outfit paillettes da giorno

Paillettes di giorno – outfit per indossarle

Le paillettes sono quella cosa che appena la metti e ti guardi allo specchio è subito mezzanotte del 31/12 o la tua festa dei 18 anni. In realtà bastano poche semplicissme regole per poterle indossare anche di giorno senza dover per forza sembrare appena uscite da un video delle Spice Girls. Certo, comunque è una scelta più vistosa della solita giacca di pelle o della maglia di cotone, ma insomma, ogni tanto un po’ di luce ci vuole, soprattutto negli outfit delle giornate invernali. Allora compratelo quell’abitino tutto pailettes per il cenone di San Silvestro, ma prima leggete qui e scoprite come utilizzarlo anche il resto dell’anno senza sembrare l’anima della festa!

1. Poco.

Un capo pailettoso basta e avanza. Scegliete voi quale, ma poi attenzione a non fare il bis perché potrebbe essere troppo.

2.No drama.

Sdramatizzare is the way! Il capo è importante, riflette di luce propria, non so se mi spiego, e allora non andiamo a caricare l’outfit con altri dettagli. Less is more, sopratutto con le paillettes. Se avete un pantalone, una giacca o addirittura un abito luccicante provate ad abbinare del denim sopra (una camicetta, una giacca) o sotto (semplici jeans e sneakers).

Se il denim non vi convince via libera ad anfibi, felpe over sopra abiti luccicanti o gonne di paillettes che sbucano. Anche la giacca semplice dal taglio sportivo e minimal è un’ottima accoppiata per un pantalone o una maglia tutta pailletes: un evergreen per l’ufficio.

outfit paillettes da giorno

3. Oro anche no.

Ma se proprio lo avete comprato guardate il punto 2! E soprattutto non col nero, che fa davvero troppo ultimo dell’anno. Meglio col denim, il rosa o il beige.

outfit paillettes da giorno

Scegliete delle paillettes rosa confetto, oppure grigio metalizzato o magari multicolor (bellissimo soprattutto sul denim). Non esiste solo l’oro a Capodanno e dare spazio ad altre tonalità vi faciliterà il compito di abbinare le paillettes tutti gli altri giorni. Un rosa ad esempio è perfetto con una maglia bianca anche per il giorno. Oppure il grigio scuro col nero è un tono su tono che dà la giusta luce senza esagerare ed essere troppo vistose.

outfit paillettes da giorno

4. Giocate di dettagli.

Soprattutto se non volete dare nell’occhio il consiglio è quello di partire da piccoli dettagli: una pochette, delle sneakers completamente paillettate, le maniche di una felpa. Se è la vostra prima volta con le paillettes andare per gradi vi aiuterà a prendere confidenza e soprattutto a non buttare soldi in un abito da una sola notte. Sicuramente gli accessori sono più facili da abbinare, ma fanno comunque il loro sporco lavoro quando si tratta di impreziosire il solito outfit sportivo ad esempio o dare un po’ di luce al mono colore (amanti del total black sentitevi chiamate in causa!).

outfit paillettes da giorno

DISCALIMER: le immagini utilizzate non sono di nostra proprietà  FONTE: web

 

i cattolici nel presepe

Ci sono anche io in quel presepe

cose di lassùNon so dove sarei stata quella notte stellata.

Forse sarei stata la proprietaria di una di quelle locande piene.

Non ci posso credere che li avrei mandati via, non posso credere che non avrei trovato neanche un materasso. Dai, a una partoriente avrei sicuramente ceduto il mio di letto, piuttosto che mandarla altrove. Forse che i proprietari di quelle locande erano tutti uomini? Ma anche un uomo sa cosa significa il parto, ci sono anche loro in quella sala di solito, a fianco delle loro mogli. Non posso credere che gli avrei chiuso la porta in faccia.

Eppure è andata così.

Eppure, adesso che ci penso, gliele chiudo tante volte quelle porte. Gliele sbatto proprio in faccia con potenza, come una adolescente isterica: perché hai fatto questo? Perché non mi dai quello che voglio? Perché la tua volontà non è mai la mia? Perché proprio adesso? Proprio stanotte che ho da fare, ho la locanda piena,

perché il tuo tempo non è mai il mio, Signore?

