i cattolici nel presepe

Ci sono anche io in quel presepe

cose di lassùNon so dove sarei stata quella notte stellata.

Forse sarei stata la proprietaria di una di quelle locande piene.

Non ci posso credere che li avrei mandati via, non posso credere che non avrei trovato neanche un materasso. Dai, a una partoriente avrei sicuramente ceduto il mio di letto, piuttosto che mandarla altrove. Forse che i proprietari di quelle locande erano tutti uomini? Ma anche un uomo sa cosa significa il parto, ci sono anche loro in quella sala di solito, a fianco delle loro mogli. Non posso credere che gli avrei chiuso la porta in faccia.

Eppure è andata così.

Eppure, adesso che ci penso, gliele chiudo tante volte quelle porte. Gliele sbatto proprio in faccia con potenza, come una adolescente isterica: perché hai fatto questo? Perché non mi dai quello che voglio? Perché la tua volontà non è mai la mia? Perché proprio adesso? Proprio stanotte che ho da fare, ho la locanda piena,

perché il tuo tempo non è mai il mio, Signore?

Mi ci vedo bene in quella locandiera, purtroppo. Forse me ne sarei pentita poco dopo, come mi succede spesso, l’avrei riconosciuta tardi quella famiglia, quella provvidenza di Dio che bussa proprio a casa mia. Sarei scesa in strada a cercarli, ma sarebbero già stati inghiottiti dalla notte.

Forse sarei stata uno di quei pastori.

Una di quelle statuine con le pecore sulle spalle. Magari riuscissimo e essere quei pastori. A lasciare il gregge nella notte perché stanotte tutto può aspettare. Certo, gli angeli li hanno avvisati, ma loro hanno lasciato tutto e sono andati. A volte penso che nonostante possiamo vedere, è troppo difficile lasciare la nostra vita, così com’è, subito, nella notte, senza aspettare di organizzarsi. Sentire la chiamata e andare ad adorarlo. Perché non c’è niente di più importante. Per essere uno di quei pastori bisogna essere poveri dentro, umili, saper donare quel poco che abbiamo, quelle pecorelle che tutte le statue portano sulle spalle.

Forse sarei stata uno dei Re Magi.

Mi piace guardare le stelle, pensare che il firmamento, quell’intreccio di luci lontane possa parlarmi della grandezza e della potenza di Dio. Mi fa sentire piccola, così tanta bellezza mi ridimensiona. Sarei partita per seguire un sogno, una cometa. Sogni li chiamiamo, senza accorgerci che quei sogni è lui che ce li ha dati. Se segui quello giusto, non una stella cadente a caso, ma la tua cometa, la tua vocazione, certamente arriverai a lui. È lui che ti ha dato quel sogno, è lui che vuole la tua felicità e ti guida verso di essa. Alla fine è comunque a lui che arriverai. La gioia piena. Il senso del tuo vagare.

Mettiamoci in viaggio allora, che siamo Magi, una locandiera che si è accorta di aver sbagliato ed è in strada a cercare di rimediare o un pastore fedele.

C’è posto per tutti in quel presepe.

L’importante è entrarci, prenderlo quel posto. Che ogni anno ci troverà diversi, a volte più pronti a lasciare tutti e tutto, altre meno. Ma facciamoci trovare lì da quel bambino quando arriverà.

6 regali per amici cattolici!

Certo, se avete degli amici nella fede (i famosi BFF!) sarebbe bello non regalare dei comunissimi (ma sempre utili eh!) calzini! Ma se il libro già glielo fate tutti gli anni e i rosari non si contano più, allora servono idee creative come questi 6 regali che ogni amico o amica cattolica apprezzerà!

Avviso importante: la ricerca dei prodotti è stata fatta da noi liberamente, non è una sponsorizzazione per cui siamo state pagate o riceviamo alcun compenso. Solo consigli spassionati!

1. Il portachiavi col Santo preferito

I Tiny Saints sono dei piccoli portachiavi in gomma con vari santi disegnati nello stile kawaii. Davvero bellissimi e moderni, da portare in giro con voi sempre! E di sicuro faranno venire voglia anche a chi non crede di averne uno! Tra l’altro ogni porta chiave arriva con un brevissimo riassunto della storia del santo nella confezione. E se proprio non sapete quale scegliere, ci sono sempre quelli con Gesù o Maria, così non potete sbagliare!

Regali per amici cattolici originali

2. La birra Nursia

La fanno i benedettini di Norcia, che col convento da restaurare, di questi tempi hanno davvero bisogno di un sostegno. Potete trovare tutte le info sul loro sito web (www.birranursia.it) o, se siete di strada, andare a Norcia ad acquistarla. Altrimenti si può trovare se cercate su Google anche in vendita negli shop online di alcune norcinerie locali. Un prodotto artigianale di eccellenza, fatto seguendo la tradizione monastica belga. Di sicuro i maschietti apprezzeranno un bel tris!

