Mikaela Spielberg e la luce che illumina la nostra vita

Mikaela Spielberg, figlia del famoso regista, ha scelto le luci rosse.

Aveva annunciato questa decisione tempo fa dopo un periodo difficile tra depressione e anoressia, in cui non riusciva ad accettare il proprio corpo, e ora è ufficiale, come ha dichiarato al Daily Beast, spiegando che il lavoro da attrice hard “mi ha liberato”. Che alla fine quello che cerchiamo sono sempre amore e libertà, ma persi nella notte, è un attimo che le cerchiamo pigiando l’interruttore sbagliato.

Quanto è dura trovare la luce giusta per illuminare la vita.

Per Mikaela, ma anche per noi. C’è l’opzione della foto controluce, quella dal like assicurato, in cui però di noi, alla fine, non si vede nulla e magari stiamo pure ben attenti a metterci a una certa distanza dall’obiettivo e diventiamo solo sagome, vuote, stagliate su un tramonto mozzafiato che però di noi, di quello che siamo davvero, non dice nulla. Ci sono le luci della ribalta, un bell’occhio di bue magari per i più audaci, per avere un momento di gloria, fosse anche l’unico in una vita intera, per essere al centro, per dire che ne è valsa la pena o sarà stato tutto vano. Anche se non siamo attori, almeno una volta nella vita cerchiamo quella luce ovale e bianchissima, ma mi raccomando, dobbiamo essere al top, aver studiato bene la parte, essere truccati e vestiti come si deve. Ci sono le luci dei camerini di Zara o H&M: impietose, che non lasciano sfuggire nemmeno un brufolo, sparate dall’alto, drammatiche. Nessuno scampo per la cellulite o l’autostima, magari proprio in una giornata che era cominciata male. Sono proprio le luci che mi sembrano montate sugli occhi degli altri o sui miei a volte: piene di giudizi definitivi. C’è la luce gialla della lampadina, che quando non c’è di meglio mettiamo il flash e scattiamo una foto anche con quella: ci arrangiamo, speriamo di non aver chiuso gli occhi e che ci abbia preso bene. Tante decisioni prese contando solo su noi stessi, spesso assomigliano a questo set fotografico “fai da te”: una luce artificiale, un flash, chiudiamo gli occhi e speriamo. Ci sono quelle luci rosse che Mikaela spiega in una frase: “mi sono resa conto che non c’è da aver vergogna nell’apprezzare questo settore e nel voler fare qualcosa che sia sicuro, sano e consensuale”. Basta che non ci siano rischi, non visibili almeno. Ma se anche possono liberare i nostri corpi da tabù e vestiti, dal giudizio degli altri o peggio dal nostro, nemmeno quelle luci sono in grado di illuminare la nostra anima. L’unica luce che ci serve è quella pacata e morbida che entra dalla finestra la mattina e gioca a disegnare ombre sul pavimento col pizzo della tenda. Quella luce senza filtri, senza angolazioni, senza nessuno a manipolarla. Ti fa vedere tutto, il bello e il brutto. Senza censure. Solo una luce così, una luce libera, può liberarci sia dentro che fuori. È la luce che tutti i fotografi prediligono, che ci fa vedere bene la realtà ed è l’unica che ci permetterà di guardarla altrettanto chiaramente per affrontarla. Senza sotterfugi, anche attraversando le zone di ombra che comunque resteranno. Ma noi, anche in quell’attimo, avremo sempre lo sguardo fisso su quella luce✨ Quella, per me, assomiglia tanto alla luce di Dio.

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