Mi ci vedo bene in quella locandiera, purtroppo. Forse me ne sarei pentita poco dopo, come mi succede spesso, l’avrei riconosciuta tardi quella famiglia, quella provvidenza di Dio che bussa proprio a casa mia. Sarei scesa in strada a cercarli, ma sarebbero già stati inghiottiti dalla notte.

Forse sarei stata uno di quei pastori.

Una di quelle statuine con le pecore sulle spalle. Magari riuscissimo e essere quei pastori. A lasciare il gregge nella notte perché stanotte tutto può aspettare. Certo, gli angeli li hanno avvisati, ma loro hanno lasciato tutto e sono andati. A volte penso che nonostante possiamo vedere, è troppo difficile lasciare la nostra vita, così com’è, subito, nella notte, senza aspettare di organizzarsi. Sentire la chiamata e andare ad adorarlo. Perché non c’è niente di più importante. Per essere uno di quei pastori bisogna essere poveri dentro, umili, saper donare quel poco che abbiamo, quelle pecorelle che tutte le statue portano sulle spalle.

Forse sarei stata uno dei Re Magi.

Mi piace guardare le stelle, pensare che il firmamento, quell’intreccio di luci lontane possa parlarmi della grandezza e della potenza di Dio. Mi fa sentire piccola, così tanta bellezza mi ridimensiona. Sarei partita per seguire un sogno, una cometa. Sogni li chiamiamo, senza accorgerci che quei sogni è lui che ce li ha dati. Se segui quello giusto, non una stella cadente a caso, ma la tua cometa, la tua vocazione, certamente arriverai a lui. È lui che ti ha dato quel sogno, è lui che vuole la tua felicità e ti guida verso di essa. Alla fine è comunque a lui che arriverai. La gioia piena. Il senso del tuo vagare.

Mettiamoci in viaggio allora, che siamo Magi, una locandiera che si è accorta di aver sbagliato ed è in strada a cercare di rimediare o un pastore fedele.

C’è posto per tutti in quel presepe.

L’importante è entrarci, prenderlo quel posto. Che ogni anno ci troverà diversi, a volte più pronti a lasciare tutti e tutto, altre meno. Ma facciamoci trovare lì da quel bambino quando arriverà.

etichette-natale-sincere da stampare

Etichette “sincere” per regali di Natale! Da stampare!

fai-da-meAllora sono pronti questi pacchetti?!

Ditelo che anche voi siete di quelli che fanno finta di andare in bagno mentre tutti si scambiano i regali per finire di impacchettare. O peggio, di quelle maniache compulsive ossessive del pacchetto, che passano ore a scegliere la carta dal cartolaio per poi usare quella dello scorso anno che “è troppo bella, sprecata per mio fratello, che manco la apprezza e ci accende il caminetto”(invece dovrebbe almeno usarla come carta da parati, non vi pare?!)

Che siate del team “pacchetto perfetto” o del team “non ho avuto tempo e metto una coccarda fatta e tutto sulla busta ” il nostro regalo di Natale fa al caso vostro: effetto WOW assicurato e soprattutto, perfetto per sminuire l’imbarazzo e l’ansia da apertura regali (che, ammettiamolo, c’è sempre!).

Le etichette per regali “sinceri” che “bastava il pensiero” ditelo a qualcun altro!

Scaricate il file e ritagliate. Non ringraziateci (ma se proprio volete farci un regalo siamo felici eh!).

etichette sincere per regali da stampare

Buon Natale!

Lettera sul Natale a una mamma e un papà controcorrente

cose di lassùCari mamme e papà,
la notte più importante dell’anno sta per giungere, il Bambinello sta per nascere, ma noi siamo pronti?

E cosa abbiamo detto ai nostri figli per preparare i loro cuori al Natale?

