Era molto credente

Era molto credente.

Una frase che, non ho mai ben capito se abbia l’intento di dimostrare la disillusione di una persona che aveva fede in qualcosa che non ha potuto salvarla oppure se sia una specie di connotazione come quelle dei profili criminali che avrebbe dovuto darci già dall’inizio non si sa bene quale informazione, ma probabilmente nulla di buono a giudicare dal tono, e farci presagire chi avevamo davanti.

È una frase che si sente spesso, questi giorni, riguardo la tragedia della mamma di Catanzaro.

Era una donna molto credente.

Scritto come fosse una condanna o un indizio inevitabile.

Forse sarò prevenuta, ma come se non bastasse il dolore immane di questa tragedia, la chiusa di molti titoli di giornale sul fatto che questa donna avesse una fede, mi sembra evocata come un’aggravante.
Una chiusa che si legge: “Dov’era il suo Dio? Perché non l’ha salvata? Perché ha permesso la morte di innocenti? A che serviva pregare?”.

Solo Anna può sapere dove la malattia e la fragilità abbiano portato i suoi pensieri di mamma e di donna.
Di certo c’è un dolore enorme e un aiuto che doveva arrivare.

La fede non ci assicura che saremo sempre sani perché diciamo le preghierine la sera.

Non è un ricatto.

È un cammino.

Anna era molto credente.

Stringeva un rosario tra le mani, quando guardava il vuoto. Questo non l’ha salvata da un male fisico profondo e inesorabile, che ha cancellato la speranza e la voglia di lottare, ma io credo che la sua fede abbia salvato quello che nemmeno lei era più certa di vedere.

E a noi che restiamo questa tragedia chiede: cosa stringiamo di fronte ai nostri vuoti?

Possiamo essere abbastanza credenti da guardare questa tragedia ed armarci di rosario per chi resta, per chi lotta?

Possiamo essere abbastanza credenti per ascoltare un pianto, per restare in silenzio, per rimboccarci le maniche, per diventare autisti, infermieri, tate, colf, fratelli?

Possiamo essere abbastanza credenti da trovare un’ora per adorarlo e per portare Luce fuori da quel tabernacolo e magari nella vita di chi sta smettendo di lottare?

Possiamo essere abbastanza credenti da accorgerci che il male non ha la meglio, ma che il bene ha bisogno di noi?

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