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3. Un kit per “bible journaling” e il libro elledici dei Salmi per cominciare

Il bible journaling è una specie di lectio divina artistica. In America hanno delle bibbie apposite, con spazio per scrivere, decorare, colorare, riprendere le frasi preferite di una pagina ecc. Ancora in Italia non si trovano, ma Elledici ha pubblicato un libro sui Salmi fatto apposta per il bible journaling: “salmi per il bible journaling. Leggi prega crea.”  ed elledici). Regalatelo con un kit di colori, matite, penne colorate, washi tape (gli scotch colorati o a fantasia) e timbrini. La Faber Castell ha un bellissimo kit completo con tutto l’occorrente per il bible journaling! I cattolici più artistici apprezzeranno! Ed è un nuovo modo di pregare e meditare la parola di Dio.

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4. La tazza ispirazionale

Per cominciare la giornata con la giusta dose di ispirazione perché non regalare una tazza con citazione? Su Etsy ne trovate a bizzeffe, le nostre preferite sono quelle con scritto “blessed” o “too voesseb to be stressed!”, giusto per ricordarci quanto siamo fortunati e amati già di prima mattina! Molto azzeccata anche quella con la citazione dal Salmo. Comunque ne trovate tantissime se sapete che il vostro amico ha un versetto biblico o del Vangelo preferito! Molti shop le stampano anche personalizzate. Vi sembra poco?! Riempitela di bustine di tè o di biscotti fatti da voi!

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5. Libro con segnalibro versetto

L’abbiamo detto, il libro lo fate tutti gli anni! È un regalo bello, utile, profondo e poi di libri che parlano di fede ce ne sono tantissimi (leggetevi la nostra categoria pop corn & co. se cercate ispirazione!). Per essere più originali che ne dite di accoppiare al libro un bel segnalibro personalizzato in metallo? Con nome e un versetto della bibbia? Oppure quello fatto con un cucchiaio da tè inciso sempre con una frase della Bibbia o del Vangelo a mo’ di dedica?! Oppure la croce in filo di rame? La mia preferita! Così la vostra amica vi penserà ad ogni libro che leggerà da ora in poi!

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6. Tisana o unguento dell’antica farmacia dei monaci camaldolesi

Torniamo in monastero, sul sito www.anticafarmaciacamaldoli.it c’è l’imbarazzo della scelta tra liquori, tisane, dopobarba per lui, creme e unguenti al miele e propoli per lei. Qui non potete sbagliare, le ricette dei monaci sono ispirate dalla natura dei boschi e quelle tradizionali provengono dalla tradizione cistercense.

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Il Natale non arriva con Amazon Prime

cose di lassùGià da mesi a casa mia è tutto un clic. Clic. Clic. Scegli la carta. Acquista.

E chi si muove più quando basta un clic in ciabatte e pigiama? Arriva tutto domani o al massimo in due giorni. Tutto e subito. Anche il Natale. Perché anche il bambinello sarebbe comodo arrivasse con Prime, nel pacco insieme al libro sul corso di acquerello per mia cugina e le cuffie bluetooth di mio fratello. Forse l’ho ordinato l’altro ieri tra un set di tè natalizi (che poi vorrei dire all’industria del tè che non basta aggiungere cannella e zenzero a qualunque miscela random per fare un tè natalizio) e il sushi bazooka (neanche lo so fare il sushi, ma in negozio questo affare costa 10 euro di più). Che nella frenesia uno mica sta a guardare cosa mette nel carrello, di sicuro da qualche parte un bambinello l’avrò messo, che su Amazon risparmi e il 25 dicembre arriva prima, arriva subito, in due giorni. E quando arriva?! È stato tutto talmente veloce che non ho avuto neanche il tempo di accorgermi di questo Natale. Oddio. Non sono pronta. Ma dove cavolo era il bambinello? Ero sicura di averlo ordinato. Adesso Bartolini mi sente. O forse era nel pacco col regalo di mio marito? Uffa, tocca fare il reclamo e ho pure buttato la scatola. Tutto tempo perso. Perso. Perché manca la cosa più importante. Manca quel bambinello. Perso nella frenesia, tra addobbi, parenti e panettoni. Tra cene da preparare, prove del coro da fare.

Senza quel bambinello le lucine illuminano solo cose. Cose che servivano a una grande festa, ma senza festeggiato.

Ci vuole tutto un Avvento per far nascere quel bambinello. Per fargli spazio nel nostro cuore, l’unico posto dove vale la pena mettere le lucine.

Non bastano due giorni o la consegna rapida il 24 mattina. Non arriverà in tempo dentro di noi per quel 25 dicembre. Il Natale non si compra su Amazon. Quel bambinello ci chiede di fermarci e lasciare da parte le nostre richieste di spedizione rapida per dargli il tempo che gli serve.

