Angoli di Paradiso – DIY prayer corner

fai-da-meIo sono abbastanza fortunata:

se mi stendo sul divano del salotto vedo la basilica di Loreto perfettamente incorniciata tra due tronchi di ulivo del mio giardino. Un quadretto perfetto, in posizione comodissima e dove mi capita di sedermi spessissimo così che, senza neanche pensarci, quando il mio sguardo incrocia il Suo, quello della Madonna Nera della Santa Casa, è già preghiera. Facile, inevitabile più che altro! Mi siedo e subito il pensiero è lì, in alto. Solo da poco ho realizzato in realtà quanto questi momenti di cui la mia quotidianità è piena siano preziosi: istanti a cui non faccio caso, perché spesso mi butto sul divano stravolta, senza intenzione di pregare, ma più che altro di dormire! Eppure quella vista mi rimanda in automatico alla preghiera, piccola o grande, che sia solo un pensiero, un saluto o magari un rosario.

In realtà ho anche una statua della Sacra Famiglia e qualche icona, per non parlare dei libri religiosi vari sparsi per casa e dei rosari con cui mia figlia adora giocare e è da un po’ che penso di riunire tutte le varie cose in un unico “angoletto di Paradiso”: un posticino della casa dedicato solo a Dio e alla preghiera, dove chiunque può aprire la Bibbia, dove gli oggetti che sfioriamo con lo sguardo preso dalla nostra quotidianità diventano subito un appiglio, un richiamo, dove anche mia figlia può vedere i suoi genitori fermarsi o magari andare a fare un po’ di bible journaling (che fa molto più chic che dire scarabocchi a caso sulla Bibbia anche se ad un anno è più un attacco d’arte incondizionato).

Anche le cose materiali possono aiutare lo spirito. Quegli oggetti fanno entrare prepotentemente la preghiera nelle nostre giornate piene, anche quando non l’avevamo programmata!

Ecco cosa, secondo me, non deve mancare nel vostro prayer corner domestico!

1.Una poltrona

First things first: stare comodi! Certo, molti hanno la statua della Madonna su una mensola o dove c’è posto insomma, ma secondo me, avere una poltrona, un divano, un pouf, un luogo caldo e cozy (per dirlo all’americana!) dove sedersi e riposare corpo e mente rende tutto più intimo (…oltre che più comodo!). Non facciamo dell’angolino della preghiera solo un luogo di passaggio, facciamone un punto dove fermarci, dove è piacevole stare, dove c’è calore e spazio per scrivere, leggere, riunirsi e pure addormentarsi se uno vuole e la riflessione si fa davvero profonda!

How to Create Your Own Home Prayer Corner

2.L’immagine o la statua sacra

Che sia Maria, Gesù, la Sacra Famiglia, un crocefisso o un’icona poco importa. Trovate qualcosa su cui fissare lo sguardo. Aiuta a non distrarsi, ma soprattutto aiuta a creare un dialogo intimo, occhi negli occhi, cuore a cuore. E più che una noiosa preghiera, quel momento diventerà il dialogo con un amico di cui non potremo più fare a meno nelle nostre giornate.

3.La Bibbia

A volte la uso tipo sfera magica: apro a caso e vedo cosa vuole dirmi il Signore oggi. E’ divertente vedere come Lui sia sempre lì con la risposta giusta! A parte le mie pratiche divinatorie, la Parola è tutto. La Parola di Dio ha tutte le risposte che cerchiamo, può mettere a tacere dubbi, ansie e paure. Aperta a caso o intenzionalmente, sfogliata, piena di segnalibri e santini sui passi che ci piacciono di più: se cerchiamo risposte, è solo nella Sua parola che potremo trovarle. La Bibbia deve essere come il libro delle ricette: cerchiamo proprio quella che ci serve o magari quella che ci ha consigliato l’amica o il sacerdote, oppure sfogliamo alla ricerca di ispirazione. E Lui arriva sempre.

4.Candele & co.

A mio papà piaceva accendere l’incenso, ma ammetto che è un odore un po’ forte quindi via libera a Yankee candles e compagnia. La candela non è solo un simbolo di devozione e di presenza, se è profumata è anche un piacere per il corpo (un po’ come la poltrona!). Il profumo della preghiera deve accompagnarci sempre e sentirlo davvero, ogni tanto, non fa mica male!

As fotos abaixo são para os que querem arrumar um altar em casa e não sabem como fazê-lo. A primeira coisa é que não há regras. Cada fiel ...