Iniziamo dalle basi, forza…che cos’è il Natale? È la festa della nascita di Gesù. Ah, quindi è il suo compleanno? No! Durante la messa di mezzanotte il sacerdote leggendo dice di esultare perché è nato il figlio di Dio! Non si ricorda soltanto il fatto storico avvenuto più di duemila anni fa, ma si celebra la nascita di Gesù oggi, nelle nostre vite. È qualcosa di grande!
Ma come possiamo fare per trasmettere ai nostri bimbi il vero e unico significato del Natale? Iniziando con cose semplici. Costruite insieme il presepe, permettete loro di partecipare e date loro, per esempio, l’incarico di sistemare Gesù nella mangiatoia la sera della vigilia di ritorno dalla messa di mezzanotte, o la mattina di Natale, e di spostare in avanti i Re Magi, che si avvicinano alla grotta per adorare Gesù.
Le case a Natale sono sempre più decorate, ricche di migliaia di lucine, nastri, ghirlande, ma quando si entra dentro, spesso troviamo un grande albero ma nessun presepe.

È quello che diventiamo noi se viviamo senza Cristo.

Un corpo decorato, vestiti appariscenti, sgargianti, per farci ammirare, ma dentro, se qualcuno va a sbirciare non trova nulla, solo il vuoto.
Allora cari mamme e papà controcorrente, amate i vostri figli e parlate loro del Natale in modo semplice ma autentico. Date meno enfasi ed importanza a Babbo Natale e ai regali, dite che il Natale è una festa di gioia, ed i regali sono un modo per dimostrare la nostra felicità e il nostro amore alle persone che Dio Padre ci ha messo accanto. Non esagerate quindi, non regalate loro regali costosi e chiedete anche a chi vi sta accanto di fare altrettanto.
Fate il possibile per mettere al centro Gesù. Come sempre con i più piccoli sono i gesti e le azioni a rimanere impressi, più che le parole. Un bel presepe, una letterina a Gesù bambino scritta non per chiedere regali per sé ma come preghiera libera e spontanea, magari per affidare a Gesù il fratellino, la mamma ed il papà, i nonni, gli zii, i cuginetti e gli amichetti.
Il giorno di Natale cercate di non trascorrerlo esclusivamente occupandovi della pancia, andate alla messa con i vostri bimbi e insieme a loro andate a visitare un presepe vivente o meccanico. Aiutate i vostri figli a costruire ricordi essenziali, da poter rievocare e utilizzare per poter costruire una vita da adulti,

dove Gesù ha il posto del Re e non dell’elfo o di una creatura di fantasia, divertente in un certo periodo dell’anno ma fuori luogo nel resto del tempo.

Ricordate, si può sempre cominciare a vivere con lo sguardo in Alto, non è mai troppo tardi. Quindi, iniziate da oggi e prendete per mano i vostri figli, cosicché inizino fin da neonati a sentire il profumo del Natale vero e a pensare a quel Bambinello che nacque in una stalla e che rivoluzionó le nostre vite spalancando le porte del paradiso!

Mi compro un (cappotto) cammello – perché ti serve e come portarlo

Se decidi di comprarti un cammello io ti capisco.

Anzi, hai tutta la mia approvazione perchè dove non arrivano i diamanti (che tranquille non arrivano spesso neanche da queste parti!) lui può: ti fa sentire bella, sempre a posto, sofisticata, chic, parigina, newyorkese, insomma tutte le donne che vuoi essere. Basta avere un cappotto cammello.

Non siete convinte?

1. Quando vuoi dare una svolta ai soliti jeans buttati sulla solita sedia.

Avere un intero gurdaroba a disposizione non conta quando hai i tuoi comodi jeans sdruciti, allentati nei punti giusti e che “tanto l’effetto used è tornato di moda”. Ecco sopra ai soliti jeans sdruciti e, rilancio, pure alle solite sneakers bianche, mettete un cappotto cammello dal taglio a vestaglia, di quelli lunghi, con la cinta in vita e da lasciare aperto ecco che trasformerete il solito outfit sporty-tristy-banal in qualcosa di più insolito! Molto bello da abbinare con una maxi borsa e occhialoni (cosi se siete di fretta o siete uscite solo per quella commissione e puntualmente incontrate mezzo mondo e non vi siete truccate siete comunque salve!).

abbinare il cappotto cammello ai jeans

2. Quando vorreste essere a fare colazione con Serena e Blair sulle scale del Met, anche se voi siete sulle scale dell’ufficio postale aspettando che si decidano ad aprire e senza Starbucks fumante in mano.