E abbiamo tutto il tempo che ci serve, l’Avvento, per costruire quella mangiatoia nel nostro cuore e fargli trovare non un grande camino acceso, ma almeno un bue e un asinello a scaldarlo.

Lui arriverà puntuale, in chi ha il cuore paziente e lo ha saputo cercare e aspettare. Arriverà giusto il 25 dicembre con una consegna speciale: felicità, calore, speranza, gioia e, perché no, anche addobbi, cene e regali. Basta stare attenti a far arrivare prima quello che conta!

Noi, violente.

La cosa davvero allarmante della violenza sulle donne è che oltre alle botte, alle minacce, agli stipendi piu’ bassi e a tante altre storie, verissime e da condannare certo, c’è una violenza di cui si parla sempre poco, quella più dura e subdola di tutte, quella che proviene proprio da noi donne .

Certo, non siamo mica delle pazze masochiste noi, ma siamo violente con noi stesse.

Soprattutto quando rinneghiamo la nostra natura per diventare qualcosa che non saremo mai. Non saremo mai come gli uomini (per fortuna!) ed il risultato delle marce, delle giornate di sensibilizzazione, del sentirsi femministe è che oggi siamo più sole che mai e forse anche più infelici. Sole a barcamenarci in una routine frenetica dove dobbiamo ritagliare tempo per la famiglia, per tutti quelli che aspettano aiuto e ascolto da parte nostra.

Perchè il nostro essere “crocerossine” che cerchiamo tanto di nascondere ed ignorare , è la nostra prima vocazione, quella insita nel nostro DNA.  Ma oggi noi abbiamo solo i ritagli, quelli che di solito si scartano e poi si buttano. Oggi è difficile perche’ si torna a lavoro subito dopo una gravidanza, perche’ il part time è raro e purtroppo al datore di lavoro non conviene, o non se lo può permettere.

Però ci dicono che siamo emancipate, noi donne, e è tutto a nostro beneficio.

Tutto per diventare finalmente anche noi donne realizzate, con pari diritti, con la carriera che abbiamo sempre sognato ma che ci fa mettere da parte tutti gli altri sogni , che ci spreme e assorbe tutte noi stesse. È una grande conquista moderna. Non recrimino le donne che scelgono di tornare a lavorare, io stessa lavoro e non sono meno madre delle mamme che stanno a casa, ma faccio fatica a conciliare il lavoro con la voglia di essere presente per la mia famiglia. E io mi reputo anche piu fortunata di molte altre proprio perche’ quel part time l’ho ottenuto.

Allora credo che violenza e’ anche aver venduto la nostra liberta’ personale al prezzo della nostra essenza, del nostro tempo, del nostro ruolo che spesso assomiglia sempre di più a quello dei nostri mariti.

Violenza è anche aver nascosto la solitudine dietro alla parola “diritto”.

Oggi si muore per quella solitudine. Si muore quando ci fanno credere di non essere sole e allora non sappiamo davvero a chi chiedere. Perché mi hanno detto che è una decisione mia. Mia e di nessun altro. Devo scegliere solamente io, nessun’altro può interferire. È una grande conquista questa possibilità di scegliere da sola, avere in mano il controllo di me stessa, perché è un mio diritto, qualcosa di cui andare fiera. Così siamo lì, noi e i nostri diritti. Noi che dobbiamo scegliere perché quel corpo è nostro, ce lo hanno dato e possiamo farci quello che vogliamo, noi che sappiamo cosa è meglio per noi stesse. Noi che però siamo sole. Sole con queste conquiste nel momento in cui avremmo bisogno di non essere sole. Di avere qualcuno accanto, un sostegno, forse psicologico, forse economico, forse solo qualcuno che non ci dicesse semplicemente “è tuo, puoi farne quello che vuoi”. Prenderlo o buttarlo. Di solitudine si muore quando pensiamo che di fronte a qualcosa di così grande e complicato si può lasciare una donna sola col proprio diritto a decidere. Si muore in due: muore una piccola vita per prima e poi moriamo anche noi, dentro, lentamente, forse senza accorgercene all’inzio, perché il baratro che apre l’aborto è scuro, profondo e spesso anche qui siamo sole col peso della coscienza, la consapevolezza della responsabilità di aver deciso da sole. Di solitudine si muore soprattutto quando ti hanno detto che era proprio per il tuo bene che ti lasciavano sola, con tanta confusione in testa e forse una decisione più grande di te.

E se siamo proprio noi donne a farci violenza da sole e a farla su chi è più indifeso, quella spirale di violenza che tanto combattiamo non potrà fermarsi oggi.

festa dei morti

Nebbie di Novembre

cose di lassùC’è nebbia fuori.

