RECENSIONI PICCOLE – PRINCIPESSE E CAVALIERI DI DIO
Ci sono sogni che svaniscono alla velocità con cui passa di taglia un vestito di taffetà fucsia misura 5 anni.
Altri che si allontanano su nobili cavalcature fatte col mocho Vileda della mamma mentre impugniamo spade-mestoli.
Io sono sempre stata una principessa alla Charlotte La Bouff e da qualche parte, non ho mai smesso di esserlo perché anche quando il disincanto della realtà arriva, io, quella tiara e quel vestito dalla gonna eccessiva per qualunque altro posto non fosse la corte del principe Filippo, non avrei mai smesso di indossarlo.
Lo stesso vale per tutti coloro che abbiano mai avuto e abbiano ancora, da qualche parte ben nascosta al mondo degli adulti, dei briefing, delle riunioni del lunedì mattina, dei work lunch, dei tailleur e delle agende, un maldestro Semola che desiderava tanto diventare cavaliere quando ancora era solo lo scudiero di suo fratello Caio.
Mentirei se dicessi che abbiamo smesso di voler essere quelle principesse e quei cavalieri perché alla fine, dietro quei desideri di nobiltà, coraggio, bellezza, tiare, abiti da sogno, imprese eroiche c’è sempre una tensione a qualcosa di grande a cui mettersi al servizio e a questo sogno, il nostro cuore, non smette mai di anelare perché è un richiamo, una ricerca di senso che chiede il nostro impegno, anche quando ci sentiamo più Charlotte che Biancaneve, più Semola che Artù.
Tenere vivo quel richiamo è forse il più grande dovere che abbiamo come adulti e rivolgere lo sguardo alla fonte di quei desideri così alti, significa rianimare questo mondo triste, ingiusto e disilluso.
Si può nascere principesse di stirpe,
come Santa Clotilde o Santa Margherita, ma si può anche esserlo nella vita di tutti i giorni come Santa Bakhita o Santa Chiara.
Che il cuore di una principessa non lo fa un abito o i gioielli che indossa.
Si può avere un passato da cavalieri,
come San Francesco o essere chiamati a battaglie interiori molto più dure da vincere di quelle terrene, come San Giorgio contro il drago.
A fare la differenza è chi serviamo e quindi, perché non mettersi tra le fila del più grande,
del Re dei Re?
Per questo, quando ho letto il titolo degli ultimi libri per bambini scritti e illustrati da CorXIII, ho sentito forte il richiamo di quel sogno e ho visto, da mamma, finalmente direi, l’occasione perfetta per parlare di santità alle mie figlie in un modo che è a loro così vicino e nell’unico modo in cui vorrei che vedessero i Santi.
Persone che avevano dei sogni.
Dei sogni così grandi che solo Dio poteva realizzare.
Non sognate niente di meno che essere principesse o cavalieri di Dio, figli miei.
Riponete i vostri desideri di bellezza e grandezza nell’unico che può rendergli giustizia, avverandoli in modi che non avreste mai immaginato.
Attirererete chi è assetato di verità e ha fame di un senso che non trova in questo mondo, come hanno fatto Santa Elisabetta D’Ungheria o Santa Giovanna D’Arco.
Combatterete sui campi accidentati del mondo e della quotidianità, che sono insidiosi e dove nascondersi è spesso la scelta più facile, ma non per chi ha il messaggio di Dio nel cuore, come scudo.
La cosa più bella che ho trovato nelle storie scritte da Sara ed Emanuele sono, al di là delle illustrazioni che danno un’immagine accattivante alla santità agli occhi dei bambini, le postille alla fine di ogni racconto: piccoli consigli pratici per principesse e cavalieri in erba.
Uno per ogni storia,
affinché quelle storie parlino anche a noi e ci aiutino, giorno dopo giorno, a trasformare quei desideri, in realtà.





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