Fashion da convento

Non ho avuto la chiamata alla vita monastica, ma in ogni caso, la scelta dell’abito sarebbe stata in parte basata proprio sull’abito (e da qui si capisce la mia profonda superficialità e perché, appunto, suora non sono!).

Comunque, ci sono abiti da suora che mi fanno proprio girare la testa quando le incontro per strada. Abiti che preferisco ad altri. Che mi fanno credere che sì, anche le sorelle, hanno il loro lato fashion!

E voi, se vi foste fatte suore per l’abito, tra tutti i miei preferiti che vi elencherò qui sotto, quale avreste scelto?

O ne avete qualcuno che non conosco da farmi scoprire?

Senza contare che le spiegazioni dietro a colori e finiture varie sono sempre bellissime nei loro significati!

1.Suore adoratrici del cuore regale di Gesù sommo sacerdote

Classico, ma con un mix di colori che incanta. Lunga cappa azzurra (…con cappuccio! E già solo con questo mi compri!) su abito nero in pan dan col velo. Tutto spezzato dal sotto velo bianco.

Tra l’altro, parlando di cose serie, questo ordine è devoto alla liturgia in latino e pare che la cosa stia affascinando moltissime giovani vocazioni. E tra l’altro, la loro missione è pregare per la santificazione dei sacerdoti (da cui, credo, derivi il nome): tanto di cappello (o velo!), sistas!

2.Suore serve dello Spirito Santo dell’adorazione perpetua

E va beh. Queste davvero sono difficili da battere per chi ha una pink addiction come la mia.

Abito rosa. Rosa. Ro-sa. Insomma. Hanno l’abito rosa!

A questa tunica è corredato cingolo, velo e scapolare bianco (per lo meno nella versione claustrale ancora in uso).

La loro è una vita contemplativa, basata sull’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento. Rosa sì, ma toste!

3.Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia

Se degli abiti religiosi vi hanno sempre affascinato le cappe, i veli e i mantelli, devo dire che loro, hanno portato la cosa al “next level”. Hanno questo velo nero classico,  ma è il “sotto velo” rigido arricciato ai lati che adoro.

Sembra un cappello parigino, uno di quelli un po’ eccentrici pensati da qualche stilista di alta moda per dare un tocco charmant a un abito praticamente normale e austero.

E poi, hanno pure la mantellina che fa tanto bon ton!

Questo ordine come suggerisce il nome è dedito alla diffusione della divina Misericordia nel mondo e infatti è lo stesso di cui faceva parte Suor Faustina Kowalska.

4.Suore Missionarie della Divina Rivelazione

Suore green? Bio-suore? Suore vegane? O forse…le suore di Greta Tunberg?

Niente di tutto questo! Il verde del loro abito rimanda al manto della Vergine della Rivelazione apparsa a Roma alla Grotta delle Tre Fontane il 12 aprile 1947, vicino al luogo dove fu decapitato San Paolo.

Un ordine giovane (di fondazione). Talmente giovane che non potevano scegliere un colore più di moda di questi tempi! Comunque il verde non è il mio colore, ma magari a qualcuna piace!

5.Ordine del Santissimo Salvatore di Santa Brigida

Lo so, il rosa mi aveva quasi stregata, ma no, sono loro le mie preferite. Sarà la mia indole nordica, ma questo è in assoluto l’abito che avrebbe potuto farmi entrare in convento!

Austero, minimal, senza fronzoli,Q direte voi. Ma quello che adoro in questo look è tutto in quel copricapo che incornicia il velo e ha il sapore di un’altra epoca.

In realtà ha un significato preciso: rimanda alla corona di spine di Gesù e forma una croce al centro. I punti di intersezione marcati da pietre rosse sono le cinque piaghe.

Quindi, se mai mi cercaste in un convento, sono in Svezia con le sorelle!

5.Flammae Cordis suore oratoriane di San Filippo Neri

A parte che qui, oltre all’abito, è il nome stesso che mi piace. Queste ragazze sono “tutte un fuoco”…per il Signore! E attente: loro vogliono infiammare tutti di questo amore!

Se siete tipe da Red Valentino, da total red spezzato solo dal velo bianco e da quel colletto stile camicia, questo abito sarebbe stata, di sicuro, la vostra scelta. Ovviamente, neache a dirlo, simbolo del fuoco!

Senza contare che il modello lungo avvitato è un classico senza tempo. Lo metterei anche io per andare a lavoro quel taglio! E infatti loro, pur vivendo una vita consacrata e comunitaria, sono proprio nel mondo, nel senso che svolgono la loro missione di evangelizzazione proprio nel loro posto di lavoro: medico, impiegato, avvocato ecc.

 

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cose da avere nella borsetta

Borsetta perfetta! – sicura di avere proprio il necessario?

Qui non parliamo delle classiche cose che potete trovare in una borsa da donna tra cui assorbenti, gomme, fazzoletti e penna.

Ah, e gli scontrini e un quintale di cartacce.

Qui è una sfida alla sopravvivenza che Mary Poppins, scansate!
La nuova guida 2.0 su cosa non può mai mancare nella borsa di una donna.

1.Ricordare sempre che il deodorante non è fatto per stare appoggiato in una mensola del bagno.

2.Quel paio di orecchini che ci dice sempre con tutto, infilateli nella tasca della borsa, quella infima che
resta sempre mezza vuota, con la zip incerta nel lato interno, sempre piena di molliche di qualcosa che non avete mangiato o non vi ricordate quando almeno.

3.Quel minuscolo campioncino di fondotinta o BB cream da 3 mml che non userete mai, quello che vi ha dato la tizia della profumeria quando avete comprato il bagnoschiuma per quel compleanno, ecco, quello che ora vi sembra superfluo, lasciatelo in borsa per le
emergenze di trucco alla Moira Orfei con un quintale di fondotinta.

4.Ricordatevi del colluttorio nella boccetta formato bagaglio a mano dell’aereo o anche le mentine o lo spray per l’alitosi, insomma, qualcosa da usare solo nelle emergenze baci&cipolla. Se riuscite a mettere pure quei mini spazzolini e dentifrici da viaggio vi assicuro che in certi momenti, i meno probabili, li potreste rimpiangere.