Una nebbia fitta, di quella che non ti fa vedere nulla, che trasforma le cose, che mette quasi paura, paura che tutto sia scomparso, che tutto sia finito, che il mondo non ci sia più lì dove l’avevi lasciato solo qualche ora fa.

Paura di essere immersi nel nulla totale, che le persone siano state inghiottite dal grigio. E’ fredda la nebbia, ti entra nelle ossa, attanaglia il cuore, ti fa sentire la solitudine anche se sai che è tutto lì, intorno a te.

Forse è per questo che non ci piace.

Ho sempre pensato che in fondo ci ricordi un po’ la morte: con la malinconia che ci mette addosso, con il senso di vuoto e la paura della fine che arriva quando il mondo sembra non esserci più, la paura di lasciare le cose, l’angoscia di andare verso l’ignoto perché forse quell’ombra che vedo non è casa mia o il solito albero in cortile.

Anche le persone diventano solo ombre, le vedi avvicinarsi mentre cammini per la città, ma non le riconosci, almeno fin quando non sono a un palmo dal naso. Saremo davvero soli nell’aldilà? Che ne sarà degli affetti, dell’amore, delle risate, delle cene insieme? Che ne sarà di tutto quello che ho qui? Non dei soldi o delle cose, ma degli abbracci, delle serate in compagnia, delle battute, delle mattine di Natale. Ci riconosceremo davvero o non vi vedrò più?

Vi sento in questa nebbia che sale silenziosa. In questo silenzio che porta e che mi obbliga a riflettere. E non ho più paura di questa solitudine, mi sento fortunata ad essere immersa in questa specie di vuoto, dove fuori è freddo e umido, ma dove l’anima diventa il posto più caldo, come una casa accogliente col fuoco acceso quando fuori piove.

Che bella questa nebbia che mi fa entrare in un’altra dimensione, che mi permette di staccare dal rumore, dal colore e mi porta dove avevo paura di andare, ma che in realtà, adesso che ci sono, è esattamente dove vorrei essere. E forse siete voi quelle ombre che mi vengono incontro, che camminano con me, che mi passano accanto senza avere il tempo di restare. So che ci siete, che mi guardate e camminate con me, anche se spesso nel rumore e nel colore del mondo non riesco a sentirvi o immaginarvi dove siete ora.

Bella questa nebbia, che vi fa sentire vicini, che mi ricorda che  il mondo può scomparire o finire da un momento all’altro, ma nessuno ci toglie quel calore che portiamo nel cuore. Che non saremo mai ombre, ma piccole fiammelle accese, candele silenziose che non si consumano e non si spegneranno mai.

Passeggio tra i negozi del centro commerciale e mi sento infastidita da tutti quegli addobbi a forma di ragnatela, pipistrello e fantasma che penzolano dalle vetrate dei negozi e guardandomi la pancia penso “mi dispiace piccolo mio ma no, io non ti porterò ad una festa travestito da vampiro, non ti lascerò pitturare il volto in una maschera di morte e orrore, per il tuo bene non lo farò”. Questo perché voglio dare una risposta coerente alla domanda “che genitore vorrò essere?” Vorrò essere uno di quei genitori dal cattolicesimo annacquato, che il battesimo da piccolino si (perché invitare i parenti a pranzo fuori sta sempre bene) ma leggergli la Bibbia o imparare a pregare no, è troppo impegnativo e ci penserà da solo quando sarà grande. Catechismo si dai, visto che è obbligatorio per raggiungere la cresima ma la domenica lasciamola per le passeggiate o per il relax che a messa si fa sempre in tempo ad andarci a Natale e Pasqua. Perché se sceglierò di essere un genitore dal cattolicesimo annacquato non ci sarà alcun problema con la mia coscienza a mandarti in giro per le case la notte del 31 a dire “dolcetto o scherzetto” pretendendo di ricevere sorrisi e approvazione, o nell’aiutarti a dipingere una zucca ponendola sul davanzale della finestra come se fosse una luce di buon augurio. Se invece vorrò provare, non dico riuscire perché il compito è arduo ma almeno ci metto l’impegno, ad essere un genitore che trasmette la fede cattolica al figlio (che poi è un impegno che mi prenderò il giorno del tuo Battesimo, anche se molti sembrano dimenticarsene. Spesso si dice che il Battesimo sia l’accogliere nella comunità un nuovo membro. Certo, ma non è solo questo. E’ soprattutto l’impegno da parte di genitori e padrino e madrina ad educare secondo la fede cattolica quel bambino) allora qualche scrupolo di coscienza dovrebbe sorgere. Perché la nostra fede, piccolo mio è basata sulla luce, sulla resurrezione e sulla vittoria di Gesù sulla morte. Dedicare una serata alle tenebre e al male, anche se tutto ben camuffato sotto una parvenza giocosa e simpatica collide con quanto credo e vorrei trasmetterti. Non è vero che è tutto solo un gioco, un divertimento. Come dovrò insegnarti che il fuoco brucia se ti avvicinerai troppo o che non si mettono le dita nella presa elettrica così dovrò farti capire che avvicinarsi, anche per scherzo, al mondo dell’occulto non è mai buono o senza conseguenze. E se quando sarai più grandicello ti lamenterai perché gli altri tuoi amichetti festeggiano e tu no ti spiegherò il vero significato di Halloween: uno dei quattro sabba delle streghe con cui si festeggia la sconfitta del sole e l’arrivo del freddo, della fame e della morte. Il giorno più magico dell’anno, eletto dai satanisti come loro capodanno. Insomma la festa più importante per il mondo esoterico durante il quale si adora satana (non lo dico io eh ma l’esorcista più famoso che porta il nome di Padre Amorth). Capirai allora che come genitore non posso essere incoerente, battezzarti, parlarti di Gesù, festeggiare il Natale e poi farti familiarizzare con l’occulto. Ti porterò invece il 1 e 2 di novembre al cimitero, fin da piccolino (che poi si ha tanta paura di traumatizzare i bambini portandoli al cimitero e parlandogli dei defunti ma poi con tanta leggerezza li travestiamo da mostri, fantasmi e zombie) perché pregare per i nostri cari è un gesto d’amore e ci permette di riflettere sulla vita eterna che ci aspetta. Ti parlerò dei Santi che ci hanno preceduto in cielo e che possiamo invocare come nostri protettori in ogni occasione. Loro si che sono dei modelli da imitare, sempre gioiosi anche nella sofferenza e pieni di speranza. Io voglio trasmetterti il bello della vita, la gioia e la serenità. Quindi lascerò da parte questa pseudo festa (il problema non è tanto il fatto che sia un’usanza non nostra ma come al solito copiata dall’America) e ci godremo la vera festa che la Chiesa ci invita a celebrare: la vigilia di Ogni Santi.

