(Solo un’altra) Recensione di “THIS IS US”

Prendete Mandy Moore

che oltre ad avere una voce pazzesca (Rapunzel docet) diciamolo in maniera fine, è una stragnocca incredibile, aggiungete Milo Ventimiglia che per tutte noi serie addicted sarà sempre Jess, il ragazzo affascinante, introverso, sprezzante del pericolo ma acuto e intelligente di cui si era innamorata Rory Gilmore. Insomma prendete loro due, maturi, belli, e davvero bravissimi attori e una serie tv che racconta la storia di una famiglia, tra presente e passato. Fin qui tutto nella norma, nulla di incredibile direte, se non fosse che questa è probabilmente la serie che racconta in modo più vero, realistico e concreto le vite di quel sistema semplice ma estremamente complesso che è la famiglia. Una famiglia come tante, con un padre, una madre e tre figli. Ma quello che c’è dentro a tutto questo, l’onestà disarmante con cui vengono fotografati i rapporti, gli intrecci, le conseguenze a lungo termine degli stili educativi, le fragilità di una mamma e di un papà, ciascuno con storie personali alle spalle ancora non concluse, quello che c’è dentro è davvero unico, direi. Vi diciamo perché secondo noi questa serie merita di avere una chance.

Ma c’è un “ma” e ci teniamo a precisarlo.

Noi siamo le prime ad essere molto severe ed estremamente selettive quando si tratta di proporre letture e film, tuttavia siamo del parere che il cristiano non censura a pacchetto chiuso, ma è in grado di dare una lettura complessiva, e se proprio vogliamo, deve essere capace di trovare il buono. Chiaramente non dando interpretazioni forzate e poco veritiere, quasi per convincere se stesso, ma laddove di buono ce n’è e pure molto, come in questo caso, va riconosciuto. Non staremo a sottolineare tutto ciò che non ci è piaciuto, perché ovviamente c’è, sono stati trattati argomenti delicati in un modo che certamente potrebbe non convincere, a tratti superficiale, ma il nostro parere è che in questo caso il messaggio positivo e che rompe con molti schemi che si ripetono nel resto del panorama televisivo, sia nettamente superiore rispetto alle stonature e a ciò che come cristiani non possiamo accettare. Nella speranza di essere state chiare, ovviamente rimane il sacro de gustibus non disputandum est.

Iniziamo!

1. La madre

Rebecca è bella da impazzire e il suo personaggio matura molto, ha una crescita esplosiva. Da ragazza spensierata senza un preciso desiderio di famiglia a moglie forte, dolce, passionale, fino a diventare madre, una leonessa gelosa e protettiva che darebbe letteralmente la propria vita per i suoi cuccioli. Forse è il personaggio che ne esce peggio, i suoi errori sono i più segnanti, ma fanno riflettere molto perché sono gli errori di un genitore che ama con gli schemi appresi e che non sempre lo fa nel rispetto della persona del figlio ma in un modo egoistico. Tuttavia, ciononostante, è disarmante la sua capacità di cercare di comprendere dove ha sbagliato, come riparare e fare del bene. Tra i due sposi è certamente lei che si mette più in discussione, che va a modificare uno stile di vita appreso ma che non si addice con la sua nuova famiglia. Ed è esemplare come Rebecca difenda la sua famiglia da ogni attacco esterno: una madre invadente e giudicante, un uomo che cerca di baciarla disinteressandosi del fatto che lei sia sposata. Non ci sono tentennamenti, possono esserci crisi, difficoltà, ma lei difende il suo matrimonio e la sua famiglia da tutto ciò che non ne fa parte.

2. Il padre

Jack Pearson è il fulcro di tutta la storia, è il personaggio intorno al quale girano ricordi, pensieri, emozioni e vite della moglie e dei figli, che ha lasciato prematuramente a causa di un incidente. Jack è colui che sboccia, che proviene da una storia familiare difficile, di maltrattamenti, da un padre alcolista e che certamente non era stato per lui esempio positivo da emulare. Jack cade nel cerchio della sua storia familiare, inciampa nella dipendenza da alcol, ciononostante la combatte strenuamente, con non poche ricadute. Fondamentale sarà l’appoggio della moglie che lungi dall’essere remissiva, lo mette di fronte alla realtà, smettere di bere e intraprendere un percorso, non vi sono alternative. Lo fa con risolutezza ma senza negargli un solo istante il suo amore. Jack ha tanti angoli bui, nascosti, non è certamente l’uomo perfetto, ma l’incontro con Rebecca, il matrimonio e la nascita dei figli sono per lui quello che è l’acqua fresca per una pianta nel deserto. Il suo amore per la moglie e il suo saper amare ciascun figlio per come è, in modo entusiasmante, è fantastico e probabilmente è la parte migliore.