5.Contate che già sappiamo tutte che nella tasca segreta (quella degli orecchini sopra) ci stanno anche gli assorbenti, ma avete mai pensato di metterci anche una lametta per i peli fuori controllo? Direi che, a questo punto, l’abbiamo riempita bene bene questa taschina.

6.Spille da balia, sì, proprio loro: vi dico solo che una volta in mezzo al corso la zip laterale dei miei pantaloni ha fatto “zzzac!”.

7.Ago e filo, ma qui solo per livello master!

8.Forbicine mini (me neanche troppo): sempre e comunque.

9.Campioncino del vostro profumo preferito: ecco cosa chiedere alla tizia della profumeria invece del solito “fai tu, quello che vuoi” (“…tanto butto tutto” è il sottotitolo!). Lasciare la scia è una cosa seria: facciamo che non sia olezzo di cipolle e kebabbaro!

Comunque è tutto riassumibile nella citazione della mia bisnonna che a casa nostra è ancora un must:
“per uscire di casa non ci vogliono la borsa e manco i soldi, basta la corona e il fazzoletto.”

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Discorsi da bidet – igiene e altre abitudini intime

Non ho mai dato troppa importanza all’igiene intima. Non nel senso che non mi lavo, eh! Nel senso che di solito ho sempre arraffato il primo sapone che capitava, fosse pure quello dei piatti per intenderci, ma finisce che la sensazione laggiù è davvero quella di una spugna per piatti (no, non la Spontex gialla e verde. La spugnetta di ferro.).

Oggi, parliamo con l’ostetrica Rachele Sagramoso di quella che è sì una abitudine (spero per tutte!), ma che forse potremmo migliorare per il nostro benessere e sfatare anche qualche dubbio cosmico e credenza diffusa.

1.Quante volte al giorno è bene lavare le parti intime? C’è il rischio di lavarsi troppo e indurre fastidi come prurito o secchezza?

Dipende dall’età e dal proprio stato. Se la donna è in età fertile e non ha il ciclo mestruale né è in gravidanza, il lavaggio basta dopo le funzioni intestinali e la sera, come normale igiene (se si è abituate al lavarsi anche la mattina, basta fare attenzione e prendere nota del muco vaginale per comprendere la fase del ciclo uterino nella quale ci si trova). I saponi dovrebbero essere neutri e non aggressivi (per gli ingredienti è possibile visionare il Biodizionario). Durante il ciclo mestruale basta una normale igiene non aggressiva. In gravidanza suggerisco, ogni tanto, l’uso del bicarbonato: la mancanza di ciclo mestruale potrebbe portare all’aumento di fastidi locali.

Ovviamente saponi troppo aggressivi possono seccare la pelle o dare allergia.

Tutte le ostetriche che sono disponibili nei consultori sono formate a rispondere a queste e altre domande in modo acconcio. Nel momento in cui vi sono perdite o sintomatologie locali, è importante una visita e un colloquio con un tampone vaginale.

2.Come possiamo scegliere un buon sapone tra tutti quelli in commercio? Dipende da qualche caratteristica personale? (… o posso anche continuare a scegliere solo in base al profumo, come faccio di solito?!)

Io sono tendente a suggerire prodotti con un buon INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Ci sono siti che insegnano a comporre da soli il proprio detergente, magari con l’olio essenziale che più si confà al nostro odorato (per rispondere alla domanda sul profumo) e magari con gli ingredienti che meglio ci servono in certe circostanze: camomilla in caso di bisogno di delicatezza (giovani donne), oppure con tea tree oil (antibatterico) o molto altro. Di solito i saponi peggiori sono quelli da supermercato, anche se ci sono catene che hanno una buona linea biologica.

La vagina femminile, quando non è affetta da infezioni, possiede un meccanismo di ‘pulizia’ che non necessita di accortezze particolari. A livello vulvare è importante avere cura della delicatezza e in zona anale dell’igiene antibatterica (il tea tree oil è il componente anche di pomate antiemorroidi, quindi è molto buono, in tal senso).

3.Schiuma o sapone liquido? Che differenza c’è? E ci sono casi in cui uno dei due è più indicato (tipo io, dopo il parto, ho usato per un bel po’ la schiuma così da spruzzarla da lontano tipo idrante e evitare di sfregare le ferite aperte da parto)?

Ci sono schiume e schiume: nel caso specifico del post parto io ho sempre sollecitato a compiere la scelta personale più acconcia. In realtà molte neomamme preferiscono un’igiene non aggressiva con semplice acqua corrente (con la doccia, ad esempio), sia per evitare di sfregare le ferite o le emorroidi che talvolta rimangono qualche tempo. Quando poi, passate le perdite e i fastidi (anche solo psicologici: non tutte gradiscono toccarsi dopo il parto per paura di sentire dolore), si ritorna in carreggiata, si può tornare alle proprie abitudini.

Il sapone liquido è molto concentrato, di solito. Quindi è importante conoscere gli ingredienti usando magari il Biodizionario del quale parlavo poco più in su).

4.Lavarsi subito dopo un rapporto influisce sulle possibilità di concepimento?

In linea di massima gli spermatozoi, soprattutto se il rapporto avviene durante la finestra fertile (cinque giorni al mese) e trovano il muco ovulatorio, viaggiano molto più rapidamente di quanto si pensi. Lavarsi non è assolutamente un problema.

5.E’ vero che la biancheria intima dovrebbe essere di colore bianco? (…e io che la uso solo nera corro qualche rischio?)

La biancheria dovrebbe essere di cotone (per lo meno nella zona a contatto con la vulva) anche solo per il fatto di poter usare le alte temperature per lavarla. Il fatto che sia bianca probabilmente è di aiuto se si macchia ed è necessario usare la candeggina. Gli slip neri non sono un problema.

Ovviamente nessun problema per chi usa altri tipi di tessuti: ognuno ha le proprie abitudini.

6.Per le bambine è comunque indicato usare un sapone intimo o meglio qualcosa di più leggero?

Per le bambine non è indicato sapone, ma acqua corrente. Magari giusto un sapone delicato in zona perianale per l’igiene.

7.Dicono che l’acqua fredda aiuti a pulire meglio e prevenire alcune patologie: verità o inutile sofferenza?

Sicuramente l’acqua calda usata per l’igiene intima e in ammollo, non è il massimo per evitare la crescita di batteri. Il caldo e l’umido accrescono molto la carica batterica, per cui personalmente io suggerisco sempre l’acqua corrente tiepida e l’asciugatura accurata con asciugamano personale o salvietta di cotone, usa e getta.

