“Strade SINGOLARI”

gli incontri di Martha, Mary and me

Avete presente quando tutto attorno a voi era luce e caldo,
e in un attimo è arrivata una pioggia di quelle monsoniche
da non vedere neanche più dove stavate camminando?

Se vi fosse mai capitato in montagna, potreste anche aver sperimentato:
da una parte, il terrore di cadere da un momento all’altro da un precipizio e, dall’altra, quello di essere colpiti da un fulmine se non aveste trovato presto un riparo.

Attraversare il dolore può essere un’esperienza dolorosa, scomoda, estraniante: da temporale estivo.

Dove perdi completamente il senso dell’orientamento, del luogo, del tempo.

È un dolore così feroce

che ho visto gente negare e mentire tutta propria vita,
piuttosto che attraversarlo.

Eppure, nella mia storia, quella tempesta non era passata di lì solo per me:
non era lì per travolgermi ed annientarmi.

Quella tempesta si era scaraventata su di me anche per amore di qualcun altro che non conoscevo, di cui non sapevo l’esistenza,
ma che ora ha un volto, un nome, una voce propria…

La mia tempesta si chiamava Lidia, Chiara, Azzurra, Erica, Aurora, Louise…
si chiamava col nome di 15 giovani donne straordinarie.

Solo che io non lo sapevo ancora.

Perché attraversare il dolore,
– quello che non ti lascia dormire la notte e ti perseguita di giorno –
passare per quel deserto,
per quella valle oscura,
per quella desolazione di lacrime,
può non avere a che fare solo con te.

Mi sembra di capirlo solo ora per la prima volta:
il dolore non è solo una faccenda privata.

Può servire anche a chi ci ama,
a chi ci incontra per caso,
a chi quella tempesta non la immagina neanche.

Così le ho incontrate: qualcuna con qualche gocciolina che ancora scivolava dall’impermeabile, qualcuna con l’ombrello rotto dalla bufera, qualcuna con i wellies ai piedi tutti infangati e la paura che capiti ancora, di nuovo, all’improvviso.

Siamo state accolte in una casa, quella di San Filippo Neri
– no, lui non a caso, ma proprio stalkerato a sfinimento dalla sottoscritta –
per guardarci tutte negli occhi e dirci che sì,
quella tempesta, magari, aveva anche un cuore.

Così ci siamo voltate, e siamo andate a cercarlo.

Non da sole, ma guidate da un “fratello maggiore”, Padre Maurizio Botta:
ci ha equipaggiate, protette, guidate e fatte uscire con un cuore nuovo.

Il nostro.

Poi ci siamo anche riscaldate con la tisana della nostra nuova “sorella maggiore”, Amalia,
che ha fatto il tifo per noi, ci ha ascoltate, sostenute, ha curato le vecchie cicatrici e si è presa cura delle nostre ammaccature nascoste.

Abbiamo scoperto che la pioggia non è affatto male se illuminata dalla Luce,
abbiamo scoperto che può essere divertente ballare sulle pozzanghere
e creare meravigliose torte dal fango.

Abbiamo condiviso i wellies più belli, consigliato gli ombrelli migliori
e cucito insieme i nostri perfetti impermeabili:
che la pioggia non ci spaventa più
e la sappiamo indossare con stile!

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