5.Acqua Santa

Che sia in una acquasantiera appesa alla parete o in una da tavolo o dentro quelle Madonnine di plastica che ci hanno portato da Lourdes, nel vostro angoletto di Paradiso, non può mancare. L’acqua Santa deve (ri)entrare nella nostra quotidianità, come famiglia: segno della croce, benedizione della porta prima di uscire di casa, benedire le stanze ogni tanto e benedire i bimbi prima di andare a letto. Un gesto un po’ passato di moda, ma davvero bello, potente, che sa di protezione vera.

6. Scatola con libretti, santini, rosari ecc.

Chi più ne ha più ne metta, ma per non rischiare di sembrare il tavolo delle Paoline nella settimana di saldi, potete mettere tutti gli altri oggetti che usate per pregare in una bella scatola, un baule, un contenitore di legno sempre disponibile a tutti nel prayer corner. Penne, blocchetti di appunti, libro con le intenzioni di preghiera (ho visto alcuni fare addirittura delle lavagnette!), una vita dei Santi che si legge insieme ogni sera, insomma, non c’è un limite né una regola fissa!

7. Fiori

Su questo punto (come sull’Acqua Santa poi) sono molto lacunosa. Mi muoiono pure le piante grasse quindi tenere un vasetto fiorito o mettere fiori freschi è sempre un’impresa. Comunque è un’altra di quelle cose che mi piacerebbe riuscire a fare! Non c’entra con la preghiera, ma è sempre un modo di lodare e celebrare la bellezza della nostra fede. Non lasciamo che Dio diventi un suppellettile nelle nostre case e nelle nostre vite, un’immagine appesa a una parete a spolverare quando ci ricordiamo.

Annaffiamo la nostra fede, tutti i giorni, come quei fiori: avere un “angoletto di Paradiso” in casa è sicuramente il primo passo per farlo!

 

DISCLAIMER: le immagini utilizzate non sono di nostra proprietà, ma solo a scopo illustrativo. FONTE:web

Rosari da dito bellissimi e dove trovarli

Un regalo da farvi o uno da farvi fare.

Magari uno che farete voi, un giorno, a qualcuno, regalando il ricordo di una devozione e di un’ancora particolare fatta di 10 pallini, un’ancora di Salvezza di quelle vere: il vostro rosario. Oggi non vi proponiamo qualcosa che costa poco, ma qualcosa di prezioso come questa preghiera: mia mamma ha al dito quello della mamma di sua mamma, ad esempio. Non sono facili da trovare da Bijou Brigitte e compagnia: li fanno degli orefici o dei piccoli produttori e questo li rende costosi sì, ma anche speciali, perché in parte potete personalizzarli e farli davvero vostri. Quello di mia mamma è in oro, di quelli dal taglio tradizionale, grosso e a vederlo adesso davvero “antico”, ma pieno di vita, di sogni, di speranze dette sottovoce e affidate a quelle Ave Maria.

Ecco i più bei rosari gioiello da dito artigianali!

Avviso importante: la ricerca dei prodotti è stata fatta da noi liberamente, non è una sponsorizzazione per cui siamo state pagate o riceviamo alcun compenso. Solo consigli spassionati!

Partiamo da quello che ci siamo regalate io e mia sorella! Due rosari gemelli, diversi per la scelta della pietra: io, perla, lei, pietra di luna. In realtà non era un rosario all’inizio, ma un semplice anello a cui ho chiesto se si potevano aggiungere i 10 grani: et voilet! Il bello della personalizzazione, dicevo! Il Laboratorio orafo Miccini di Recanati (AN) mi ha accontentata subito ed è nato questo rosario da dito minimal, moderno e, che vi devo dire? Io adoro le perle!

rosario miccini artigianale

Mordalska è una designer di gioielli polacca e sul sito, Lookrecya Dream Jewelry, tra le varie stupende creazione c’è una pagina tutta dedicata ai rosari! Lavori davvero originali e con un gusto inconfondibile un po’ goticheggiante. Io li adoro! Eccovi il link per farvi un giro: https://www.lookrecyadreamjewelry.com/sklep/pierscionki-rozance

rosario polacco artigianale

Ora passiamo a un modello forse più simile a quello tradizionale, ma neanche troppo! L’idea del doppio anello va molto di moda, è originale e veste: uno coi grani e la croce gioiello, l’altro in accoppiata con croce semplice. L’idea la trovate su Etsy ed è di Esther Lee Jewels (https://www.etsy.com/it/shop/estherleerosary?ref=simple-shop-header-name&listing_id=675097181):

