Moda etica e unicorni – 8 consigli pratici per shopping etico

Secondo me la moda etica è come un unicorno: non esiste.

Per carità potrei nominare forse due o tre marchi davvero etici sotto ogni punto di vista, ma devo essere sincera: fanno abiti talmente lontani dal mio gusto che sarebbe altrettanto non etico comprarli per tenerli fermi nell’armadio.

Che pessimista e che persona poco informata direte voi, ci sono un sacco di brand seri al di là dei noti marchi che  si fanno belli solo per marketing e per pulirsi un po’ la coscienza dalle accuse e dalle critiche che ricevono sui loro metodi di produzione. Ci sono brand che certificano non solo il lavoro di chi cuce i vestiti, ma anche la provenienza del cotone, dei tessuti (secondo me, una delle parti più difficili e trascurate del processo: va bene non sfruttare chi fa i nostri jeans, ma io non vorrei sulla coscienza neanche chi fa il denim o i suicidi dei coltivatori di cotone in India). Insomma, anche se ci sono marchi che si battono per darci una moda pulita dal tessuto alla confezione, io, dopo tante ricerche per mettere a tacere la mia coscienza, sono comunque arrivata alla conclusione che la moda etica è un unicorno.

Il problema sta proprio in quell’aggettivo: etico. Cosa è per me?

Certamente è evitare che per il mio sfizio venga versato sangue, vengano uccise vite, distrutte famiglie, lasciati bambini orfani. Fino qui credo siamo tutti d’accordo. È da qui in poi che arriva il difficile. Girando per il web, cercando informazioni sui così detti brand etici mi sono però accorta che se da una parte c’è rispetto dei lavoratori dall’altra c’erano un mucchio di altre cose che per me non sono etiche tanto quanto far lavorare della povera gente giorno e notte per pochi soldi in condizioni inumane. Perché ogni marchio di moda ha una sua filosofia e magari se da una parte rispetta le persone dall’altra potrebbe sostenere ideologie, appoggiare associazioni o peggio finanziare campagne che per me non sono assolutamente etiche o peggio addirittura criminali. Penso ad alcuni di questi brand che in nome della consapevolezza delle donne sostengono l’aborto oppure appoggiano ideologie che anche se non versano il sangue, uccidono in altri modi l’uomo e la sua dignità.

È dopo tante ricerche che sono arrivata alla conclusione che l’unica scelta davvero etica è quella che dobbiamo fare noi e che non possiamo delegare a nessun brand.

Certo, purtroppo si tratta sempre di un compromesso, ma davvero pensiamo sia più etico comprare capi fatti senza il sangue degli operai, ma che magari finanziano l’omicidio silenzioso di tanti altri?

Ci vuole equilibrio e soprattutto non bisogna farsi prendere dal fanatismo né dal puritanesimo, ma una presa di coscienza vera e un tornare a concepire la moda come quello che è: non un bene consumistico usa e getta, non un qualcosa a cui do così tanta importanza per definire me stessa, ma un qualcosa che è sì necessario, ma durevole.

Ma nella pratica?!

Ecco i punti fermi che mi hanno aiutata a trovare l’unicorno!

1.Comprare quello che serve.

Non perché va di moda o tutti ce l’hanno. Sono più che certa che “quello che serve” per non andare in giro nudi o mal vestiti o sconci o troppo fuori moda ce lo abbiamo tutti. Forse non è il best di quest’anno, ma un po’ di fantasia, qualche ricerca su Pinterest per fare nuovi abbinamenti et voilet. E poi le sarte non sono unicorni per fortuna. Esistono. Quindi  riparazioni, adattare un capo, accorciarlo per renderlo più trendy e alla moda è possibile! Certo, la base deve essere buona per valerne la pena, ma ne parliamo più avanti.

2.La moda usa e getta è la stessa che usa e getta anche le persone.

Non bisogna essere assi nei conti a mente per capire che se  un vestito costa 10 euro e ci vogliono 5 ore di lavoro e un tessuto decente per farlo non è possibile che in quei soldi ci entri uno stipendio decente per chi lo ha confezionato. E non parlo di stipendi come i nostri, ma solo di stipendi decenti anche per paesi come  il Bangladesh o l’India. Compra meglio quindi. Non comprare solo perché va di moda, altrimenti quel vestito durerà solo una stagione o forse meno. Compra se sei convinta, se quel capo ti sta davvero bene e soprattutto cerca qualità. Costa di più, ma durerà anche di più. Forse pensi di non potertelo permettere, ma prima, sempre senza essere campionessa di conti a mente, valuta quanti capi spazzatura acquisti ogni stagione, somma i prezzi e sono certa che la cifra sarà più di quanto immagini.

