Harry Potter e quei pezzi di male intorno a noi

Un tema tormentato, se sei cattolico,

di quelli su cui finiscono e le amicizie: Harry Potter sì o no?
Confesso: io l’ho letto. E mi è pure piaciuto. Ho anche visto i film (e li riguardo ogni volta che capita). Sono pure andata a Londra a quella super-markettata che è il finto binario 9/45 (per entrare a quello vero serve un biglietto ferroviario). Ora che mi sono tolta questo sassolino e giocata più di un’amicizia virtuale provo a giustificarmi. In realtà c’è poco da giustificare: lo so che Harry Potter non è esattamente la lettura della vita dei santi. So quello che si dice in giro di Tu Sai Chi (aka J.K.Rowling, non la nomino per evitare di perdere altri affetti! Sai mai?!) e confesso che mia figlia non si avvicinerà alla lettura prima dei dodici anni, o per lo meno quando riusciremo ad avere una discussione serena sul fatto che un cane a tre teste potrebbe simboleggiare molto più di un mostro messo lì a caso. Potrebbe. I simboli occulti e l’esoterismo in questa saga a volte sono troppi per pensare alle coincidenze. Eppure, se del male si parla, se davvero le intenzioni dell Rowling erano cattive, sarà forse per questo che la saga, il male sembra conoscerlo davvero e raccontarcelo per quello che è.

Un male che da subito appare davvero oscuro, nella forma inquietante di quel Voldemort senza nome e senza un volto umano. Un male che trasforma, dentro e fuori. Che da invisibile si fa tangibile in quello che incontra: il male non è astratto, o meglio, lo è, come quel Lord Voldemort che non ha un suo corpo, ma che sopravvive in e grazie a quegli orcrux così pericolosi e reali.

Una ricerca difficile e quasi disperata: quali sono questi oggetti?

Spesso non appartengono neanche direttamente al Signore Oscuro, ma ci ricordano che il male non è solo una favola innocua, da relegare alla sfera del “chissà se esiste” o meglio del “se esiste è solo un’ombra, una larva senza potere”. È qualcosa di estremamente concreto, che possiamo trovare annidato nei cantucci più impensati delle nostre vite. Nelle stanze piene di roba, lasciate chiuse per anni. Sarà per questo che a un certo punto arriva anche nel mondo reale, quello dei Babbani, che sono all’oscuro della magia e vivono beatamente ignari di quanto siano in pericolo.

Un male che è anche nell’anima di ognuno, anche di un buono come Harry

e a me ha fatto pensare al retaggio di un peccato originale che però non determina la nostra sorte perché come ricorda Silente “sono le scelte che facciamo che determinano la nostra sorte”. E soprattutto, l’amore che ci ha salvato può salvarci ancora, se abbiamo il coraggio di sceglierlo.

E allora eccoci, noi, piccoli Harry che non conoscono magie ultrapotenti o hanno invocato quell’Expecto Patronum troppe poche volte per saperlo maneggiare bene di fronte a una oscurità così dilagante. Noi, con la forza che ci viene da altro, da un amore in cui abbiamo fiducia, che abbiamo sperimentato ancor prima di poterlo ricordare, di cui resta una cicatrice che ci chiediamo, a volte, se sia davvero quello che crediamo sia. Noi, armati di fiducia e con la convinzione di dover fare qualcosa, anche se le forze sono poche, distruggendo quelle scintille di male che troviamo sulla nostra strada, una dopo l’altra. Che gli orcrux sono ben nascosti spesso, in qualcosa di bello come un gioiello. Il male cerca sempre di mascherarsi da bene e il mio compito non è sconfiggerlo da sola perché come Harry viene sempre salvato da quell’amore che lo ha protetto e lo protegge: “io vi darò lingua e sapienza, a cui tutti i vostri avversari non potranno resistere, né controbattere”, mi risuona nella mente. Come Harry, dobbiamo avere il coraggio del prescelto, che viene dalla certezza di sapere che Lui ha scelto proprio me, per questa missione. Perché la più grande eredità che ci lascia non è in nessun orcrux, ma dentro di noi. Siamo noi i suoi pezzi di anima luminosa, quelli che ha unto e mandato a seminare luce.
E se Harry Potter è davvero un libro malefico come appare, devo dire che la Rowling si è fatta scacco matto smascherando così bene il male e quell’unico meccanismo di salvezza e scelta che può farlo soccombere.

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