 

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Quanto costa essere alla moda

L’industria fashion riguarda tutti noi, poveri, ricchi, modaioli o bancarelle-addicted. Almeno per l’impatto economico, sociale ed ecologico sulle nostre vite, che è di dimensioni inimmaginabili, tutti noi dovremmo cercare di informarci.
Giusto un paio di numeri per fare il punto sull’industria fashion:
1. vale globalmente 17 trilioni di dollari americani,
2. è la seconda al mondo per inquinamento, seconda solo all’indutria del petrolio,
3. le più grandi aziende manifatturiere sono in Bangladesh e Tailandia, dove l’85% dei lavoratori sono donne,
4. in media un americano getta circa 82 sterline di tessuto l’anno, o se preferite, gli Stati Uniti producono ogni anno 11 milioni di tonnellate di rifiuti tessili, la maggior parte dei quali non riciclati propriamente,
5. un vestito può impiegare 40 anni per decomporsi,
6. invischiati nel mondo della moda mondiale sono almeno 1 persona su 6. Non male, eh?

E dopo i numeri passiamo ai fatti, ma non parliamo solo di tessitura e confezionamento, partiamo dalla base, dove tutto prende
forma, l’industria del cotone. La stra grande maggioranza del cotone è coltivato in India, nella zona di Punjab, ed è fornito dalla Monsanto: la più grande multinazionale di semi, sostanze chimiche e farmaceutiche. In India possiede l’intero mercato dei semi di cotone geneticamente modificati.
Vi spiegherò più avanti la lungimiranza di questa scelta.

Visto che giustamente il seme è stato geneticamente modificato per evitare alcuni tipi di parassiti, la natura ha fatto il suo lavoro, facendo comparire altre specie di parassiti.
Così i contadini che avevano investito sul costosissimo seme miracoloso che ha debellato un certo parassita, ora si trovano ad indebitarsi per nuovissimi pesticidi , più costosi dei precedenti, per nuovi parassiti. Tutto questo per rimanere al passo con il nuovo fabbisogno dell’industria, che non può certo aspettare che il contadino coltivi con metodi naturali e più tecnologici.
Per la Monsanto nessun mercato migliore di questo: semi costosi, fertilizzanti costosi e medicine per gli effetti collaterali. Sì perché la natura non è proprio d’accordo: oltre l’impatto ecologico e l’inquinamento chimico non sono tardate a comparire in tutti i villaggi aumenti spropositati di cancro, malattie mentali ed handicap fisici.
Ma tranquilli, la nostra super multinazionale vende ai contadini anche le medicine: siamo a posto!

Ricordiamo inoltre che la Monsanto declina ogni forma di responsabilità sull’impatto ecologico delle sostanze nocive e sulla salute di queste persone legato all’utilizzo dei loro prodotti.
Ciò non impatta solo la natura, l’ecosistema e le malattie di tutte le zone limitrofe perché la spirale di morte è così stringente che un nuovo fenomeno è nato in quelle terre: il suicidio da avvelenamento con pesticidi.
Ciò che nessuno racconta infatti è che ogni 30 minuti un contadino esasperato dai debiti decide di togliersi la vita nei campi bevendo gli stessi pesticidi che ha comprato per il suo terreno.
In India negli ultimi 16 anni i suicidi degli agricoltori sono stati 250.000.
Perché quando non riesci più a pagare, quello che ti rimane è il tuo terreno e vedersi strappare anche quello è più nocivo degli stessi pesticidi.
Nessuno vende più semi non geneticamente modificati, le coltivazioni con seme modificato sono circa il 95% e molti sono costretti a comprare semi non modificati pagando dalle 3 alle 8 volte tanto dal mercato nero, per non cadere nella trappola dei pesticidi.
Ma il prezzo del cotone, nonostante l’aumento dei costi per i contadini, non è salito abbastanza rispetto ai costi.

Gli Sprechi

Liberiamoci di loro…è una soluzione?
È semplice liberarci di un vestito, lo buttiamo e fine. E invece no.
Gli indumenti nel decomporsi rilasciano gas metano, tinture e sostanze chimiche contaminando il suolo e le acque.
Per non parlare delle scarpe che possono impiegare fino a 1.000 anni per decomporsi del tutto.
Direte voi: possiamo donarlo in beneficenza! Ma anche questa non è una soluzione perché in media solo il 10% dei vestiti donati viene poi realmente venduto o donato in negozi di beneficenza, mentre la grande maggioranza viene gettato o portato nei paesi poveri. Penserete che almeno questa sia una parte positiva. E invece no.
I vestiti che portiamo ai Paesi sotto sviluppati saturano tutto il loro fabbisogno tessile portando alla chiusura di quasi tutte le compagnie tessili locali, mentre quelle che resistono e che restano in piedi devono adeguarsi al mercato del fashion mondiale, lavorando a produzioni low cost per l’export.

Noi

Noi, i consumatori bombardati da pubblicità, riviste, messaggi subliminali e nuovi ideali da percorrere.

È una ricetta americana, antica come l’apple pie: usare le tue imperfezioni contro di te, farti credere che sei sbagliato e hai bisogno di loro, che sono qui apposta per risolvere ogni tuo problema.
Earnest Elmo Calkins sostiene che il consumismo gira tutto intorno al far arrivare le persone a considerare le cose come usa e getta.
Spiega lui: “le basi dell’ideologia consumistica sono semplici: essere = comprare”.
Per essere bello ti serve questo o quel prodotto, per essere presa sul serio devi avere questo o quello stile, se sei un uomo di affari non puoi non avere questa macchina, per stare bene con te stessa questo è il trucco giusto.
Il consumismo è riuscito a scambiare prodotti che usiamo in beni che consumiamo e poi gettiamo.
Da qui il materialismo basato sull’idea che più cose compri, più sarai felice.
Ed è ovvio che la crescita del materialismo non corrisponde all’aumento della felicità ma piuttosto all’aumento dell’insoddisfazione e di tutte le patologie psicologiche connesse.

Comprare=compensare

Dal fast food al fast fashion il passo è breve!
Il fast fashion ha cambiato il nostro modo di concepire il mondo della moda. Straordinariamente il prezzo degli abiti diminuisce mentre il costo della vita aumenta.
Ecco qui che si svela la vera natura dello spasmodico bisogno di comprare: la compensazione!
Una sorta di nuova consolazione nella vita delle persone, come dice Guido Brera, investment manager.