Perché non ti travestirò

Passeggio tra i negozi del centro commerciale e mi sento infastidita da tutti quegli addobbi a forma di ragnatela, pipistrello e fantasma che penzolano dalle vetrate dei negozi e guardandomi la pancia penso “mi dispiace piccolo mio ma no, io non ti porterò ad una festa travestito da vampiro, ne ti lascerò pitturare il volto con una maschera di morte e orrore, per il tuo bene non lo farò”.

Questo perché voglio dare una risposta coerente alla domanda “che genitore vorrò essere?”

Vorrò essere uno di quei genitori dal cattolicesimo annacquato, che il battesimo da piccolino sì (perché invitare i parenti a pranzo fuori sta sempre bene) ma leggergli la Bibbia o imparare a pregare no, è troppo impegnativo e ci penserà da solo quando sarà grande. Catechismo certo, dai, visto che è obbligatorio per raggiungere la cresima ma la domenica lasciamola per le passeggiate o per il relax che a messa si fa sempre in tempo ad andarci a Natale e Pasqua.

Perché se sceglierò di essere un genitore dal cattolicesimo annacquato non ci sarà alcun problema con la mia coscienza a mandarti in giro per le case la notte del 31 a dire “dolcetto o scherzetto” pretendendo di ricevere sorrisi e approvazione, o nell’aiutarti a dipingere una zucca ponendola sul davanzale della finestra come se fosse una luce di buon augurio. Se invece vorrò provare, non dico riuscire perché il compito è arduo ma almeno ci metto l’impegno, ad essere un genitore che trasmette la fede cattolica al figlio (che poi è un impegno che mi prenderò il giorno del tuo Battesimo, anche se molti sembrano dimenticarsene. Spesso si dice che il Battesimo sia l’accogliere nella comunità un nuovo membro. Certo, ma non è solo questo. E’ soprattutto l’impegno da parte di genitori e padrino e madrina ad educare secondo la fede cattolica quel bambino). Allora, forse, qualche scrupolo di coscienza dovrebbe sorgere.

Perché la nostra fede, piccolo mio, è basata sulla luce, sulla resurrezione e sulla vittoria di Gesù sulla morte. Dedicare una serata alle tenebre e al male, anche se tutto ben camuffato sotto una parvenza giocosa e simpatica collide con quanto credo e vorrei trasmetterti. Non è vero che è tutto solo un gioco, un divertimento.

Come dovrò insegnarti che il fuoco brucia se ti avvicinerai troppo o che non si mettono le dita nella presa elettrica così dovrò farti capire che avvicinarsi, anche per scherzo, al mondo dell’occulto non è mai buono o senza conseguenze.