rosario doppia croce anello

Se invece volete qualcosa di davvero minimal e non vi piacciono i tradizionali “grani” a pallini, questo  modello a decagono di Magnificat Jewelry (https://www.etsy.com/it/listing/628537072/anello-rosario-decagono-iii-32?ref=shop_home_active_1) è davvero affascinante nella sua semplicità e lo vedrei bene anche al dito di un uomo:

rosario anello moderno minimal

In ultimo, un modello che ha conquistato il mio cuore se non altro per quella piccola rosa che per me è subito rosario! Lo trovate sempre su Etsy: https://www.etsy.com/uk/listing/638886408/rr2028-rose-rosary-ring-14k-18k-solid?ga_order=most_relevant&ga_search_type=all&ga_view_type=gallery&ga_search_query=18k+rosary+ring&ref=sr_gallery-1-4

I più bei rosari da dito

DISCLAIMER: le immagini utilizzate non sono di nostra proprietà ma provengono dagli shop degli orafi citati.

 

I rosari di una mamma

cose di lassùEsco di casa,

ho il maglione sporco di qualcosa che mia figlia mi ha spiaccicato addosso quando l’ho presa su dal seggiolone terminato il pranzo. Le infilo il giubbino, lei si lamenta, le si incastra il pollice non so dove, sfilo e infilo nuovamente il braccio nella manica, le metto il cappellino e la posiziono nel marsupio. Prendo le chiavi, la borsa, il mio giaccone anche se non lo metterò perché tenere mia figlia addosso mi scalda già abbastanza. Scendo le scale, piano, attenta a non inciampare perché non è come prima, ora c’è lei e faccio tutto con più lentezza, con più attenzione.

Saliamo in macchina, partiamo. “Tesoro, diciamo un rosario?” e iniziamo.

Lei ha 11 mesi, rimane lì in silenzio ad ascoltare quelle parole che si ripetono finché non si addormenta.

Le mamme rubano Ave Maria mentre guidano e i bimbi si addormentano.

La domenica in chiesa arriviamo sempre due minuti dopo l’inizio della messa. Io mi arrabbio tantissimo perché non voglio arrivare tardi ma purtroppo succede. Entriamo, ci mettiamo nelle ultime panche e se lei non dorme la teniamo in braccio a turno finché lei non inizia a lamentarsi. Vuole addormentarsi e per farlo ha bisogno della sua amata tetta. E allora la prendo in braccio e andiamo nella cappellina dove si trova, sopra ad un altare, una statua di Maria Addolorata con Gesù tra le braccia. Domenica l’ho guardata mentre stavo allattando e ho pensato a lei, a quando allattava Gesù e lo teneva tra le braccia. L’ho sentita vicina come non mai.
Lei la benedetta fra tutte le donne fu prima di tutto mamma di Gesù e poi mamma di tutti noi, piccoli figli fragili e sperduti.

A me viene da pensare al rosario come ad una giornata con mia figlia che ripete di continuo “mamma, mamma, mamma…”,

non sempre per chiedermi qualcosa. A volte lo dice e mi sorride, a volte lo dice piangendo, a volte lo dice e basta, perché è la parola più confortevole, bella e dolce che possiamo dire.

Ave Maria, Ave Maria, Ave Maria…sulle labbra di una mamma sono come rose in un giardino.
Ave Maria, ti prego aiutami ad essere paziente con chi invece me la fa perdere la pazienza.
Ave Maria, fammi pensare a te quando parlo con mia figlia, in modo che le mie parole siano sempre pulite, chiare e semplici, mai offensive, ambigue o egoiste.
Ave Maria, prendi il cuore, la mente e l’anima di questa povera mamma a volte stanca, limitata e incapace e portala tra le tue braccia a Gesù, così che possa sentirsi confortata.
Maria, prega per me peccatrice, adesso e nell’ora della mia morte. Amen.

san giuseppe devozione

Devozioni di primavera

cose di lassùNon ti ho mai considerato troppo eppure ogni anno due date sono dedicate a te: il 19 marzo e il 1 maggio.

Sarà che i nomi laici dati alle tue ricorrenze non mi aiutano a ricordarti. Il 19 ormai è la festa del papà, ma chi piú di te è degno di esser festeggiato in quanto padre putativo di Gesú. E il 1 per tutti è la festa dei lavoratori, la festa di tutti noi che sgobbiamo da mattina a sera dimenticandoci di pregare il nostro patrono, tu per l’appunto, che hai mantenuto la tua famiglia con l’umile lavoro di falegname. Mettici anche il fatto che, diciamocelo, sei un pó il personaggio meno celebre all’interno della Sacra Famiglia. Spunti fuori puntualmente ogni Natale quando facendo il presepe inserisco tre pupetti sotto la grotta. Ma per il resto dell’anno il duo Maria-Gesù un pochino ti mettono in ombra. E anche rispetto ad altri santi ti ho sempre un pó snobbato, considerato nel mio immaginario come un uomo vecchio, mite e silente.