3. Il rapporto tra fratelli

Kevin, Kate e Randall sono personaggi unici, con tratti caratteriali ben definiti, raccontati in modo onesto, in grado di mostrare realmente come nessuno sia totalmente buono o totalmente cattivo, ma in ognuno vivano entrambe le facce, sta a noi decidere cosa essere. In tutti e tre sono evidenti, quasi più del colore dei capelli, i segni lasciati dalla famiglia di origine, dal rapporto con ciascun genitore. Tutta la loro storia rappresenta un lungo percorso di consapevolezza, un lavoro personale alla ricerca di ciò che è stato e di come ciascuno possa comunque sopravvivere alla propria storia seppur così ingombrante. Il tema dell’adozione è parte integrante sia della relazione genitoriale che del rapporto tra fratelli. Infatti uno dei tre figli di Jack e Rebecca, Randall, è stato adottato appena nato, si trovava nello stesso ospedale dove erano loro quando lei partorì i tre gemelli e ne persero uno alla nascita. I due adottano questo bambino e inizialmente è Jack, ad essere maggiormente motivato e a voler fare questo passo, ma poi anche lei riesce a scoprire un legame con questo bambino, che amerà moltissimo per il resto della sua vita. Attorno al tema dell’adozione si dipanano i maggiori errori della madre che è colei che, umanamente, gestisce la situazione in un modo che poi si rivelerà dannoso non solo per il figlio adottivo, Randall, ma anche per il fratello biologico, Kevin, che soffre molto le continue attenzioni che in particolare la madre rivolge a Randall. Tutto questo, le difficoltà di trattare tutti allo stesso modo, il desiderio di proteggere un figlio e non farlo sentire diverso e, in ultimo, la paura di perderlo a causa dello spettro del padre biologico, sono tutti punti raccontati con una sincerità incredibile, non vi è un messaggio edulcorato ma una visione realistica e aderente al vissuto di una famiglia adottiva.

5. Il matrimonio

Probabilmente è la prima volta che seguo una serie televisiva in cui, pur non essendovi un solo riferimento alla fede, vi sia un così grande rispetto per il matrimonio, non solo per il vincolo, ma per ciò che rappresenta a livello familiare. In una puntata i due protagonisti, che stanno vivendo un periodo di crisi di coppia molto profonda, si dicono convinti che loro “non fanno queste cose”. Ed è chiaro che qui non c’entri nulla la fede in Dio, tuttavia entrambi i coniugi credono profondamente nell’indissolubilità del matrimonio, per cui anche in una situazione di incomprensione e di fatica ad accettare l’altro con tutti i suoi difetti e le sue mancanze, i due si confidano e dichiarano di voler cambiare questa situazione, di voler agire e non lasciare che siano gli eventi ad agire per loro. Devo dire che è raro, sebbene non unico, trovare in una qualsiasi serie televisiva un impegno così forte anche nella crisi più nera, ma quello che fa la differenza qui è che i due non vivono nel ricordo del loro amore passato ma fanno entrambi un lavoro di recupero di quell’amore iniziale, di quello che ha dato il via a tutto e si chiedono, in modo serio, non se quella persona di cui si erano innamorati esista più, domanda piena di trabocchetti, bensì cos’ha guadagnato di più bello nel tempo trascorso insieme. Questa serie televisiva, molto più di altre che magari si concentrano anche su altri temi, mette in luce quanto un matrimonio possa essere tortuoso e difficoltoso. E non ci sono condizioni che esulano, né l’agiatezza economica o una profonda conoscenza sono in grado di preservare la coppia da crisi che quando avvengono possono essere molto dolorose e apparire insuperabili. Ma al contempo questo film offre dei piccoli, ma neanche troppo, accorgimenti.

Come il romanticismo che pervade la storia della coppia di Jack e Rebecca.

Un romanticismo autentico, pieno d’amore, fatto di piccoli gesti quotidiani che possono sembrare poco importanti ma che messi tutti insieme reggono la casa e, di conseguenza, se vengono meno la fanno crollare. Il bacio al risveglio, al momento di salutarsi, la sera, gli abbracci e le tenerezze in pubblico, davanti ai figli, i piccoli regali – non importa se di poco valore economico – per ogni ricorrenza, il festeggiare gli anniversari, i compleanni, creare nuove tradizioni familiari diverse da quelle di provenienza. Potremmo continuare all’infinito. L’amore di coppia deve tenere conto anche di questo, di gesti materiali, è inevitabile, perché non può essere solo un vincolo fatto di una quotidianità, deve esserci attenzione e sguardo costante all’altro.

Un’altra risposta che il telefilm offre in più occasioni alla crisi matrimoniale è la capacità di piegarsi un po’, ognuno secondo le proprie capacità, alle necessità dell’altro.

E devo dire che probabilmente questo è il più grande punto di rottura con ciò che il mondo propone. Perché in qualsiasi film che voi guardiate è sacrosanto il diritto a vivere la propria vita e a proseguirla in modo uguale (ed egoistico) dopo il matrimonio. Quindi, sposarsi, condividere un tetto, responsabilità, gioie e dolori, ma la carriera personale non si tocca. Invece in questa serie tutto ciò viene messo in discussione, perché a volte è necessario cambiare strada, a volte è necessario rallentare il ritmo e a volte, sembra quasi scandaloso dirlo, è necessario rinunciare a qualcosa, per permettere all’altro di fare qualcosa, per permettere alla famiglia di vivere. E la rinuncia può e fa soffrire, è normale, ma quello che si ottiene, in termini di felicità per tutti, è incomparabile.

Questo è solo un piccolo pezzo, perché approfondire tutto sarebbe impossibile e direi che nulla vale quanto l’esperienza diretta. Quindi, che dirvi se non buona visione?

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