IACULUM QUARESIMA #40 freccia “ti darò un cuore nuovo”

Come si passa da essere “cosa molto buona” a “cuore di pietra” non è che mi sia poi così chiaro, eh.
Forse perché un po’ c’ho fatto l’abitudine a non sentire il cuore, a non verificare se sia così impietrito come Dio mi dice, se batta ancora oppure no.
E non parlo dell’essere persone fredde o rigide.
Più precisamente, mi sono fatta un giro nella Bibbia per capirci qualcosa: quand’è che Dio trova il nostro cuore trasformato?

Si dia il caso che infatti Lui individui un momento ben preciso nella vita del suo popolo, prima di ritrovarselo col cuore sbagliato: hanno messo una bella distanza di sicurezza con Lui, aggiunto la mancanza della preghiera, tolto totalmente la speranza e diviso la gioia dalla loro esistenza.
Cosa diventiamo quando ci inizia a mancare la “nostra” terra sotto i piedi?

Se restiamo schiavi delle nostre convinzioni?

Quando la vita spirituale è paralizzata, impietrita?

Quando pregare diventa pesante, i sacramenti freddi, la parola di Dio non ci scalfisce: ecco, siamo diventati di pietra.

Al popolo ebraico successe in schiavitù, conseguenza della loro vita senza Dio.

Ma questa desolazione non è il nostro destino, la nostra “terra”: siamo chiamati ad abitare la sua compagnia.

Siamo chiamati ad ancorarci solo alla sua volontà, camminando verso la “terra” che Lui ci prepara.

Perciò Dio non ha abbandonato loro: non lo fa neanche con noi, neanche quando ci pietrifichiamo.

Neanche di fronte ai nostri deliri di grandezza che ci rendono schiavi del peggiore dei despoti: noi stessi.

“No, popolo mio, allora, come oggi, io ti do un cuore nuovo!”.

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