New York. Upper east side. Il vostro caffè mocha medio in mano, un cappello a falda media in testa e una sola regola: bicolore. Il cappotto cammello è tremendamente sofisticato se lo abbianate ad outfit completamente bianchi o neri. Un tubino nero al ginocchio, gonna e maglia panna o bianca. L’importante è il monocolore sotto e il cammello sopra. Serena e Blair vi noteranno. Ma se a New York preferite Parigi basta sostituire il basco al cappello a falda e il tacco a una stringata.

come portare il cappotto cammello

3. Quando vi decidete a investire sul cappotto “jolly”, quello che “ok lo pago, ma lo sfrutto e deve durare più dell’amore tra Brooke e Ridge in Beautiful”.

Vi rendete conto quanti anni sono?! Mia nonna era appena sposata quando ha cominciato a seguire Brooke e Ridge. Allora se cercate un cappotto così il cammello è la soluzione. Magari un classico doppio petto al ginocchio. Un taglio non troppo modaiolo che va bene sempre: sopra il pantalone, sopra qualcosa di elegante, con ogni colore. Non mi credete?! Sono quasi sicura che anche Booke ne aveva uno alla prima puntata di Beautiful.

abbinamenti col cappotto cammello

6 regali per amici cattolici!

Certo, se avete degli amici nella fede (i famosi BFF!) sarebbe bello non regalare dei comunissimi (ma sempre utili eh!) calzini! Ma se il libro già glielo fate tutti gli anni e i rosari non si contano più, allora servono idee creative come questi 6 regali che ogni amico o amica cattolica apprezzerà!

Avviso importante: la ricerca dei prodotti è stata fatta da noi liberamente, non è una sponsorizzazione per cui siamo state pagate o riceviamo alcun compenso. Solo consigli spassionati!

1. Il portachiavi col Santo preferito

I Tiny Saints sono dei piccoli portachiavi in gomma con vari santi disegnati nello stile kawaii. Davvero bellissimi e moderni, da portare in giro con voi sempre! E di sicuro faranno venire voglia anche a chi non crede di averne uno! Tra l’altro ogni porta chiave arriva con un brevissimo riassunto della storia del santo nella confezione. E se proprio non sapete quale scegliere, ci sono sempre quelli con Gesù o Maria, così non potete sbagliare!

Regali per amici cattolici originali

2. La birra Nursia

La fanno i benedettini di Norcia, che col convento da restaurare, di questi tempi hanno davvero bisogno di un sostegno. Potete trovare tutte le info sul loro sito web (www.birranursia.it) o, se siete di strada, andare a Norcia ad acquistarla. Altrimenti si può trovare se cercate su Google anche in vendita negli shop online di alcune norcinerie locali. Un prodotto artigianale di eccellenza, fatto seguendo la tradizione monastica belga. Di sicuro i maschietti apprezzeranno un bel tris!

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3. Un kit per “bible journaling” e il libro elledici dei Salmi per cominciare

Il bible journaling è una specie di lectio divina artistica. In America hanno delle bibbie apposite, con spazio per scrivere, decorare, colorare, riprendere le frasi preferite di una pagina ecc. Ancora in Italia non si trovano, ma Elledici ha pubblicato un libro sui Salmi fatto apposta per il bible journaling: “salmi per il bible journaling. Leggi prega crea.”  ed elledici). Regalatelo con un kit di colori, matite, penne colorate, washi tape (gli scotch colorati o a fantasia) e timbrini. La Faber Castell ha un bellissimo kit completo con tutto l’occorrente per il bible journaling! I cattolici più artistici apprezzeranno! Ed è un nuovo modo di pregare e meditare la parola di Dio.