E se quando sarai più grandicello ti lamenterai perché gli altri tuoi amichetti festeggiano e tu no ti spiegherò il vero significato di Halloween: uno dei quattro sabba delle streghe con cui si festeggia la sconfitta del sole e l’arrivo del freddo, della fame e della morte. Il giorno più magico dell’anno, eletto dai satanisti come loro capodanno. Insomma la festa più importante per il mondo esoterico durante il quale si adora satana (non lo dico io eh ma l’esorcista più famoso che porta il nome di Padre Amorth). Capirai allora che come genitore non posso essere incoerente, battezzarti, parlarti di Gesù, festeggiare il Natale e poi farti familiarizzare con l’occulto. Ti porterò invece il 1 e 2 di novembre al cimitero, fin da piccolino (che poi si ha tanta paura di traumatizzare i bambini portandoli al cimitero e parlandogli dei defunti ma poi con tanta leggerezza li travestiamo da mostri, fantasmi e zombie) perché pregare per i nostri cari è un gesto d’amore e ci permette di riflettere sulla vita eterna che ci aspetta. Ti parlerò dei Santi che ci hanno preceduto in cielo e che possiamo invocare come nostri protettori in ogni occasione. Loro si che sono dei modelli da imitare, sempre gioiosi anche nella sofferenza e pieni di speranza. Io voglio trasmetterti il bello della vita, la gioia e la serenità. Quindi lascerò da parte questa pseudo festa (il problema non è tanto il fatto che sia un’usanza non nostra, ma come al solito copiata dall’America) e ci godremo la vera festa che la Chiesa ci invita a celebrare: la vigilia di Ogni Santi.

chiara corbella e la sua storia di amore

Chiara, che non morirà mai più.

cose di lassùChiara diceva che non si tratta di essere coraggiosi, ma di dire sì, passo dopo passo. Quei piccoli passi possibili.

Come a dire: “fidati, non avere paura perché ti verrà chiesto soltanto ciò che sei in grado di fare”. Sì, ok, ma a leggere la sua storia lo pensiamo eccome che è stata coraggiosa! Era una giovane ragazza, come una qualsiasi di noi, fidanzata con un ragazzo. Sono stati insieme alcuni anni, per un periodo si sono allontanati per poi ritrovarsi e decidere di sposarsi. Fin qui sembra tutto normale, simile a molte altre storie. Se non fosse che tutta la vita di Chiara è pervasa da una gioia indescrivibile che l’ha accompagnata in ogni tappa di quella che somiglia molto ad una via crucis. Chiara rimane incinta della sua prima bimba: diagnosi di anencefalia. La bambina sarebbe morta poco dopo essere nata. Chiara, con l’amore di Enrico suo marito, porta avanti la gravidanza e mette al mondo Maria Grazia Letizia che vive mezz’ora prima di salire in cielo, dopo aver ricevuto il battesimo ed essere stata accolta tra le braccia della sua mamma e del suo papà. Dopo un po’ di tempo Chiara scopre di aspettare il suo secondo bambino, Davide Giovanni, affetto da una malformazione che lo fa morire appena nato. Il terzo figlio di Chiara ed Enrico, Francesco, nasce sano. La mamma e il papà ne sono pieni di gioia. Possiamo immaginare come i loro cuori fossero grati. Ma la tempesta ritorna, Chiara scopre di essere malata mentre è incinta, ha un tumore che le sarà fatale e che la porterà a soli 28 anni a raggiungere i suoi due bambini in cielo.

Questi sono solo alcuni dei fatti della vita di questa ragazza, straordinaria nel suo aver vissuto l’ordinario in modo inverso a ciò che il mondo suggerisce.

Scegliere di portare a termine una gravidanza e di partorire non uno ma due figli che si sa moriranno di lì a poco. Perché? Perché le vite di quei due bambini non le appartenevano e non c’era nulla da scegliere in realtà, c’era solo da “dire sì”. Quando si dice ad una donna che può scegliere le si propone una menzogna, perché uccidere il proprio figlio è una condanna. “La vita o la dai o la togli. Se non ami, uccidi”.

Invece di parlare di scelta si dovrebbe amare quella donna, dirle che non sarà mai sola, fino alla fine. Chiara aveva Enrico, le loro famiglie e i tanti amici che sono stati loro accanto. Ma certamente, più di ogni altra cosa, Chiara aveva fede, una fede così forte che le ha permesso di lasciarsi andare tra le braccia di Dio e affidarsi completamente a Lui, senza farsi mai travolgere dalla disperazione.

La storia di Chiara ci travolge come un’onda, noi che siamo immersi nella logica del mondo secondo il quale vali nella misura in cui sei capace, bello, in forma, intelligente e alla moda.

Invece, come sempre, è l’amore a rendere valore ad una vita, e si sa, l’amore è esigente, o tutto o niente, non si può amare “un pó”, se si ama si dà la vita.