Il contentino che vi vuol far credere che stiamo meglio di quanto non sia nella realtà. Molte famiglie arrancano per arrivare a fine mese, prudentemente risparmiano, ma quel paio di jeans è solo a 7€ e l’idea di risparmio crolla.

Come quel fast food che ci dà l’illusione di poter andare a cena fuori tutte le volte che vogliamo: sì, ma in fondo siamo sempre noi a pagarne, alla fine, il vero prezzo.

 

Dati e fatti riportati nell’articolo sono contenuti in “The true cost”, un documentario che consigliamo caldamente di vedere, perché le immagini, sono molto più dure delle parole e delle statistiche. Difficilmente si resta indifferenti e si continua a consumare fashion come se non avessimo niente da metterci dopo aver visto quanto sangue e quante storie di tristezza ci sono dietro le nostre storie di benessere.

 

Dal mare all’ape – accessori e prodotti salva look!

La check list delle valigie delle vacanze non perdona. Rassegnatevi ragazze, qualcosa resterà fuori comunque dal vostro scrupoloso controllo (e di solito è il phon! Anche se ultimamente mi sveglio nel cuore della notte continuando ad aggiungere cose al bagaglio, tipo il phon, appunto!). L’importante, sia che andiate in vacanza sia che stiate fisse allo stabilimento sotto casa è conoscere i prodotti e gli accessori che salvano l’outfit apres-sea!

1.Acqua termale da nebulizzare

L’acqua termale potrebbe forse essere la più geniale trovata di marketing dopo l’acqua salata per fare gli sciacquetti nel naso di mia figlia. Però. Devo dire che tra tutti i miracolosi (e forse inutili?) usi che potete farne ce n’è uno utile per davvero: mai nebulizzata l’acqua termale sulla pelle quando siete al mare? Provate. A parte l’immediato sollievo, la sensazione di freschezza, se dovete passare direttamente dalla spiaggia alla cena/uscita/aperitivo, l’acqua termale toglie quella sensazione da “tirantatura-post-terremoto” che è la vostra pelle provata da sale, sole e sabbia dopo un giorno di mare. A differenza dell’acqua normale, oltre a pulire e rinfrescare, idrata e disseta la pelle regalando una sensazione di benessere anche se non avete tempo di fare la doccia e mettere un dopo sole sul viso.

2.Turbante/foulard

O siete fortunate e tornate dal mare con delle belle “beach-waves” oppure, come me, tornate come un incrocio tra Tina Turner e un leone africano. E dove la natura non vi assiste, potete comunque assumere un aspetto presentabile giocando d’astuzia: legando i capelli (prima di arrivare al mare) e lasciandoli legati fino alla prossima doccia oppure sfoderando una cosa molto chic e retrò chiamata foulard con cui potrete dare vita a un revival di “Vacanze Romane” Ostia edition! Foulard arrotolato e legato alto sopra la testa o per rendere più chic la coda o lo chignon di cui sopra. Altrimenti, va molto di moda la versione “turbante”. In questo caso, oltre al foulard potreste valutare l’acquisto di un vero e proprio turbante (qui un sito artigianale handmade in Italy che ne fa di davvero bellini: https://www.leontinevintage.com/categoria/turbanti/)

Lo indossate e il crespo svanisce (o meglio lo coprite con eleganza!).

3.Copricostume/maxi abito in pizzo bianco

Pizzo San Gallo, abito ampio e ventilato, un solo pezzo che in spiaggia a 30 gradi misurati e 79 percepiti non abbiamo tempo di farci venire l’esaurimento tra zip, pantaloncini, bottoni, maglie da infilare dentro ecc. Già ho l’ansia. Quindi arriva lui: l’abito bianco che sa di fresco, che fa estate a Positano anche al Balneare “da Mimma”, che si mette subito, senza stress e sei subito perfetta (…e meno esaurita!).

4.Investi nella ciabattina cool

Non dico che debba essere un sandalo gioiello, ma neanche l’infradito in plastica del supermercato, scolorita, che usiamo indifferentemente per andare al mare o per fare l’orto. Se ne acquistate una buona e comoda poi la portate indifferentemente per andare al mare e per andare in giro. Dura tanto e non vorrete toglierla più perché sembrerà di portare un paio di sneakers. Queste ad esempio sono fatte in Italia usando vecchie reti da pesca riciclate: bellissime!

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5.TuttiTrucchi

Colano, appiccicano, sbavano: i trucchi e la spiaggia non vanno proprio d’accordo, ma se non volete rinunciare al make up (o mettere un velo di trucco prima della serata) non esagerate: la crema con SPF va sempre messa prima del fondotinta per proteggere la pelle, e il fondotinta è sempre meglio leggero, magari minerale. Niente matite o kajal che colano col caldo e l’acqua, meglio solo un’applicazione di mascara waterproof e poi un lucidalabbra colorato o rossetto idratante. Less is more! E senza trucco, gli occhialoni sono sempre una gran mossa!

DISCLAIMER: le immagini  non sono di nostra proprietà, ma utilizzate a scopo illustrativo. Non è un post sponsorizzato, i prodotti nominati sono consigliati da noi senza aver ricevuto alcun tipo di compenso dai brand indicati.

uteri sulle tshirt

Di uteri e t-shirt

Non ho mai pensato che la moda sia una cosa frivola.

Tanto meno stupida. Ho sempre creduto che da come ti vesti si capiscano tante cose di te.

Se si dice che l’abito non fa il monaco, credo sia perché lo faccia davvero.

Che ci piaccia o no, i nostri abiti e come ci presentiamo danno un’immagine di noi. Poi può essere sbagliata, esagerata, disattesa da una bella conversazione, ma questo, le persone che ti incrociano camminando per strada, non possono saperlo. Nessuno sa in cosa credi, per cosa ti batti, se sei simpatica o ti piace il gelato banana e cioccolato. A meno che non sia scritto a caratteri cubitali sulla t shirt che indossi. Quella la sanno leggere tutti. Ecco perché sto pensando seriamente di comprarne una con scritto “solo pizza margherita con mozzarella di bufala e pezzi di salsiccia. Niente foglie di basilico”: mi risparmierebbe un sacco di spiegazioni il sabato sera!

