gennaio 2018 eventi

Calendario gennaio 2018

da non perdere a gennaio 2018

Un po’ per prendere il nuovo anno con leggerezza (che non potete capire da quanto rimando l’uscita women-only!),

un po’ perchè tra i buoni propositi c’è (sempre) quello di pregare di più e non dimenticare gli appuntamenti e le feste importanti (e non ditelo a me che sono una novena-addicted!),

ecco il calendario da scaricare sul cellulare (è un’immagine che potete salvare) con i  nostri imperdibili di gennaio 2018.

Non ringraziateci…abbiamo tutti bisogno di cominciare in tempo (non come l’anno scorso che è diventata un triduo…) la novena a San Giovanni Bosco!

Le due novene le trovate quì:

Novena a Gesù Bambino di Praga

Novena a San Giovanni Bosco

 

Buon inizio!

wonder film libro recensione

La vita è…WONDERful!

Chi non avrebbe il terrore di tornare alle scuole medie?! In quel periodo della vita pieno di acne che non se ne va, ore spese davanti allo specchio a capire se si è abbastanza fighi per essere notati dal ragazzino che ci piace o, per lo meno, non essere assegnati al gruppo degli sfigati?

Bene. A tutto questo aggiungete una grave deformità e il non essere mai usciti di casa prima.

In questi giorni nelle sale cinematografiche accanto alle solite pellicole demenziali natalizie è proiettato un film adatto a tutta la famiglia, simpatico, leggero e commovente: Wonder.

August Pullman, detto Auggie, dall’alto dei suoi soli 11 anni di età si è già dovuto sottoporre a 27 operazioni facciali, che gli hanno permesso di respirare, vedere e sentire senza uso di apparecchi esterni, ma lo hanno deformato irrimediabilmente. Cresciuto ed istruito all’interno delle mura domestiche arriva per lui il momento di uscire dal caloroso nido familiare ed affrontare il mondo esterno:il primo anno di scuola media.

Una trama semplice e una storia diversa, ma in fondo, forse, come tante sconosciute alle cronache.
Una storia che tocca con leggerezza e sensibilità temi pesanti come macigni: bullismo, pregiudizio, paura del diverso e amicizia. E non da ultimo, un tema spesso sottovalutato e trascurato quando si parla di diversità e disabilità in senso più lato: la trascuratezza dei fratelli dei disabili.

Tutta la famiglia Pullman vive in funzione di Auggie: non solo i genitori, in particolar modo la madre che per seguire ed educare il figlio si è quasi annullata, ma anche la sorella del bambino orbita attorno a lui. E’ normale che genitori di bambini disabili tendano a indirizzare tutte le loro forze ed energie verso il figlio più bisognoso a discapito di quello “sano”. Quindi, accanto al disagio che il protagonista vive per integrarsi nel gruppo dei pari, viene mostrata anche la sofferenza della sorella di Auggie che, nonostante si ritenga invisibile agli occhi dei genitori, ama il fratellino sopra ogni cosa.

Il film passa in rassegna ogni singolo personaggio: dalla sorella maggiore alla sua migliore amica, dai bambini che si avvicinano ad Auggie ai classici bulli della situazione. Auggie con la sua storia di sofferenza e coraggio interroga in qualche modo ognuno di loro e proprio lui, con tutti i suoi problemi, si fa portatore di risposte positive.

Tanti messaggi e una storia che interroga e invita a non soffermarsi all’apparenza.

Un film, quindi, che merita e vi farà versare anche qualche lacrima.

letterina a babbo natale

E VOI…L’AVETE SCRITTA LA LETTERINA?!

cose di lassùMe lo ricordo come fosse adesso!

Avevo sei anni, ero in prima elementare, ero in classe con i miei compagni e le maestre ci stavano facendo preparare i pensierini per Natale. Avete presente? Quei biglietti d’auguri tutti impiastricciati di brillantini che i bimbi regalano ai loro genitori come fossero tele di Picasso. Ebbene, io ero lì, con il miei capelli a caschetto e la fedele frangetta tagliata storta, e un mio compagno si mette a raccontare quello che aveva chiesto nella letterina a Babbo Natale. Io lo guardo, immagino molto stupita, dall’alto della mia saggezza infantile, e gli chiedo: “Ma perché, tu credi davvero in Babbo Natale?”.

Gelo.

La maestra si volta verso di me e mi fulmina con il suo sguardo. “Certo Elisa, perché Babbo Natale esiste!”. Il mio compagno se ne va a fare altro e io decido che è meglio stare zitti, perché probabilmente quella rientra tra le cose che non si dicono. Come non si dice a un’amichetta che il suo disegno, che ti sta mostrando con gioia, in realtà è orripilante anche per una seienne, o come non si dice a qualcuno che puzza, anche quando puzza davvero. Insomma, non si dice e basta. Però io lo sapevo che Babbo Natale non esisteva, l’ho sempre saputo. Quando mio fratello la mattina di Natale mi disse che la sera prima era dovuto andare a prendere Babbo Natale in fondo alla salita di casa nostra con le catene alle ruote della Punto per la tanta neve che era scesa e perché Babbo Natale con la slitta non ce la faceva (ma come, lui con la slitta no e tu con la vecchia Punto sì?!), io credo di averlo guardato nello stesso modo in cui si guarda uno che ti dice di aver visto un asino volare.