Abbiamo deciso di parlarvi di Chiara perché proprio oggi si apre a Roma la causa di beatificazione di questa ragazza. Quanto bisogno abbiamo in questo tempo di testimoni come lei? Oggi che la vita mette molta più paura della morte. Per chi crede in Dio, in questo giorno può mettere nelle sue preghiere coloro che stanno discutendo la causa che porterà Chiara ad essere proclamata parte della schiera dei Santi. Per chi non crede, leggete la storia di Chiara (*), perché non è necessario avere fede per vedere la Luce ed accorgersi che brilla più delle tenebre.

 

(*)”Siamo nati e non moriremo mai più” di Cristiana Paccini e Simone Troisi

lettera alla mia nuora

Lettera alla mia futura nuora

Cara futura nuora,

questo nella foto è il tuo futuro marito. Seduto nella panca in chiesa, a 3 anni, mentre prega con la sua mamma. Non ha le scarpe. Si comporta da monello il 70% del tempo. Ma va bene così. Ho tutto sotto controllo e rido, perché in lui vedo già l’uomo che diventerà.

Un uomo che una volta era il mio piccolo bambino con la faccia sporca di cioccolato per aver mangiato troppe merendine prima di venire in chiesa.

Un uomo che amerai e mi porterai via.

Un uomo che guiderà la sua famiglia all’ombra di Cristo.

Un uomo che, sono sicura, tratterai con rispetto.

Un uomo che sarai felice di presentare ai tuoi genitori.

Un uomo che ti amerà e insegnerà ai tuoi figli ad amare Dio, come io ho fatto con lui.

Sbaglierà. E da questo imparerà tante lezioni, nella maniera più dura, proprio come è successo a me. In quei momenti forse io non ci sarò più per lui. Come madre posso solo sperare che quando il mio bambino diventerà un uomo avrà ancora fede in Dio quando si troverà ad affrontare i problemi. Spero che ricordi come la preghiera può curare le ferite dell’anima. Spero che ricordi come era emozionato di accompagnare in chiesa la sua mamma ogni domenica. Ti chiedo solo una cosa. Sii la donna che un uomo merita. Rispettalo perché lui ti rispetterà. Non allontanarlo dalla sua fede. Incoraggialo. Amalo. Fai conoscere Dio ai miei nipotini. Insegnagli a pregare. Insegnagli ad amare. Insegnagli ad avere fede.

Sì, io ora sono la sua mamma. Posso guidarlo. Ma quando non sarà più con me è da te che dipenderà. Sarai la dolce sposa che lo porterà alla messa ogni domenica. Non importa quanta poca voglia avrà perché è stanco dopo un’intera settimana di lavoro. Ricordagli. Come io faccio ora.

Senza Dio, quello che hai, non sarebbe stato possible.

 

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Questo post è una traduzione dall’inglese di un post scritto da Courtney Perrin, che ci ha dato autorizzazione a tradurlo in italiano e pubblicarlo qui. Per questo e per questa bellissima lettera che ha voluto condividere, la ringraziamo e pubblichiamo qui sotto il testo originale:

Dear future daughter in law,

This is your future husband. Sitting in the pews at church at three years old praying with his mom. No shoes on. Acting a fool 70% of the time. But that’s okay. I’ll deal with it and laugh because I’m shaping into the man that he will become.
A man who was once my little boy with a dirty face from begging to eat a snack before church.
A man that you will love and take away from me.
A man who will lead his family through Christ.
A man who will treat you with respect.
A man who you can bring home to your parents.
A man who will love you and teach you and your future kids to love God the way I taught him.
He will do wrong. He will learn lessons the hard way just as I did. I won’t be able to be there for all of them. As a mother I can only hope that when my baby is a man he will still have faith in God when he comes across troubles. Hope that he knows and remembers how prayer can heal your soul. Hope that he remembers how excited he was to go to church with his mom every Sunday. I only ask one thing of you. Be the woman that a man deserves. Respect him as he will respect you. Don’t turn him away from his faith. Encourage him. Love him. Raise my grandchildren to know God. Teach them to pray. Teach them to love. Teach them about faith. Yes I am his mother now. I can guide him. But when he’s no longer with me he will depend on you. You will be the nagging wife that drags her husband to church every Sunday. No matter how much he complains that he’s tired from work all week, you remind him of this just as I do daily. Without God, what you have wouldn’t be possible.

Per lei si allargano i muri

cose di lassùIn campagna, ma anche nei piccoli centri, ci sono ancora centinaia di immagini della Madonna ad adornare le facciate delle case o agli angoli delle strade.

A casa di Sergio e Anna, sposati da 49 anni, tre figli e quasi 4 nipoti, c’è sempre stata una nicchia nel muro frontale della parte vecchia di casa dove stava una piccola cornice con all’interno una stampa del quadro raffigurante la Beata Vergine Addolorata di Campocavallo. Con il tempo il vento, la pioggia e il sole hanno sbiadito e rovinato l’immagine, così un giorno Sergio ha deciso di acquistare un nuovo quadro, più grande, sempre con Gesù dopo la crocifissione che giace tra le braccia della Madre. L’immagine è bellissima, la cornice è in legno un po’ invecchiato che si addice perfettamente al luogo che la andrà ad accogliere.