Quello con cui proprio non andrei in giro invece è una t-shirt con stampata sopra la mia vagina.

Oppure quelle magliette con i copri capezzoli alla burlesque o addirittura le tette ricamate. Non ritengo davvero una grande trovata decorare con un utero vuoto un abito da sera come è successo sulle ultime passerelle. E non perché sia solo una bacchettona cattolica pudica (anche se credo fermamente che il pudore non passi mai di moda e far vedere a tutti le mie intime grazie non sia emancipazione e liberazione quanto piuttosto svalutare quanto di più prezioso ho, la mia intimità), quanto perché non credo ci avvicini minimamente a quello che vorremmo ottenere (ammesso poi che sia quello che ci serve davvero).

L’industria del fashion ultimamente si prodiga molto per questa cosa dell’emancipazione (non in nome delle vendite e per cavalcare l’onda femminista, sia chiaro) dell’aumentare la consapevolezza delle donne sui diritti che potrebbero avere e non hanno, sull’uguaglianza di genere, la libertà dai taboo che ci opprimono da sempre. Tutto bellissimo e giusto. Lo fa, appunto a suon di stampe e ricami di vagine, tette e compagnia: che classe, direi. Ma a parte questa, che può essere una considerazione dettata dal (dis)gusto personale, non capisco come indossare certa roba dovrebbe attestare al mondo la mia emancipazione.

Questo urlo di protesta mi sembra più un ricordare a tutti quanti solo una cosa: siamo solo delle vagine.

L’unica cosa che ci definisce è il nostro corpo, anzi, peggio, proprio quella parte lì. E se le prime a dirlo a tutti siamo proprio noi, le donne, quelle che indossano queste t-shirt rivoluzionarie, non è che lasciamo agli altri tanto margine di interpretazione.

Questa cosa ha del ridicolo: chiediamo rispetto, svendendo la nostra femminilità, la cosa più preziosa che abbiamo.

Chiediamo considerazione, quando siamo noi per prime a rendere ridicola la nostra essenza.

Giochiamo con la nostra vagina, e perché gli altri non dovrebbero farlo?

Perché dovrebbero considerarci qualcosa di più che due tette e un utero vuoto (o peggio da svuotare come si fa col secchio della spazzatura?).

Perché glielo lasciamo credere, donne? Come ha fatto questa società a renderci schiave di noi stesse? A farci barattare la cosa più preziosa che abbiamo, il nostro corpo, che ci ricorda la nostra missione che no, non è diventare madri, è dire sì, è portare la vita dove c’è bisogno di noi. Quella vagina che tanto ostentiamo ce lo ricorda, certo, ma non è lei a definirci.

La vera rivoluzione sarebbe riprendercelo questo corpo, ma davvero. Smettere di credere che siamo solo quello che facciamo vedere ad esempio, che siano le gambe o le tette. Smettere di basare la nostra sicurezza, la nostra definizione di donne, sul nostro aspetto esteriore. Quello che ci è stato dato è solo un corpo vuoto, se non lo riempiamo di altro, se non lo mettiamo a servizio della nostra missione.

Questo mi chiedo, quando vedo quelle t shirt. E penso che a furia di lottare per i nostri fantomatici diritti, abbiamo perso un po’ di vista il senso della battaglia (…e forse, ma dico forse, anche un po’ di dignità) e ci siamo dimenticate per cosa (e per chi) stavamo lottando davvero.

Make up rosé perfetto: tutti i trucchi

Per me il rosa è femmina.

E non c’era bisogno che tornasse di moda per includerlo nella palette del make up. Dal rosa confetto a quello brunito all’ultimo colore della macchina di Barbie. Anche adesso che Barbie fa la dura, va sulla luna, si arruola nell’esercito mentre Ken stira, io continuo a pensare che il rosa è e sarà sempre il suo colore e un po’ quello che ci definisce tutte. Che piaccia o no, è donna.

Comunque, nel make up quest’anno sta spopolando e allora cogliamo il trend al balzo!

1.Ad ognuna il suo rosa, ma senza esagerare!

Se non volete sembrare le cugine di Candy Candy intanto mi pare ovvia la regola della moderazione: guance e labbra oppure occhi e labbra e comunque tutto dipende anche dal tipo di rosa in questione. Se siete bionde o more con la pelle chiara potete sbizzarrirvi soprattutto con rosa matte o chiari e bruciati, mentre se avete una carnagione e dei colori più mediterranei puntate su tinte che danno più sul glicine, fucsia, insomma più decise, altrimenti i toni zuccherosi risulterebbero decisamente un po’ persi.

2.Occhi rosé ma con definizione

Se optate per un ombretto, mettete il chiaro sulla palpebra mobile e sfumate lo scuro su quella fissa. Un punto luce bianco all’interno dell’occhio e kajal bnella rima inferiore per aprirlo. Se siete more potete enfatizzare con un tocco di matita sottile o eyeliner nero sul bordo della palpebra superiore, ma se usate la matita attenzione a non inspessirla o sfumare troppo verso l’esterno della palpebra, altrimenti il risultato sarà troppo scuro mentre  noi cerchiamo un tocco delicato. Per le bionde invece, abbondante mascara nero soprattutto nella parte esterna è già sufficiente a dare definizione.

3.Quello che non ti aspetti dal fucsia

Se a qualcuna il rosso può sembrare un po’ sfacciato, ricordatevi che il fucsia è un valido sostituto e può essere un grande alleato soprattutto per le novelline del rouge, nel caso lo consideriate sfacciato o difficile da portare. Vi sembrerà stano ma mentre per molte venticinquenni il rosso è ancora troppo impegnativo, la tendenza delle diciottenni è di tutt’altro avviso! quindi se siete titubanti, buttatevi! Inoltre sappiate che il fucsia è il vostro miglior alleato in caso di labbra sottili.

4. Un solo prodotto meglio di due!

Un’idea veloce e molto interessante è quella di utilizzare una punta di rossetto rosa anche sulle guance al posto del fard: pizzicate molto delicatamente la punta dell’indice con il rosetto (ahahah!), poi lo spalmate proprio come un fard per esaltare gli zigomi. Attente però, il rossetto ha una stesura diversa di un qualsiasi altro prodotto in crema, quindi andateci delicate ed applicatelo quasi pizzicando le guance in modo molto frugale, o rischierete di ritrovarvi un polpastrello rosa sulle guance invece di un delicato effetto barbie. Seguite il consiglio ed avrete la stessa nota di colore delle labbra e un effetto perfetto oltre al fatto che è molto pratico quando non avete a disposizione un fard ad ok!

