Come gestire la sindrome premestruale – intervista a Rachele Sagramoso

Sindrome premestruale:

ovvero sul come non staccare la testa a morsi a chi ti chiede dove sono i calzini blu nella settimana prima che ti vengano.

Cara Rachele, vorremmo parlare con te di un tema che tocca sia uomini che donne, infatti la sindrome premestruale sebbene sia vissuta in prima persona dalle donne, ha notevoli risvolti anche sulla vita degli uomini che si trovano a meno di un chilometro dalle stesse!

1. Ci sono donne che vivono questi giorni premestruo accusando mal di testa, dolori al basso ventre, irritabilità, instabilità emotiva, quindi diciamo che ogni caso sarebbe a sé. Tralasciando i disturbi fisici, ci sono dei suggerimenti che puoi darci per affrontare i risvolti più prettamente emozionali?

Ordunque: che argomentone! Uno dei primi suggerimenti è certamente per i signori uomini: è tipico dell’uomo sentirsi investito del cavaglierato Risolutore-di-Problemi. Ora: questo è fantastico in tantissime circostanze e certamente il fatto di poter elaborare soluzioni a mente fredda è invidiabile. Tuttavia, attenzione! Tutti gli uomini che si trovano a fianco una donna un po’ in situazione critica (pre-mestruo, post-parto, peri-menopausa, solo per fare esempi), non devono assolutamente trovare soluzioni. Quindi la Regola è “Ti sto vicino, ma non devo risolvere nulla”. Su questa scorta, la donna che si trova in questa fase delicata del ciclo, può concedersi riposo, magari un buon serotoninico naturale (cioccolata) e magari quattro passi con un’amica (ossitocina a go-go).

2. Cosa sai dirci del rapporto tra pillola e sindrome premestruale? Ci sono dei benefici? Se si, quali? È usata la pillola come “cura a tutti i mali” quando invece si potrebbe/dovrebbe approfondire la radice di problemi che possono essere di varia natura e curati con altri metodi? Può questo essere un modo (per non dire una moda…) per abituare le giovani all’uso della pillola più che un vero aiuto specifico e professionale?

Innanzi tutto ricordiamoci che quando fu inventata la pillola estroprogestinica, l’obiettivo non solo era allontanare il rischio di gravidanze non desiderate (spiegare le fasi del ciclo mestruale evidentemente è poco remunerativo), ma era pure quello di rendere le donne …degli uomini. Senza mestruazioni nessun problema di ritmi da rispettare: quindi la donna poteva lavorare parimenti all’uomo e produrre. Una donna fertile non solo “rischia” la gravidanza (solamente il collegare questi due termini mi fa accapponare la pelle), ma ha bisogni ed esigenze differenti da una donna che non mostra sintomi della sua femminilità. Una soluzione molto “mascolina” al problema (c’è chi userebbe il termine “patriarcale” in questo contesto) è cancellare la femminilità. Quindi l’unico beneficio della pillola in confronto con le varie fasi del ciclo è semplicemente che le annulla. Le esperte di fertilità e/o Naprotecnologie, invece, ci dicono che questo uso della pillola, che si prolunga per decenni, ha delle conseguenze terribili sulla fertilità della donna: oltre che cancellare sintomi e segni fisiologici del ciclo mestruale, la lunga somministrazione di ormoni artificiali obnubila ogni segno o sintomo di possibili disturbi che potrebbero rendere la donna infertile (e infatti la soluzione proposta tenta di essere rapida: procreazione assistita). Certamente la soluzione della pillola per “educare” le giovani donne ha un motivo piuttosto diabolico: non far comprendere la gravità di alcuni gesti come l’assunzione di altri tipi di pillole, come quella “del giorno dopo” o “dei cinque giorni dopo” deresponsabilizzando sia la donna che dovesse assumerli nei confronti del gesto che compie, ma – di nuovo – facendo cadere l’uomo nel trappolone della soluzione facile alle proprie responsabilità.

3.le fasce riscaldanti o la classica borsa dell’acqua calda sono un buon rimedio al dolore o è solo una diceria della nonna senza fondamento?

Che sia chiaro: le nonne spesso hanno ragione, per cui sì, riscaldare una  parte dolente può essere un buon modo per aumentare la vasodilatazione e aumentare l’afflusso di ossigeno. D’altronde l’uso del calore è ottimo anche per alleviare il travaglio!

4. È vero che chi soffre di sindromi premestruali dolorose soffrirà meno i dolori del travaglio? … anche questa mi puzza di fake news!

Questa temo sia una diceria, infatti…

5. Aver sostenuto una gravidanza può incidere positivamente sui sintomi della sindrome premestruale? Magari soprattutto quelli legati al dolore fisico?