Quando Sergio la porta a casa fa per andare a sistemarla nella nicchia di fianco alla porta, ma si accorge che purtroppo il quadro è troppo grande, non entra nella cavità. Sergio un po’ dispiaciuto, senza perdersi d’animo come suo solito, e senza dire nulla a nessuno tanto il lavoro sarebbe terminato in poco tempo, decide di buttare giù il muro in eccesso che impedisce al quadro di adagiarsi lì dove sarebbe dovuto stare, così da allargare la nicchia. Poi prende il cemento, continua il lavoro, aspetta che si asciughi e dipinge il tutto con il bianco del muro. Il lavoro è fatto! Felice, prende il quadro di Maria e Gesù e lo posiziona al suo posto, si fa il segno della croce, recita un’Ave Maria e torna al suo lavoro nei campi.

Questa è una storia vera, è la storia di un gesto di un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla famiglia e al lavoro della terra, incorniciando ogni giorno le sue fatiche con la recita del rosario e lo sguardo verso l’alto, verso l’Unico che può darci la serenità e riportarci alla realtà.

Quando ci allontaniamo dalle cose concrete, dai quadri che non entrano nei muri, iniziamo ad annaspare tra le preoccupazioni, tra i pensieri, non sappiamo cosa fare, stiamo male per tutto il male che ci circonda, ci arrovelliamo cercando di trovare soluzioni a tutto ciò che ci disturba.

Ecco, in quel momento siamo nelle mani di quel male che ci prende per un piede, ci tira su e gioca con noi come il gatto gioca con il topo. Allora lì dobbiamo fare questo: fermarci, ripulire il pensiero, e alzare gli occhi verso il cielo o, ancora meglio e per quelli un po’ più San Tommaso, verso un’immagine sacra, guardarla e restare in quegli sguardi per tutto il tempo che abbiamo. Come lo sguardo di un bambino perso in quello della sua mamma.

My BFF(F): best friend forever (nella fede!)

Quanto è difficile oggi, in un mondo sempre un po’ più egoista, trovare delle vere amicizie penso lo avrete sperimentato tutti. Lasciamo perdere (o quasi!) se poi vogliamo trovarne di “sante”  come le chiamo io: quell’amicizia in Cristo che si ha con una persona e, se si è fortunati, anche con più di una.

Gli amici in Cristo sono quelli con cui il sabato sera vai alla disperata ricerca di un pub carino in cui però non ci sia la musica a tutto volume perché sennò come si fa a parlare?

Sono quelli che quando ti riaccompagnano a casa all’una e mezza di notte spengono il motore della macchina e ti chiedono di fermarsi a chiacchierare un altro po’…chissà fino a quel momento che cosa avete fatto?!

Sono gli stessi con cui ti fermi a parlare almeno mezz’ora la domenica sulle scalinate della Chiesa quando sai benissimo che tua suocera intanto sta fremendo perché aspetta il tuo rientro per buttar giù la pasta. Sono sempre loro che poi alle 2 di notte vorresti cacciare di casa senza troppi convenevoli con gli occhi semichiusi  ma non ci riesci perché ti tengono incollati al portone di casa raccontandoti una cosa troppo urgente.

Non so voi, ma a me queste situazioni capitano solo con determinati amici, quelli che sento più vicini rispetto ad altri, quelli su cui posso sempre contare e so che non mi negheranno mai un aiuto. E guarda caso (o forse no) corrispondono a quel gruppo di amici con cui condivido anche la fede, per questo li chiamo i miei “amici in Cristo”. Amici con cui non manca mai un argomento di discussione, con cui non ti senti mai a disagio e con cui puoi essere davvero te stesso. Quegli amici che non si scandalizzano se gli proponi una serata a base di pizza e  Vangelo o che, se gli esponi il tuo problema, si mettono a pregare giù di brutto per te, tanto che poi le grazie arrivano. Per davvero.

Ogni amico, se sincero, è una grande risorsa, ma il rapporto che si instaura con l’amico con cui condividi i valori fondamentali della vita, e non solo l’interesse per il fitness o il corso di latini o ancora, la passione sfrenata per lo shopping o per il bricolage, è qualcosa di molto diverso, molto, molto più arricchente e profondo.

Chiediamo a Dio la grazia di ricevere questo tipo di amicizia, di provarla almeno con una volta, non soffermiamoci  ai rapporti superficiali che si possono avere con chiunque e dai quali non ricaveremo altro che generiche chiacchiere sul più e sul meno terminate le quali non si sa più che dire.

Perché come disse San Francesco di Sales, le persone che condividono un’amicizia spirituale diventano realmente un solo spirito (Filotea, cap. XIX).