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4. La tazza ispirazionale

Per cominciare la giornata con la giusta dose di ispirazione perché non regalare una tazza con citazione? Su Etsy ne trovate a bizzeffe, le nostre preferite sono quelle con scritto “blessed” o “too voesseb to be stressed!”, giusto per ricordarci quanto siamo fortunati e amati già di prima mattina! Molto azzeccata anche quella con la citazione dal Salmo. Comunque ne trovate tantissime se sapete che il vostro amico ha un versetto biblico o del Vangelo preferito! Molti shop le stampano anche personalizzate. Vi sembra poco?! Riempitela di bustine di tè o di biscotti fatti da voi!

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5. Libro con segnalibro versetto

L’abbiamo detto, il libro lo fate tutti gli anni! È un regalo bello, utile, profondo e poi di libri che parlano di fede ce ne sono tantissimi (leggetevi la nostra categoria pop corn & co. se cercate ispirazione!). Per essere più originali che ne dite di accoppiare al libro un bel segnalibro personalizzato in metallo? Con nome e un versetto della bibbia? Oppure quello fatto con un cucchiaio da tè inciso sempre con una frase della Bibbia o del Vangelo a mo’ di dedica?! Oppure la croce in filo di rame? La mia preferita! Così la vostra amica vi penserà ad ogni libro che leggerà da ora in poi!

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6. Tisana o unguento dell’antica farmacia dei monaci camaldolesi

Torniamo in monastero, sul sito www.anticafarmaciacamaldoli.it c’è l’imbarazzo della scelta tra liquori, tisane, dopobarba per lui, creme e unguenti al miele e propoli per lei. Qui non potete sbagliare, le ricette dei monaci sono ispirate dalla natura dei boschi e quelle tradizionali provengono dalla tradizione cistercense.

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Gesù abita a casa nostra – 6 abitudini da prendere in famiglia

cose di lassù>Ci sono cose che nessuno vi dirà:

per esempio che il vostro meraviglioso bambino ha insito, come voi, dentro di sé, il peccato. Sì quella roba vecchia e non più di gran moda, che una volta insegnavano che andava confessato per poter aspirare al Paradiso, oggi no, oggi c’è solo la misericordia. E voi da che parte state? Se siete moderni e “maddai, ma che paradiso e inferno, non pensare a queste cose, goditi la vita!” prego, che la forza sia con voi. Se invece siete uomini e donne seri e amate davvero quelle creature che avete messo al mondo, non potrete far loro regalo più grande di donar loro gli strumenti per amare il bene, Dio, e odiare il male, Satana. Sì, sono proprio antica! E non mi avete vista con la veletta in testa la domenica a messa!
Bando alle ciance, di seguito trovate alcuni consigli pratici, semplici ma efficaci per vivere la fede insieme ai vostri figli.

1. Iniziamo da cose semplicissime: il segno della Croce, sempre, ovunque e in presenza di chiunque.

I bambini osservano tutto, vi studiano e imitano i genitori fin da piccolissimi. Insegnate loro a fare il segno della Croce prima dei pasti, prima di uscire di casa, prima di andare a dormire, passando davanti ad una Chiesa o ad una immagine della Madonna. Non dite “fatti il segno della Croce”, ma fatelo voi, sempre. Spiegate loro perché lo fate, per chiedere a Dio Padre la benedizione vostra, dei vostri figli e della vostra casa, per salutarlo quando passate davanti alla sua di casa.

