recensione la buona battaglia di susanna bo

L’amore e altre battaglie

Mi hanno sempre colpito le storie vere, siano esse film o libri e la “La buona battaglia” di Susanna Bo non fa eccezione. Un libro di quelli che ti fanno piangere e ridere allo stesso tempo.

Una storia d’amore intensa quella tra Luigi, il bello e impossibile di turno, per di più ateo convinto (ma forse neanche troppo visto che i due si conoscono all’interno del cammino neocatecumenale!) e Susanna, la classica ragazza casa e Chiesa. Una scrittura scorrevole e auto ironica che ti trascina nella drammaticità della vita coniugale dell’autrice senza mai lasciare spazio allo sconforto e alla disperazione. Luigi, infatti, combatte da anni contro un tumore al cervello e Susanna lo accompagna e lo sostiene lungo questo calvario.

Spesso si sente dire “l’importante è che ci sia la salute”. Ecco, proprio su questo i due giovani ci danno una lezione di vita.

C’è il coraggio di questa ragazza che sposando Luigi antepone l’amore per quest’uomo al desiderio di stabilità e sicurezza. Susanna sa per certo che dovrà affrontare tante difficoltà (i continui interventi a cui il ragazzo deve sottoporsi e la possibilità che il tumore si ripresenti fanno parte del pacchetto), ma lei lo sceglie. Lo sceglie perché lo ama e si fida di Dio.

Poi c’è l’atteggiamento con cui Luigi affronta la malattia: più soffre e più crede e confida in Dio. Senza il tumore non ci sarebbe la sua “buona battaglia” per il Paradiso, per Gesù. La battaglia contro lo scoraggiamento, contro il dolore e l’angoscia. Luigi combatte vigorosamente per conservare la fede lungo il percorso della sua vita tra ricoveri ospedalieri e operazioni chirurgiche. Col suo abbandono totale e incondizionato alla volontà di Dio ci mostra davvero che anche il giogo più pesante può divenire il più dolce e leggero.

Non vi svelo il finale perché mi auguro davvero che leggiate questo libro, ma vi lascio queste parole:

“…penso che sia sottilissimo, il confine che separa una disgrazia da una grazia. Solo la fede può varcare questo confine, farci fare quel salto che può illuminare anche i momenti più bui della nostra vita. Farci sentire amati e fortunati proprio quando avremmo tutti i motivi per disperarci. (..) La fede è un salto che si fa pieni di paura, temendo che sia nel buio. Per poi scoprire che è un salto nella luce”.

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