Mi ha sempre colpito chi è devoto a un particolare Santo. Io prego un pó chi capita, in base alla festivitá o al tipo di grazia che voglio chiedere, Santa Rita è sempre tirata in ballo per esempio, essendo la santa dei casi impossibili!

Invece durante il 2018 ti sei fatto sentire forte e chiaro. Mi hai lasciato talmente tanti segni come a dire “sono io il Santo che devi pregare”. Per dirne alcuni: due bimbi fuori dalla chiesa il giorno prima che partorissi distribuivano dei santini con una candelina: e guarda chi mi capita? Tu. Il giorno dell’epifania, quando alla fine della messa il sacerdote distribuisce il santino protettore per il nuovo anno anno, chi mi capita? Tu, ovviamente. Ma il pezzo forte ve lo devo raccontare. È marzo, un mese a caso eh (il tuo mese!). Decido con mio marito di recitare il sacro manto e che succede? Scopro di essere incinta! Tanti santi invocati per il dono di questa gravidanza e la risposta era più vicina di quanto pensassi: il papà adottivo di Gesù, colui che dopo la Madonna, è pieno di grazia, il santo dei santi perché ha avuto l’onore di tener in braccio Gesù, baciarlo, cullarlo e proteggerlo. Ho iniziato a frequentarti nella preghiera e ti ho conosciuto: sei colui che ha amato con tutto se stesso Maria e un figlio non tuo, hai protetto la Sacra famiglia, ne sei il capofamiglia, quello che la guida e sostiene. Sei stato custode e testimone di tanta bellezza, insomma altro che santo di poco rilievo.

D’ora in poi avrai sempre un posto speciale nelle mie preghiere!

Auguri allora a tutti i Giuseppe e a te, San Giuseppe sposo di Maria, padre adottivo di tutti noi.

storia di san valentino

Perché festeggiate quel Valentino?

cose di lassùAccadeva spesso così:

nei primi secoli dopo la morte di Cristo, quando essere cristiani era un delitto, se qualcuno veniva accusato di tale crimine lo prendevano e lo portavano dal prefetto e molto spesso chiedevano all’imputato di tradire la propria fede. Giura fedeltà all’imperatore e agli dèi, inginocchiati davanti alla statua di questa o quella divinità.

Insomma, rinnega Cristo e sarai libero. Rinnega Cristo e avrai potere, onori e ricchezza. Questo proposero anche a Valentino. Rinnega Cristo e vivrai. Ma Valentino aveva scelto da che parte stare e rifiutò la proposta.

Quindi lo picchiarono a sangue. Ma prima di ucciderlo ci riprovarono: puoi ancora vivere, rinnega Cristo. Ma Valentino, pur sapendo il destino che lo aspettava rifiutò di tradire l’unico Dio e venne ucciso, per la sua fede, il 14 febbraio.

Ecco, ora vi faccio una proposta: quest’anno, a San Valentino, invece di pensare soltanto a fiori e cioccolatini, andate dal vostro amato e fategli una proposta: amore, vuoi diventare martire insieme a me?

Direte, che stupidaggine, che pazzia, che frase anacronistica ed estemporanea. Giancarlo penserà che sono fuori di testa! Beh se lo pensa lasciatelo subito perché ovviamente non potrà essere vostro compagno di viaggio verso la vita eterna.

E se pensate che essere martiri è una cosa ormai passata, che non ci riguarda più beh, vi sbagliate. Non c’è tempo più semplice di questo per essere martire, e ancor più semplice per esserlo come coppia, soprattutto di sposi cristiani.

Vi lancio uno spunto di riflessione: immaginate di essere sposati e di aspettare un bambino. Immaginate di scoprire di essere malate e che per curarvi dovrete iniziare una terapia incompatibile con la vita del piccolo che portate in grembo. Cosa scegliereste di fare ha moltissimo a che fare con l’essere martiri. Perché scegliere di sacrificare la propria vita per salvare quella di un altro significa scegliere di imitare Cristo. E i martiri furono, e sono, i più meravigliosi imitatori di Cristo.

Siate come i due innamorati incontrati da San Valentino: Sabino e Serapia.