2. Andate insieme alla messa domenicale e, quando possibile, a quella feriale.

Portateli con voi fin da neonati, in Chiesa mostrate loro il tabernacolo dove è conservato Gesù, indicate le statue dei Santi, e soprattutto fate tutto ciò con naturalezza e con amore, non deve e non può essere una punizione andare a messa, ma uno dei momenti più belli della settimana. E non usate troppe parole, soprattutto se in cuor vostro vi conoscete e sapete di non essere capaci di evitare i “si deve andare a messa “, o i “devi stare in silenzio ed ascoltare “: sarete voi con il vostro esempio a mostrare loro la bellezza della fede. Rendete la Chiesa un luogo bellissimo, per esempio portandoli con voi al di fuori dell’orario della messa, quando non c’è nessuno e siete soli, portateli davanti, nella prima panca, lì dove non andate mai la domenica per non disturbare. Permettete loro di accendere una candela, ma poi dite insieme una preghiera, riempite di senso i vostri gesti, non siate sbrigativi nel parlare di Dio ai vostri figli, non relegateLo al Natale, non rischiate di farlo diventare una favola. Se Dio sbuca fuori solo una volta all’anno nei panni di un bambino poverello, beh sì, per loro sarà solo una storiella, un pó come Babbo Natale.

3. Eccolo qua il punto più difficile, quello dove cadiamo tutti…eh sì perché dai su, tutti andiamo a messa, e il segno della Croce glielo impariamo subito ai nostri bimbetti, ma…pregare?

Non parlo della preghiera silenziosa dentro al nostro cuore. No no, perché i nostri figli saranno pure svegli ma ancora non hanno il dono di leggerci nel pensiero. No, parlo della preghiera ad alta voce, in momenti prestabiliti, con papà e mamma. Fin da piccolissimi pregate con loro, iniziate dalle preghiere semplici, prima dei pasti, le preghiere della sera e quelle del mattino, e poi se siete davvero trasgressivi recitate con loro il rosario, cantate la coroncina della divina misericordia e fatelo sempre con gioia. Sì lo so, è difficile, facciamo fatica a pregare in coppia capirai con i figli. È un sacrificio, è una prova, è dura, richiede un grande impegno, perché lo sappiamo, siamo ormai ubriacati dall’enorme balla che la preghiera, come ogni altro aspetto della fede, vada reclusa nell’intimo, nel personale, ognuno coltiva un piccolo orticello interiore. Ma purtroppo l’orticello che non vede la luce muore.

4. Se non l’avete ancora fatto alla nascita del vostro erede è il momento giusto per appendere un crocifisso in casa o un quadro raffigurante un’immagine sacra.

Come un innamorato non può fare a meno di guardare la foto della sua amata, ugualmente un cristiano desidera che il volto di Gesù e quello di Maria siano presenti in casa. Mettete la Bibbia in una posizione visibile e alla portata di vostro figlio. Anzi, fate di più, regalategli una Bibbia per bambini e leggetela insieme a lui. Quei momenti di condivisione resteranno impressi nei suoi ricordi.

5. Questo punto è per voi, papà. Insegnate ai vostri bimbi a chiedervi la benedizione prima di andare a dormire.

“Papà, la benedizione”. “Che Dio ti benedica!”. Siate padri fieri della vostra fede. Anche i figli possono benedire i genitori e “moltiplicare il bene” che ci si scambia in famiglia!

6. La preghiera prima di mangiare: un segno di umiltà verso Dio, per ringraziarlo per la cosa che a noi sembra più naturale di tutte e che facciamo molte volte al giorno cioè mangiare.

E come mi disse un prete pregare non dicendo “Dio dallo anche a chi non ce l’ha!” perché Dio non è un panettiere che sforna il pane e lo distribuisce ma dire piuttosto “insegnami a condividerlo con chi mi hai messo vicino e che ha bisogno di me” perché è semplice dire a Dio di fare il lavoro al posto nostro ma è molto più difficile prendere noi quel “pezzo di pane ” (che spesso non è il pane materiale ma è ben altro) e dividerlo anche con chi ne è sprovvisto!

Siate coerenti, siate sicuri e convincenti senza provare mai a convincerli. Vivete da cristiani innamorati di Cristo e i vostri figli vi osserveranno e assorbiranno tutto come spugne. Poche pochissime parole, più rosari in tasca e santini in casa, più ginocchia piegate a messa e preghiere intrecciate con la buona notte.

Il Natale non arriva con Amazon Prime

cose di lassùGià da mesi a casa mia è tutto un clic. Clic. Clic. Scegli la carta. Acquista.