5.Candy Candy sì, ma anche sex appeal.

Se poi cercate un look sofisticato magari da serata o più seducente buttatevi sui rosa bruniti cangianti, soprattutto per gli occhi e labbra con rossetto naturale matte. Wraaar!

DIACLAIMER: nessuna delle immagini utilizzate è di nostra proprietà, ma utilizzate solo a scopo illustrativo. Fonte web.

Rosari da dito bellissimi e dove trovarli

Un regalo da farvi o uno da farvi fare.

Magari uno che farete voi, un giorno, a qualcuno, regalando il ricordo di una devozione e di un’ancora particolare fatta di 10 pallini, un’ancora di Salvezza di quelle vere: il vostro rosario. Oggi non vi proponiamo qualcosa che costa poco, ma qualcosa di prezioso come questa preghiera: mia mamma ha al dito quello della mamma di sua mamma, ad esempio. Non sono facili da trovare da Bijou Brigitte e compagnia: li fanno degli orefici o dei piccoli produttori e questo li rende costosi sì, ma anche speciali, perché in parte potete personalizzarli e farli davvero vostri. Quello di mia mamma è in oro, di quelli dal taglio tradizionale, grosso e a vederlo adesso davvero “antico”, ma pieno di vita, di sogni, di speranze dette sottovoce e affidate a quelle Ave Maria.

Ecco i più bei rosari gioiello da dito artigianali!

Avviso importante: la ricerca dei prodotti è stata fatta da noi liberamente, non è una sponsorizzazione per cui siamo state pagate o riceviamo alcun compenso. Solo consigli spassionati!

Partiamo da quello che ci siamo regalate io e mia sorella! Due rosari gemelli, diversi per la scelta della pietra: io, perla, lei, pietra di luna. In realtà non era un rosario all’inizio, ma un semplice anello a cui ho chiesto se si potevano aggiungere i 10 grani: et voilet! Il bello della personalizzazione, dicevo! Il Laboratorio orafo Miccini di Recanati (AN) mi ha accontentata subito ed è nato questo rosario da dito minimal, moderno e, che vi devo dire? Io adoro le perle!

rosario miccini artigianale

Mordalska è una designer di gioielli polacca e sul sito, Lookrecya Dream Jewelry, tra le varie stupende creazione c’è una pagina tutta dedicata ai rosari! Lavori davvero originali e con un gusto inconfondibile un po’ goticheggiante. Io li adoro! Eccovi il link per farvi un giro: https://www.lookrecyadreamjewelry.com/sklep/pierscionki-rozance

rosario polacco artigianale

Ora passiamo a un modello forse più simile a quello tradizionale, ma neanche troppo! L’idea del doppio anello va molto di moda, è originale e veste: uno coi grani e la croce gioiello, l’altro in accoppiata con croce semplice. L’idea la trovate su Etsy ed è di Esther Lee Jewels (https://www.etsy.com/it/shop/estherleerosary?ref=simple-shop-header-name&listing_id=675097181):

rosario doppia croce anello

Se invece volete qualcosa di davvero minimal e non vi piacciono i tradizionali “grani” a pallini, questo  modello a decagono di Magnificat Jewelry (https://www.etsy.com/it/listing/628537072/anello-rosario-decagono-iii-32?ref=shop_home_active_1) è davvero affascinante nella sua semplicità e lo vedrei bene anche al dito di un uomo:

rosario anello moderno minimal

In ultimo, un modello che ha conquistato il mio cuore se non altro per quella piccola rosa che per me è subito rosario! Lo trovate sempre su Etsy: https://www.etsy.com/uk/listing/638886408/rr2028-rose-rosary-ring-14k-18k-solid?ga_order=most_relevant&ga_search_type=all&ga_view_type=gallery&ga_search_query=18k+rosary+ring&ref=sr_gallery-1-4

I più bei rosari da dito

DISCLAIMER: le immagini utilizzate non sono di nostra proprietà ma provengono dagli shop degli orafi citati.

 

moda etica consigli per cominciare

Moda etica e unicorni – 8 consigli pratici per shopping etico

Secondo me la moda etica è come un unicorno: non esiste.

Per carità potrei nominare forse due o tre marchi davvero etici sotto ogni punto di vista, ma devo essere sincera: fanno abiti talmente lontani dal mio gusto che sarebbe altrettanto non etico comprarli per tenerli fermi nell’armadio.

Che pessimista e che persona poco informata direte voi, ci sono un sacco di brand seri al di là dei noti marchi che  si fanno belli solo per marketing e per pulirsi un po’ la coscienza dalle accuse e dalle critiche che ricevono sui loro metodi di produzione. Ci sono brand che certificano non solo il lavoro di chi cuce i vestiti, ma anche la provenienza del cotone, dei tessuti (secondo me, una delle parti più difficili e trascurate del processo: va bene non sfruttare chi fa i nostri jeans, ma io non vorrei sulla coscienza neanche chi fa il denim o i suicidi dei coltivatori di cotone in India). Insomma, anche se ci sono marchi che si battono per darci una moda pulita dal tessuto alla confezione, io, dopo tante ricerche per mettere a tacere la mia coscienza, sono comunque arrivata alla conclusione che la moda etica è un unicorno.

Il problema sta proprio in quell’aggettivo: etico. Cosa è per me?

Certamente è evitare che per il mio sfizio venga versato sangue, vengano uccise vite, distrutte famiglie, lasciati bambini orfani. Fino qui credo siamo tutti d’accordo. È da qui in poi che arriva il difficile. Girando per il web, cercando informazioni sui così detti brand etici mi sono però accorta che se da una parte c’è rispetto dei lavoratori dall’altra c’erano un mucchio di altre cose che per me non sono etiche tanto quanto far lavorare della povera gente giorno e notte per pochi soldi in condizioni inumane. Perché ogni marchio di moda ha una sua filosofia e magari se da una parte rispetta le persone dall’altra potrebbe sostenere ideologie, appoggiare associazioni o peggio finanziare campagne che per me non sono assolutamente etiche o peggio addirittura criminali. Penso ad alcuni di questi brand che in nome della consapevolezza delle donne sostengono l’aborto oppure appoggiano ideologie che anche se non versano il sangue, uccidono in altri modi l’uomo e la sua dignità.