Non ci sono prove scientifiche di questo genere: per alcune donne può essere così, per altre è vero il contrario. Ogni donna è un prototipo, quindi non assomiglia all’altra! L’aver superato un travaglio, magari laborioso, non penso accompagni una percezione minore del fastidio del dolore pre-mestruale. Forse quando si diviene mamme l’attenzione su noi stesse tende a diminuire e questo ci pone nell’ottica del superamento degli eccessi di lamentela che tante donne (come me) talvolta mostrano nei confronti delle proprie difficoltà. Diventare mamme, fortifica!

6. Alcuni sostengono che sia un bene “accogliere” in un certo senso e non solo cancellare il dolore fisico della sindrome pre mestruale essendo qualcosa di congeniale alla natura, al corpo e alla funzione anche biologjca della donna, quindi quasi qualcosa con cui imparare a convivere senza abusare troppo di medicinali come ci insegnano le pubblicita’ e gli anti dolorifici facili proposti in commercio da assumere ai primissimi segnali di disagio…come ti poni nei riguardi di questa affermazione? Secondo te, analgesici e farmaci per i dolori più vari da sindrome premestruale quando e come andrebbero assunti?

Io penso che non sia un pessimo presupposto: tutt’altro. Ogni dolore fisico ed emotivo ha bisogno di tempo. Si va dal dolore pre-mestruale a quello del travaglio: affrettare le cose, tentare di intervenire cercando di riportare la donna a una ipotetica normalità, cancellare i sintomi… inutile dire che un buon analgesico preso nel momento opportuno (ognuno possiede la propria posologia) possa far superare momenti critici, tuttavia ogni fase della vita della donna richiede rispetto, delicatezza. Pensiamo alla situazione peggiore che possa vivere una donna durante la gravidanza: una diagnosi complessa sul proprio bimbo. È tutto un mettere fretta, far prendere decisioni velocemente. Le mamme e i papà che raccontano quelle ore terribili, parlano di essere stati spinti a ragionare prontamente e risolvere il problema nel modo più rapido (ecco che possiamo vedere la mentalità maschile proporsi per dare soluzione immediata in un momento che necessiterebbe di tempo, rispetto, silenzio e calma), mentre chi si è rivolto a medici come il professor Noia, ha sperimentato calma, tempo e rassicurazione: un “linguaggio” più “al femminile”. Un altro esempio potrebbe essere quello che riguarda le mamme che hanno avuto un cesareo e che vorrebbero partorire durante la gravidanza successiva: le ostetriche sanno che quel travaglio dovrà essere rispettato nei tempi, nei modi, nelle parole pronunciate… in altri termini dovranno essere messi in atto tempi “femminili”. Parliamo di mestruazioni, ma anche la fase precedente lo sviluppo andrebbe collocata nelle fasi che abbisognano di attenzione, di cura.

La bambina, la ragazzina, vanno educate sia alla fisiologia del ciclo mestruale, sia al rispetto di ogni suo momento. Solo abituando le donne a considerarsi preziose, riusciranno a far sì che chiunque le consideri tali e in ogni momento focale della loro vita. Mestruazioni, ma anche gravidanza e la delicata fase del post-parto: il corpo che piano piano torna a funzionare senza custodire un bimbo, ma nel contempo deve pensare comunque alla sua sopravvivenza producendo latte: quanti allattamenti vengono gettati via perché alle neomamme viene messa fretta? 

Il tempo della donna è quello della calma, della morbidezza, dell’ossitocina, delle endorfine: le donne sono diverse da un mondo “mascolinizzato” (lo è diventato proprio a causa delle donne medesime), e invece l’opportunità sarebbe quello di ridare un tempo sereno a ogni fase del ciclo femminile. 

L’obiettivo dell’assunzione di analgesici (ma anche, ad esempio, dell’analgesia peridurale) è quello di rendere la vita un po’ più semplice, non quello di privare la donna dell’opportunità di vivere la vita in modo più rispettoso di se stessa.

1 commento
  1. vitaincasa il lato rosa
    vitaincasa il lato rosa dice:

    Su questo tema devo dire, per esperienza personale, che non tutte le donne vivono la sindrome premestruale, e i dolori mestruali, con la stessa gravità. E purtroppo di conseguenza anche tra donne c’è molta incomprensione, tanto che, se una collega sta male in quei giorni e salta un giorno di lavoro, spesso le prime a lamentarsene, a fare commenti sgradevoli ed espressioni sarcastiche, sono le altre donne. Invece c’è da sapere che alcune soffrono davvero tanto in “quei giorni”. Sempre per esperienza personale, posso dire che i medici non sono più così rapidi a prescrivere la pillola come “rimedio facile” alle problematiche mestruali, e questo è un bene, peccato che, purtroppo, non siano molto rapidi neppure ad approfondire la ricerca delle cause. Credo che per prima cosa ci vorrebbe una maggiore sensibilizzazione su quanto possano realmente stare male alcune donne in quel periodo.

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