E chi si muove più quando basta un clic in ciabatte e pigiama? Arriva tutto domani o al massimo in due giorni. Tutto e subito. Anche il Natale. Perché anche il bambinello sarebbe comodo arrivasse con Prime, nel pacco insieme al libro sul corso di acquerello per mia cugina e le cuffie bluetooth di mio fratello. Forse l’ho ordinato l’altro ieri tra un set di tè natalizi (che poi vorrei dire all’industria del tè che non basta aggiungere cannella e zenzero a qualunque miscela random per fare un tè natalizio) e il sushi bazooka (neanche lo so fare il sushi, ma in negozio questo affare costa 10 euro di più). Che nella frenesia uno mica sta a guardare cosa mette nel carrello, di sicuro da qualche parte un bambinello l’avrò messo, che su Amazon risparmi e il 25 dicembre arriva prima, arriva subito, in due giorni. E quando arriva?! È stato tutto talmente veloce che non ho avuto neanche il tempo di accorgermi di questo Natale. Oddio. Non sono pronta. Ma dove cavolo era il bambinello? Ero sicura di averlo ordinato. Adesso Bartolini mi sente. O forse era nel pacco col regalo di mio marito? Uffa, tocca fare il reclamo e ho pure buttato la scatola. Tutto tempo perso. Perso. Perché manca la cosa più importante. Manca quel bambinello. Perso nella frenesia, tra addobbi, parenti e panettoni. Tra cene da preparare, prove del coro da fare.

Senza quel bambinello le lucine illuminano solo cose. Cose che servivano a una grande festa, ma senza festeggiato.

Ci vuole tutto un Avvento per far nascere quel bambinello. Per fargli spazio nel nostro cuore, l’unico posto dove vale la pena mettere le lucine.

Non bastano due giorni o la consegna rapida il 24 mattina. Non arriverà in tempo dentro di noi per quel 25 dicembre. Il Natale non si compra su Amazon. Quel bambinello ci chiede di fermarci e lasciare da parte le nostre richieste di spedizione rapida per dargli il tempo che gli serve.

E abbiamo tutto il tempo che ci serve, l’Avvento, per costruire quella mangiatoia nel nostro cuore e fargli trovare non un grande camino acceso, ma almeno un bue e un asinello a scaldarlo.

Lui arriverà puntuale, in chi ha il cuore paziente e lo ha saputo cercare e aspettare. Arriverà giusto il 25 dicembre con una consegna speciale: felicità, calore, speranza, gioia e, perché no, anche addobbi, cene e regali. Basta stare attenti a far arrivare prima quello che conta!

Calendario dell’avvento cattolico per bambini: stampa, assembla e…aspetta!

fai-da-mePrima di essere adottato anche dai cattolici, il calendario dell’Avvento faceva parte della tradizione protestante tedesca: l’editore Gerhard Lang fu il primo a creare un calendario con le tradizionali finestrelle da aprire e dietro ad ognuna angeli o piccoli Gesù bambino da ritagliare o assemblare. Poi sono arrivati i dolci, i cioccolatini, i calendari con le birre, i tè e chi più ne ha piu ne metta e anche il calendario dell’avvento è diventato l’ennesimo motivo per “vendere” il Natale piu che per “vivere” l’attesa.

Nonostante questo trovo che c’è sempre tanta poesia nell’aspettare quei 24 giorni, con la pazienza di aprire solo una finestrella ogni mattina, come se aprire il cuore a un mistero così grande fosse possibile solo poco alla volta, un passo al giorno. Far vivere anche ai bambini questa attesa è un dovere, per non far perdere lo spirito del Natale nello scintillio delle luci o accartocciato tra la carta dei tanti regali. Natale stesso è un dono prezioso e l’attesa, il preparare il cuore, fa parte del senso di questa festa.

Eccolo allora, pronto da scaricare, tagliare, assemblare e colorare: il nostro calendario dell’avvento con una poesia da leggere dal 1 al 25 dicembre:

AVVENTO-CALENDARIO-CON-POESIA-E-CASE-DA-COLORARE

Noi, violente.