È dopo tante ricerche che sono arrivata alla conclusione che l’unica scelta davvero etica è quella che dobbiamo fare noi e che non possiamo delegare a nessun brand.

Certo, purtroppo si tratta sempre di un compromesso, ma davvero pensiamo sia più etico comprare capi fatti senza il sangue degli operai, ma che magari finanziano l’omicidio silenzioso di tanti altri?

Ci vuole equilibrio e soprattutto non bisogna farsi prendere dal fanatismo né dal puritanesimo, ma una presa di coscienza vera e un tornare a concepire la moda come quello che è: non un bene consumistico usa e getta, non un qualcosa a cui do così tanta importanza per definire me stessa, ma un qualcosa che è sì necessario, ma durevole.

Ma nella pratica?!

Ecco i punti fermi che mi hanno aiutata a trovare l’unicorno!

1.Comprare quello che serve.

Non perché va di moda o tutti ce l’hanno. Sono più che certa che “quello che serve” per non andare in giro nudi o mal vestiti o sconci o troppo fuori moda ce lo abbiamo tutti. Forse non è il best di quest’anno, ma un po’ di fantasia, qualche ricerca su Pinterest per fare nuovi abbinamenti et voilet. E poi le sarte non sono unicorni per fortuna. Esistono. Quindi  riparazioni, adattare un capo, accorciarlo per renderlo più trendy e alla moda è possibile! Certo, la base deve essere buona per valerne la pena, ma ne parliamo più avanti.

2.La moda usa e getta è la stessa che usa e getta anche le persone.

Non bisogna essere assi nei conti a mente per capire che se  un vestito costa 10 euro e ci vogliono 5 ore di lavoro e un tessuto decente per farlo non è possibile che in quei soldi ci entri uno stipendio decente per chi lo ha confezionato. E non parlo di stipendi come i nostri, ma solo di stipendi decenti anche per paesi come  il Bangladesh o l’India. Compra meglio quindi. Non comprare solo perché va di moda, altrimenti quel vestito durerà solo una stagione o forse meno. Compra se sei convinta, se quel capo ti sta davvero bene e soprattutto cerca qualità. Costa di più, ma durerà anche di più. Forse pensi di non potertelo permettere, ma prima, sempre senza essere campionessa di conti a mente, valuta quanti capi spazzatura acquisti ogni stagione, somma i prezzi e sono certa che la cifra sarà più di quanto immagini.

3. Il tuo acquisto non affossera’ il fast fashion.

È vero (forse), ma da qualche parte si deve cominciare e poi, sei tu che devi riuscire a dormire la notte. Io, pensando che mentre dormo beata, c’è una mamma che lavora e non torna a casa da mesi dai figli, non ci riesco. E non parlo della pace nel mondo o della guerra non so dove. Parlo di qualcosa che hai nel tuo armadio: puoi fare la differenza, almeno per la tua coscienza.

4. Dai delle priorità senza essere esagerata:

impara a conoscere i brand che compri, capisci quale filosofia e di quali valori si fanno portatori. Non troverai il marchio perfetto, ma da qualche parte devi pur vestirti quindi cerca di scegliere il meglio che trovi in linea con la tua etica. E comunque, se proprio vuoi, ripeto che la sarta non è un animale mitologico. Un bel capo su misura con una buona stoffa è praticamente eterno! E potresti prenderci gusto: è bellissimo indossare qualcosa che ha un valore vero, che è pulito in tutti i sensi, che aiuta un sapere artigianale, che puoi curare in ogni dettaglio. Ti fa bene, non fai solo del bene.

5.Evita i centri commerciali come la peste.

Lo so, è dura, ma soprattutto all’inizio, almeno per me, per disintossicarmi, è stato fondamentale. Lì tutte le vetrine, le catene di fast fashion urlano solo “comprami!”. E alla fine qualcosa mi restava sempre appiccicato in mano. Male. Se piove e non puoi uscire fai altro: trova un hobby tipo l’acquerello, l’uncinetto, componi quell’album di foto che sono 5 anni che la vacanza a Santorini è passata, riorganizza l’armadio per renderti conto di quanta roba hai davvero. Non te ne servirà molta altra.

6.La tecnica della foto.

Sempre all’inizio, non riuscivo a capire cosa fosse davvero necessario, avrei continuato a comprare tutto. Ho adottato una strategia: fare foto. Se dopo una settimana, a mente lucida, dopo averci pensato bene, guardando la foto ancora mi batteva il cuore, forse potevo dare una chance al capo. Altrimenti no. E se prima di sicuro avrei comprato subito, ora gli “altrimenti no” sono davvero tanti. L’acquisto d’impulso non è cosa buona. Compri anche quello che non avresti messo neanche una volta solo perché magari in quel momento preciso ti senti come la modella del cartellone. Poi arriva la realtà. E torni a ragionare.

7.Scambia e riusa:

quando da brava Marie Kondo avrai fatto una bella pulizia dell’armadio, ricorda che ci sono negozi che comprano il tuo usato o dove puoi scambiare abiti usati con altri. Certo, non deve essere la scusa per non smettere di comprare, ma almeno per cominciare a fare ordine trovando un modo per rimettere in circolo la moda che nessuno vuole, quella che sta chiusa nei nostri armadi senza farla finire a stracci vecchi.

8.Trova la tua moda.

Devi vestirti, ma non è il vestito che ti definisce o per lo meno, una volta trovato il tuo stile, non quello che segue le mode, ma quello che parla di te, allora non ci saranno più capi che porterai solo una stagione. In questo mi ha aiutato una bella seduta con una consulente di immagine. Non scherzo e non è una cosa snob. Sono soldi ben spesi: mi ha aiutato a capire quali capi acquistare in base alle mie abitudini, preferenze e forma corporea. Mi ha spiegato quali sono i miei colori, quelli che mi stanno bene naturalmente. E mi ha aiutata anche a rivedere gli abbinamenti del guardaroba. Tutti per comprare meno e meglio.

Scaricare la responsabilità delle nostre scelte sugli altri è facile, che sia sulle case di moda, su chi fa tessuti, sul nostro stipendio basso. La moda non sarà mai etica, per lo meno non del tutto. Il tuo atteggiamento sì.