Lui romano e lei cristiana. Il loro amore, autentico, portò lui a convertirsi e a chiedere di essere battezzato così da poter sposare lei nel matrimonio cristiano. Purtroppo Serapia si ammaló gravemente e Sabino chiese al vescovo Valentino di battezzarlo e di unirlo in matrimonio a Serapia prima che lei morisse. Valentino accettò e appena ebbe terminato il rito i due sposi morirono insieme.

San Valentino non è la festa dell’amore romantico e frivolo, bensì è la celebrazione dell’amore cristiano, profondo, autentico e ispirato al Paradiso.

Siate grandi nella vostra piccolezza, siate immensi nel vostro essere semplici, siate unici nell’amare colui o colei che Cristo vi ha posto accanto, così e solo così conquisterete il Paradiso.

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Santoscopo di Febbraio: Santa Bakhita

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SpiritualiTRAVEL – i 5 luoghi del Natale

cose di lassùIl Natale è un viaggio.

Un viaggio cominciato 2000 e qualcosa in più anni fa. Natale è un viaggio che tutti noi siamo chiamati a fare, un viaggio che dura un Avvento e che ci porta davanti a una stalla. Natale è il viaggio di Dio nella nostra storia.

Natale allora è anche un luogo: quella mangiatoia che incastoniamo tra la carta roccia sopra il mobile di casa nostra. È il nostro cuore, dove Natale deve essere ogni giorno che Dio entra nella nostra vita, quando glielo permettiamo e quando invece preferiamo dirgli che è tutto pieno. Natale è anche un luogo reale, anzi tanti luoghi che ci avvicinano a quel mistero, che ci ricordano che non si tratta solo di una lettura del 25 dicembre o di una tradizione, ma di qualcosa di realmente accaduto.

1. Betlemme

Non si può che cominciare da qui, da Betlemme, in Palestina, in una notte stellata. La Basilica della Natività sorge sul luogo che la tradizione identifica come quella stalla: l’unico posto libero in tutta la città quel 25 dicembre. E proprio una stella argentea sul pavimento della Grotta della Natività indica il luogo in cui la Vergine diede alla luce Gesù. Poco lontano, sempre nella cripta della basilica, il luogo dove sorgeva quella mangiatoia in cui il piccolo venne deposto.

2. Roma

Ecco cosa è rimasto di quella notte fredda in cui una mamma e un papà dovettero affrontare tanti no. A Roma, c’è la mangiatoia in cui Gesù venne messo dalle mani amorevoli di Maria, portata dalla Terra Santa dai pellegrini nella basilica di Santa Maria Maggiore. Cinque assicelle di acero e un pezzo di stoffa, una reliquia delle famose “fasce” in cui Maria avvolse Gesù.

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3. Loreto

Una basilica fortezza che sfida l’Adriatico e custodisce uno dei luoghi più forti e intimi della storia della famiglia di Nazareth. La “Santa Casa” è rivestita di marmo, al centro di un santuario che è una bomboniera di affreschi. Dentro i mattoni dove chissà quante volte avranno appoggiato le mani Maria, Gesù e Giuseppe. Mattoni che hanno sentito la voce di Lei chiamare per la cena, il pianto del piccolo Gesù alla prima caduta, la voce rassicurante di Giuseppe insegnargli a mettere un chiodo. Questo luogo è quotidianità e calore. Quello che dovrebbe essere la nostra fede. E forse per questo mi è così caro.

4. Milano, Brugherio e Colonia

I Magi sono gli altri protagonisti del presepe. I saggi, scrutatori di stelle, venuti da lontano. Personaggi misteriosi nella loro identità quanto affascinanti per la storia e il ruolo che hanno in questo Natale. Le loro reliquie si possono venerare in queste tre città: a S. Eustorgio a Milano, a S. Bartolomeo a Brugherio e nel duomo di Colonia in Germania dove è conservata la famosa arca.

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5. Greccio

La città del presepe. Non quello vero, di 2000 anni fa, ma quello come lo conosciamo oggi, che dovrebbe essere in tutte le case a Natale. A Greccio San Francesco volle ricreare quella notte, per dare agli uomini un segno, per catapultarli nel mistero, per renderlo vivo e vero. Per ricordarci che Natale non è appunto solo un ricordo, ma è Dio che nasce nelle nostre vite, oggi, davanti ai nostri occhi. Ancora oggi a Greccio c’è un bellissimo presepe vivente, una rievocazione storica in abiti medievali con sei quadri viventi a raccontare la storia del poverello di Assisi e del nobile signore di Greccio Giovanni Velita, che lo aiutò a realizzare nel 1223 il primo presepe.

 

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