La cosa davvero allarmante della violenza sulle donne è che oltre alle botte, alle minacce, agli stipendi piu’ bassi e a tante altre storie, verissime e da condannare certo, c’è una violenza di cui si parla sempre poco, quella più dura e subdola di tutte, quella che proviene proprio da noi donne .

Certo, non siamo mica delle pazze masochiste noi, ma siamo violente con noi stesse.

Soprattutto quando rinneghiamo la nostra natura per diventare qualcosa che non saremo mai. Non saremo mai come gli uomini (per fortuna!) ed il risultato delle marce, delle giornate di sensibilizzazione, del sentirsi femministe è che oggi siamo più sole che mai e forse anche più infelici. Sole a barcamenarci in una routine frenetica dove dobbiamo ritagliare tempo per la famiglia, per tutti quelli che aspettano aiuto e ascolto da parte nostra.

Perchè il nostro essere “crocerossine” che cerchiamo tanto di nascondere ed ignorare , è la nostra prima vocazione, quella insita nel nostro DNA.  Ma oggi noi abbiamo solo i ritagli, quelli che di solito si scartano e poi si buttano. Oggi è difficile perche’ si torna a lavoro subito dopo una gravidanza, perche’ il part time è raro e purtroppo al datore di lavoro non conviene, o non se lo può permettere.

Però ci dicono che siamo emancipate, noi donne, e è tutto a nostro beneficio.

Tutto per diventare finalmente anche noi donne realizzate, con pari diritti, con la carriera che abbiamo sempre sognato ma che ci fa mettere da parte tutti gli altri sogni , che ci spreme e assorbe tutte noi stesse. È una grande conquista moderna. Non recrimino le donne che scelgono di tornare a lavorare, io stessa lavoro e non sono meno madre delle mamme che stanno a casa, ma faccio fatica a conciliare il lavoro con la voglia di essere presente per la mia famiglia. E io mi reputo anche piu fortunata di molte altre proprio perche’ quel part time l’ho ottenuto.

Allora credo che violenza e’ anche aver venduto la nostra liberta’ personale al prezzo della nostra essenza, del nostro tempo, del nostro ruolo che spesso assomiglia sempre di più a quello dei nostri mariti.

Violenza è anche aver nascosto la solitudine dietro alla parola “diritto”.

Oggi si muore per quella solitudine. Si muore quando ci fanno credere di non essere sole e allora non sappiamo davvero a chi chiedere. Perché mi hanno detto che è una decisione mia. Mia e di nessun altro. Devo scegliere solamente io, nessun’altro può interferire. È una grande conquista questa possibilità di scegliere da sola, avere in mano il controllo di me stessa, perché è un mio diritto, qualcosa di cui andare fiera. Così siamo lì, noi e i nostri diritti. Noi che dobbiamo scegliere perché quel corpo è nostro, ce lo hanno dato e possiamo farci quello che vogliamo, noi che sappiamo cosa è meglio per noi stesse. Noi che però siamo sole. Sole con queste conquiste nel momento in cui avremmo bisogno di non essere sole. Di avere qualcuno accanto, un sostegno, forse psicologico, forse economico, forse solo qualcuno che non ci dicesse semplicemente “è tuo, puoi farne quello che vuoi”. Prenderlo o buttarlo. Di solitudine si muore quando pensiamo che di fronte a qualcosa di così grande e complicato si può lasciare una donna sola col proprio diritto a decidere. Si muore in due: muore una piccola vita per prima e poi moriamo anche noi, dentro, lentamente, forse senza accorgercene all’inzio, perché il baratro che apre l’aborto è scuro, profondo e spesso anche qui siamo sole col peso della coscienza, la consapevolezza della responsabilità di aver deciso da sole. Di solitudine si muore soprattutto quando ti hanno detto che era proprio per il tuo bene che ti lasciavano sola, con tanta confusione in testa e forse una decisione più grande di te.

E se siamo proprio noi donne a farci violenza da sole e a farla su chi è più indifeso, quella spirale di violenza che tanto combattiamo non potrà fermarsi oggi.