 

Come sopravvivere a una festa senza amica

A sei anni l’abbandono più grave può essere quello della mamma, ma a trent’anni non c’è abbandono più grande di quello della tua migliore amica ad un matrimonio o ad altro evento importante i cui gossip verranno decantati negli annali della comitiva.

Allora ecco a voi i consigli per non soccombere all’abbandono!

1.Niente verdure!

Non sei Kate Hudson (o una di quelle a cui non si attacca niente tra i denti, perché sono sicura che è un qualcosa che hanno proprio di default nel DNA): a noi, se mangiamo una di quelle fette di torta salata agli spinaci o finger food con la salsa al prezzemolo, la verdurina ci rimane proprio lì, in bella vista sugli incisivi e nessuno, dico nessuno (se non la tua migliore amica assente) ti dirà mai  la verità o inizierà a fare strani segni indicandosi la bocca mentre tutti non guardano per avvisarti. Quindi: evitare le verdurine come la peste.

2.Il deodorante

Non ci sarà lei, pronta a lanciartelo in macchina tra il parcheggio in retro e l’arrivo della carrozza della sposa. Te ne accorgerai quando sarà troppo tardi e l’odore di cipollina soffritta ormai ti avrà già tradita.

3.Contegno agli antipasti (o al tavolo alcolici!)

Sappiamo entrambe che se lei fosse lì, al quindicesimo anello di cipolla fritta scatterebbe il “no questo ti fa male, lo mangio io”. Lo so, è dura, ma devi regolarti da sola questo giro.

4.Sorridi agli specchi

Dopo che educatamente hai preso la pochette per alzarti e andare in bagno a sistemare lo stucco (o il trucco!), ricordati di fare allo specchio anche un bel sorriso. No, non sto parlando del fatto che è il miglior accessorio della donna: fate un sorriso smagliante ed assicuratevi che non vi sia rimasto il rossetto tra gli incisivi. Come per le verdurine, lo scoprirete troppo tardi, a casa, sole e sarà buio e freddo mentre vi immaginate a parlare e ridere beatamente mentre gli altri pensano solo a cosa c’è tra i vostri denti.

5.Attenta alla gonna

Quante volte puoi fare la pipì in una giornata? Dopo che bevi continuamente all’antipastino, antipasto e un bicchiere di vino per il primo brindisi sappiamo tutte che dovrai andare alla toilet. Ora, non scordarti la cosa fondamentale se hai optato per una bellissima gonna da mille e una notte:ricordati di girarti sempre prima di uscire dal bagno, i tuoi migliori amici in questo momento potrebbero anche aver deciso di tradirti. I collant che sbucano dalla gonna o con la maglia inciaffata dentro o peggio ancora la parte inferiore della gonna che resta infilata nei collant possono costituire grave reato sociale e condannarti alla derisione finché qualcuna, presa dalla compassione non te lo farà notare (nel migliore dei casi!).

6.Collant traditori!

Parliamo sempre dei tuoi migliori amici, i collant che ti tradiscono all’ultimo secondo smagliandosi proprio nel momento in cui stai ballando la polka con il piccolo tesorino di 5 anni dagli occhi dolci ma dagli artigli affilati! No, la tua amica non è lì per salvarti con i suoi di riserva, lei che non li dimentica mai anche quando porta i pantaloni, quindi, prima di comprare il regalo per i festeggiati infila nella borsa un paio di collant di ricambio.

7.Non fare il mocho

Quando uscite dal bagno guardate bene che non siano rimasti pezzettini di carta sotto i tacchi a spillo: la migliore amica non è lì a tirarli via con l’altra scarpa. Va beh, al massimo sembrerete un mocho vivente.

8.Food bon ton

Evitate tutti i cibi, cibini e cibetti che non riuscirete a mangiare senza sporcarvi le mani come se foste un bambino di 6 mesi al primo svezzamento, senza sbrodolarvi addosso o far cadere per terra tutto il contenuto del bignè dolce o salato che sia, prenderlo schizzando qua e là e facendo il balletto con la forchetta finché non scivolerà via e precisamente addosso al vostro abito (attente anche con il limone!).

9.La torta dovete conquistarvela

Non sperate di potervi alzare appena portano via l’insalata dai tavoli: non ci sarà lei a salvarvi se vi perdete il momento in cui portano la torta. Nessuno la terrà da parte per voi, e così dovrete lottare per il vostro pezzettino di dolcezza con il cameriere che si scorderà anche se glielo chiedete 300 volte.

10.Il buffet dolci con garbo

Se non l’avete capito i dolci sono la cosa più importante di tutta la festa: durano 5 minuti in croce, ma nonostante ciò hanno due punti nella nostra scaletta (e se fosse per noi ne avrebbero anche 28, ma non vorremmo esagerare!). Comunque, ricordatevi che non sarà l’ultima torta della vostra vita. Per il resto: noi non vi giudichiamo!

11.Pianificare!

Non sarà lì il giorno dell’evento però fate una riunione strategica almeno un giorno prima con la vostra migliore amica e ripassate tutte le battute. Non fatevi cogliere impreparate dall’ennesimo ragazzo brillo con il “vorrei poter staccare le tue bellissime ali da angelo per non farti più volare via/la luna stasera è impallidita davanti al tuo bagliore/hanno rubato la stella e blablabla”. Perché dopo aver chiarito che avete un ragazzo ci vogliono prove schiaccianti: nome , cognome, lavoro , comitiva di amici, impegno per cui non è potuto venire all’evento, prossimo appuntamento, piani per il futuro e il nome dei vostri quattro figli. Se invece siete voi quelle un po’ brille e avete fatto l’occhiolino al ragazzo giù nell’angolo, prima di buttarvi in balli sfrenati eseguite alla lettera il piano: scattare almeno tre foto da angolazioni diverse a ragazzo fighetto e inviarle all’amica, sapere almeno il suo nome così lei potrà stalkerarlo per voi e capire se è l’alcol o se è veramente carino, se non sapete camminare sui tacchi non alzatevi, RIPETO NON ALZATEVI, se avete bevuto! Rimanete cautamente sedute e al massimo azzardate una bella risata e un saluto, solo dopo l’ok della vostra amica. Se invece non avete bevuto e sapete di poter ballare…beh dimenticatevi del tipo ed andatevi a divertire!