i cattolici nel presepe

Ci sono anche io in quel presepe

cose di lassùNon so dove sarei stata quella notte stellata.

Forse sarei stata la proprietaria di una di quelle locande piene.

Non ci posso credere che li avrei mandati via, non posso credere che non avrei trovato neanche un materasso. Dai, a una partoriente avrei sicuramente ceduto il mio di letto, piuttosto che mandarla altrove. Forse che i proprietari di quelle locande erano tutti uomini? Ma anche un uomo sa cosa significa il parto, ci sono anche loro in quella sala di solito, a fianco delle loro mogli. Non posso credere che gli avrei chiuso la porta in faccia.

Eppure è andata così.

Eppure, adesso che ci penso, gliele chiudo tante volte quelle porte. Gliele sbatto proprio in faccia con potenza, come una adolescente isterica: perché hai fatto questo? Perché non mi dai quello che voglio? Perché la tua volontà non è mai la mia? Perché proprio adesso? Proprio stanotte che ho da fare, ho la locanda piena,

perché il tuo tempo non è mai il mio, Signore?

Mi ci vedo bene in quella locandiera, purtroppo. Forse me ne sarei pentita poco dopo, come mi succede spesso, l’avrei riconosciuta tardi quella famiglia, quella provvidenza di Dio che bussa proprio a casa mia. Sarei scesa in strada a cercarli, ma sarebbero già stati inghiottiti dalla notte.

Forse sarei stata uno di quei pastori.

Una di quelle statuine con le pecore sulle spalle. Magari riuscissimo e essere quei pastori. A lasciare il gregge nella notte perché stanotte tutto può aspettare. Certo, gli angeli li hanno avvisati, ma loro hanno lasciato tutto e sono andati. A volte penso che nonostante possiamo vedere, è troppo difficile lasciare la nostra vita, così com’è, subito, nella notte, senza aspettare di organizzarsi. Sentire la chiamata e andare ad adorarlo. Perché non c’è niente di più importante. Per essere uno di quei pastori bisogna essere poveri dentro, umili, saper donare quel poco che abbiamo, quelle pecorelle che tutte le statue portano sulle spalle.

Forse sarei stata uno dei Re Magi.

Mi piace guardare le stelle, pensare che il firmamento, quell’intreccio di luci lontane possa parlarmi della grandezza e della potenza di Dio. Mi fa sentire piccola, così tanta bellezza mi ridimensiona. Sarei partita per seguire un sogno, una cometa. Sogni li chiamiamo, senza accorgerci che quei sogni è lui che ce li ha dati. Se segui quello giusto, non una stella cadente a caso, ma la tua cometa, la tua vocazione, certamente arriverai a lui. È lui che ti ha dato quel sogno, è lui che vuole la tua felicità e ti guida verso di essa. Alla fine è comunque a lui che arriverai. La gioia piena. Il senso del tuo vagare.

Mettiamoci in viaggio allora, che siamo Magi, una locandiera che si è accorta di aver sbagliato ed è in strada a cercare di rimediare o un pastore fedele.

C’è posto per tutti in quel presepe.

L’importante è entrarci, prenderlo quel posto. Che ogni anno ci troverà diversi, a volte più pronti a lasciare tutti e tutto, altre meno. Ma facciamoci trovare lì da quel bambino quando arriverà.

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