3. Il tuo acquisto non affossera’ il fast fashion.

È vero (forse), ma da qualche parte si deve cominciare e poi, sei tu che devi riuscire a dormire la notte. Io, pensando che mentre dormo beata, c’è una mamma che lavora e non torna a casa da mesi dai figli, non ci riesco. E non parlo della pace nel mondo o della guerra non so dove. Parlo di qualcosa che hai nel tuo armadio: puoi fare la differenza, almeno per la tua coscienza.

4. Dai delle priorità senza essere esagerata:

impara a conoscere i brand che compri, capisci quale filosofia e di quali valori si fanno portatori. Non troverai il marchio perfetto, ma da qualche parte devi pur vestirti quindi cerca di scegliere il meglio che trovi in linea con la tua etica. E comunque, se proprio vuoi, ripeto che la sarta non è un animale mitologico. Un bel capo su misura con una buona stoffa è praticamente eterno! E potresti prenderci gusto: è bellissimo indossare qualcosa che ha un valore vero, che è pulito in tutti i sensi, che aiuta un sapere artigianale, che puoi curare in ogni dettaglio. Ti fa bene, non fai solo del bene.

5.Evita i centri commerciali come la peste.

Lo so, è dura, ma soprattutto all’inizio, almeno per me, per disintossicarmi, è stato fondamentale. Lì tutte le vetrine, le catene di fast fashion urlano solo “comprami!”. E alla fine qualcosa mi restava sempre appiccicato in mano. Male. Se piove e non puoi uscire fai altro: trova un hobby tipo l’acquerello, l’uncinetto, componi quell’album di foto che sono 5 anni che la vacanza a Santorini è passata, riorganizza l’armadio per renderti conto di quanta roba hai davvero. Non te ne servirà molta altra.

6.La tecnica della foto.

Sempre all’inizio, non riuscivo a capire cosa fosse davvero necessario, avrei continuato a comprare tutto. Ho adottato una strategia: fare foto. Se dopo una settimana, a mente lucida, dopo averci pensato bene, guardando la foto ancora mi batteva il cuore, forse potevo dare una chance al capo. Altrimenti no. E se prima di sicuro avrei comprato subito, ora gli “altrimenti no” sono davvero tanti. L’acquisto d’impulso non è cosa buona. Compri anche quello che non avresti messo neanche una volta solo perché magari in quel momento preciso ti senti come la modella del cartellone. Poi arriva la realtà. E torni a ragionare.

7.Scambia e riusa:

quando da brava Marie Kondo avrai fatto una bella pulizia dell’armadio, ricorda che ci sono negozi che comprano il tuo usato o dove puoi scambiare abiti usati con altri. Certo, non deve essere la scusa per non smettere di comprare, ma almeno per cominciare a fare ordine trovando un modo per rimettere in circolo la moda che nessuno vuole, quella che sta chiusa nei nostri armadi senza farla finire a stracci vecchi.

8.Trova la tua moda.

Devi vestirti, ma non è il vestito che ti definisce o per lo meno, una volta trovato il tuo stile, non quello che segue le mode, ma quello che parla di te, allora non ci saranno più capi che porterai solo una stagione. In questo mi ha aiutato una bella seduta con una consulente di immagine. Non scherzo e non è una cosa snob. Sono soldi ben spesi: mi ha aiutato a capire quali capi acquistare in base alle mie abitudini, preferenze e forma corporea. Mi ha spiegato quali sono i miei colori, quelli che mi stanno bene naturalmente. E mi ha aiutata anche a rivedere gli abbinamenti del guardaroba. Tutti per comprare meno e meglio.

Scaricare la responsabilità delle nostre scelte sugli altri è facile, che sia sulle case di moda, su chi fa tessuti, sul nostro stipendio basso. La moda non sarà mai etica, per lo meno non del tutto. Il tuo atteggiamento sì.

 

DISCLAIMER: l’immagine non è di nostra proprietà. Fonte web.

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