Ma con questo, cari amici e care amiche, non pensate che la mia infanzia natalizia sia stata triste e disillusa, tutt’altro, essendo terza di tre figli ed essendo giunta a distanza di 12 anni dall’ultimo e di ben 19 anni dal primo, sono sempre stata la più coccolata. Ma semplicemente lo sapevo. Lo sapevo che non esisteva. E quando a catechismo mi hanno spiegato che Babbo Natale è la caricatura di San Nicola, non è che ho iniziato a pensare che l’anima di San Nicola passasse per tutte le case del mondo a portare regali ai bambini buoni, chiaro che no.

Poi crescendo ancora, ho iniziato a sentire chi diceva che a Natale (ambienti fortemente cattolici, proprio quelli duri e puri) al figlio faceva scrivere la letterina a Gesù Bambino. E che cosa vuoi che scriva un bambino in una letterina di Natale? Beh, chiaramente i regali (o il regalo, per i più modesti e già in odore di santità) che desidererebbero ricevere. Qui pongo il mio quesito: ma è proprio necessario far scrivere queste benedette letterine?

A Gesù Bambino si potrebbe scrivere una preghiera, di ringraziamento o di auguri per la sua nascita imminente, nei nostri cuori e nei cuori di chi ci sta accanto, dai più prossimi ai più lontani, ma la letterina di Natale con scritto: “Caro Gesù Bambino, per questo Natale vorrei ricevere la macchina di Geco dei Super Pigiamini (se non sapete di che parlo aggiornatevi!), ti prometto che sarò buono e non farò mai più arrabbiare la mamma. Firmato Gioele”, ecco proprio questa qui no, vi prego, risparmiatela a Gesù Bambino.

Sarebbe bello se Natale fosse prima di tutto e anche, volendo, null’altro se non la festa della Nascita di Cristo.

E ai bambini parlare di questo, leggere la Sua storia, raccontare di Lui, fare insieme il presepe, lasciando pure che giochino con le pecorelle, perché no. I regali sono frutto della gioia che noi cristiani abbiamo quel giorno, non solo quel giorno direi, ma quello in particolare, perché è il giorno che segna la svolta, Cristo si è fatto Uomo ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. E ci ha dato così l’unica possibilità di salvezza, con la sua vita l’esempio della santità, e con la sua morte la via per aspirare al Paradiso.

Chiaramente a Gioele di sei anni non lo direte con queste parole, ma iniziare dicendo che a Natale si va alla messa, che è una messa unica e meravigliosa, andarci con i vestiti buoni non perché si è appena usciti dalla cena della Vigilia, con una pancia che dà tre giri alla mia di donna gravida, ma perché ci si veste in festa, per andare a salutare Gesù che è nato.

E i regali si fanno, ma senza esagerare, senza spendere tre stipendi, ma pensando davvero a chi li andrà a ricevere, all’amore che vogliamo senta. Il regalo alla zia poco simpatica o al cugino dispettoso diventa modo per festeggiare Gesù che nasce. Quindi, iniziate da qui, mettendo tutto questo al primo posto, su tutto, e vedrete che poi i bambini capiranno e molto prima di voi!

AVVENTO, TEMPO DI ATTESA

cose di lassùL’altra sera l’ho visto. L’avevo già visto una volta ma stavolta è stato diverso, è stato come un fulmine che ti attraversa e ti fa spalancare gli occhi.

Era lì, si muoveva dalla testa ai piedi, erano le 20:00, ora di cena, forse aveva fame…ma io invece credo che lui sentisse il mio cuore andare a mille e aveva capito che stava succedendo qualcosa di importante, per cui ci si agita, ci si muove, si sta in trepidazione. E quindi si muoveva, muoveva le braccia, sembrava ci stesse salutando con le mani, allungava le gambe, poi dopo un po’ che lo stavamo a guardare si è fermato e si è seduto, come se si fosse sentito osservato.

Ecco, io ti attendo. E nell’attesa faccio in modo, per quel poco che sono capace, nella mia smisurata incapacità, di farti stare bene lì dove ti trovi ora. Quindi cerco di non mangiare tutto quello che vedo, non bevo caffè, faccio attenzione, pulisco bene e lavo tutto quello che mangio e che quindi mangi tu.

Il tempo dell’avvento è la stessa cosa, è un tempo di pulizia dei nostri cuori, ci impegniamo per lavare via tutte le impurità che ci fanno male, che appannano, che prendono spazio e ne tolgono all’Unico che conta.

La prima grande impurità sono i pensieri, le preoccupazioni per i nostri problemi, più o meno grandi, che ci tormentano.  Allora sapete come dobbiamo diventare? Come quel piccolino di 6 cm che ho nella pancia. Lui si affida a qualcuno, c’è qualcuno che pensa a lui che è completamente indifeso e sta lì e si affida.

Quindi il primo passo verso il Natale deve essere questo: diventare indifesi di fronte a Lui, buttare giù tutte le resistenze che ci impediscono di farlo entrare nel nostro cuore e nella nostra vita. E poi lasciare che sia Lui a pensare a tutto, come un Padre con i propri figli, abbandonarsi a Lui che sa più del marito, più della migliore amica e più di chiunque altro cosa ci fa male, cosa ci provoca quel gran dolore.

Allora vi lascio in dono una preghiera (è un’immagine, potete scaricarla sul telefono e averla sempre a portata di cellulare!), perché non esiste altro modo per abbandonarsi a Lui se non quello di parlare con Lui. Come due innamorati trascorrono tutto il tempo a parlare e a guardarsi, anche chi ama Dio o vorrebbe amarlo perché sa, lo sa perché un suo amico glielo ha detto, lo sa perché lo intuisce, sa che solo in Lui si può trovare la felicità eterna, allora chi Lo ama trascorre il tempo a pensarlo, a guardarlo e a parlarci.

atto di abbandono-a-gesu