza che Ti abbiamo donato e del cammino che abbiamo vissuto in Te. Possa sapere che Tu quell’amore lo custodisci, che non è stato calpestato e gettato, che non è stato solo un inutile stelo di spine. Sapere che Tu, puoi far fiorire anche la morte delle mie speranze, dei miei sogni, in un modo straordinario che neanche posso capire. Fidarmi che Tu ne avrai cura, lo farai fiorire, che mai è vano, con Te, l’amore“.

2 commenti
  1. Tania
    Tania dice:

    Questo articolo casca a fagiolo. A febbraio mi trovavo a Roma per lavoro. Mi sono invaghita di un uomo: è piuttosto carino e divertente. Insomma, un tipo piacevole. Unici neo: è separato/divorziato ed ha una figlia ed io all’epoca ero fidanzata. Poi causa covid, non l’ho visto più. Nel frattempo io rientro in Sicilia (eh sì: sono siciliana ) ma non smetto mai di pensare a lui e di costruire il mio film d’amore. Non avrei mai immaginato di tornare a Roma e quando ad ottobre l’ho rivisto, non solo ho ripreso a fantasticare e, ovviamente, pregare per questo mio film ma ho anche lasciato il mio ragazzo. Ad oggi, tra me e lui non è successo niente. Non mi ha neanche chiesto il numero di telefono. E devo ammettere di esserci rimasta male. È vero: è peccato avere una relazione con un uomo divorziato ma è stato più forte di me. E proprio ieri sera chiedevo spiegazioni al Signore Gesù. grazie per lo spunto di riflessione: almeno ciò che ho provato, seppur sbagliato, non è sprecato.

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    • marthamaryandme
      marthamaryandme dice:

      Cara Tania, la maggior parte delle volte, invece di lottare, escogitare intricate strategie e fare mille supposizioni, dovremmo solo pregare ed abbandonarci alla Sua volontà. Perché spesso noi donne siamo piene di buoni propositi, esaminiamo le circostanze sotto ogni dettaglio e ci arrovelliamo i pensieri in cerca della soluzione, della stategia migliore, della chiave di volta per sistemare una volta per tutte la situazione. Ma spesso se ci impuntiamo e se iniziamo a tutti i costi a fare con la nostra testa, diamo troppo spazio alla mente di vagare e creare mille universi paralleli, e semplicemente perdiamo la lucidità e non vediamo più la realtà.
      A me, ad esempio, succede ogni volta.
      Ultimamente però ho cercato di cambiare questa bizzarra maniera di tenere tutto sotto controllo, ma mi sono fatta aiutare:
      – quando decido che una situazione mi sta a cuore, ho imparato a pregare, forte e senza arrendermi, non perché la situazione si modifichi come è nei miei pensieri, ma affinché io ritrovi la serenità e l’equilibrio perso;
      – quando inizio a pregare per qualcosa di molto specifico, parlando tra me e Lui stabilisco in modo chiaro un “tempo”, una data massima entro la quale gli chiedo di chiarimi i pensieri o di intervenire per rendermi chiara la situazione, per non rimanere bloccata su me stessa e sui miei pensieri ma aprirmi all’eventualità di dover cambiare direzione, anche contro la mia volontà (fin ora Lui non è mai stato in ritardo, o spesso mi sono accorta che ero io che non volevo accettare di arrendermi o cambiare, che non volevo accettare di dover lasciare andare qualcuno). In un modo o nell’altro, la provvidenza è sempre stata puntuale, nonostante l’incaponirmi nelle mie decisioni, la voglia di fare di testa mia;
      – non chiedo di aggiustare qualcosa o qualcuno, un po’ perché la libertà che Lui lascia a noi, se amiamo, dobbiamo anche noi lasciarla agli altri. Poi perché il cambiamento è imprescindibile dal nostro impegno e dalla nostra volontà di migliorarci. Spesso ho pregato perché mi mettesse nella condizione di aiutare, perché cambiasse i miei pensieri e guarisse il mio cuore (soprattutto quando pensavo che il problema fosse l’altro), perché mi insegnasse la pazienza e mi aiutasse a “capire” le difficoltà di chi avevo davanti, perché mi insegnasse ad amare davvero e la vera carità (che devo sempre finire di imparare!), perché mi insegnasse ad amare piuttosto che chiedere di venire ricambiata.
      Pregare non per sistemare una situazione o aggiustare qualcuno, ma per amore di chi ho incontrato. Perché se anche la situazione non si aggiustasse, so che Dio, attraverso di me, avrà aiutato chi ho davanti, lasciando qualcosa di buono a quella persona, nonostante la situazione non si risolva come avrei desiderato.
      – è importante confidarsi con il padre spirituale o le amiche fidate: loro ci conoscono a fondo e possono guidarci quando per noi la visuale è offuscata. Per me è un grande dono potergli chiedere di pregare per le intenzioni che mi stanno più a cuore, non perché Lui ascolterà di più, ma perché anche nella preghiera si può sperimentare la vicinanza, mentre spesso i problemi ti lasciano nella solitudine. Inoltre è un grande passo di umiltà, sperimentarci piccoli e bisognosi anche delle preghiere dei nostri amici, e anche questo “passo” possiamo offrirlo come dono delle nostre difficoltà lungo il cammino. Un forte abbraccio

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