IACULUM QUARESIMA #42 freccia “sia fatta la Tua volontà”

Immagino che Gesù, dei dettagli di quella strana visita di un angelo – e che angelo! – a sua madre, fosse stato messo al corrente fin da piccolo.
Immagino anche le sue domande a papà Giuseppe – sapete quelle domande scomode, quelle dettate dall’innocenza dei bambini – di quelle complicate che cominciavano per “Ma allora tu…”.

E senza scomodare la laurea in teologia – che non ho! – mi piace pensare che nell’imparare le preghiere, i primi gesti di fede, i primi comandamenti – che di quelli ce n’erano a bizzeffe per gli ebrei –, Maria e Giuseppe abbiano “passato” anche quel “Fiat” che tutti e due avevano messo a perno della loro famiglia.

E me lo immagino crescere così, quel figlio-ma-non-totalmente-figlio-loro; con quell’esperienza di “fiat” nella vita di tutti i giorni per prepararsi a quella strada che il Padre gli avrebbe mostrato. 

Mi immagino Maria che lo sprona a sognare in grande, ma a lasciarsi stupire da Dio ed essere pronto a tutto.

Mi immagino Giuseppe che lo matura nello sguardo alla vita, che gli parla di quella eterna e di suo Padre, che lo incoraggia a cercarlo ed ascoltarlo. 

Anche lì, nell’orto degli Ulivi, ora che Gesù è un uomo, ci ritrovo tanto di Giuseppe e Maria, di quegli insegnamenti che si imparano da bambini e si tirano fuori nei momenti difficili: in quel suo sofferto “non ciò che voglio io, ma quello che vuoi Tu”.

Un “fiat” potente, coraggioso, travagliato
eppure così “suo”: materno e paterno insieme,
nella più umana delle accezioni, come io che mi rifugio nelle parole dei “miei” quando non so dove sbattere la testa.

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