Autunno con Blake Lively- copiare i look di The Age of Adaline

Arriva l’autunno e porta con sè la voglia irrefrenabile di colori caldi e scacchi everywhere.

Mi sono già concessa la prima cioccolata calda, sotto il pile, mentre guardavo (per l’ennesima volta) “The Age of Adaline”. Niente di meglio che vedere Blake Lively in una San Francisco ai tempi d’oro sfoggiare outfit e capelli da sogno in ogni scena per lasciarsi ispirare e aprire il guardaroba alla ricerca di nuovi abbinamenti senza tempo.

La parte divertente è che molti pezzi li ho scovati nel guardaroba di mia nonna! E dovreste farci un giro anche voi. Lì o in qualche mercatino vintage o dell’usato. Potreste scoprire che i tessuti fatti bene, i capi cuciti a modo, non hanno tempo e dopo una rinfrescata sprigionano tutto il loro charme e fanno invidia a quelli nuovi di zecca. O, per lo meno, questo è l’effetto che fanno a me.

Ecco qualche dritta per copiare i look più belli e attuali sfoggiati da Blake Lively in “The Age of Adaline“.

1.Nuova vita al denim: colori autunnali e un foulard nei capelli

La palette è quella della nuova stagione: colori spenti, ocra, verdi, marroni. Evviva l’autunno! Il verde militare è particolarmente utilizzato negli outfit del film e devo dire che è anche uno dei toni più facili da abbinare e che mette d’accordo un po’ tutte.

Jeans a vita alta che vanno tanto di moda anche oggi e il tocco retrò, chic e veloce lo dà il foulard tra i capelli. Giocate con gli abbinamenti di colori: cammello o ocra stanno molto bene col verde militare e l’azzurro ceruleo, usati in varie scene del film.

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2.Gonna e stringate: tutto medio!

Dal tacco alla lunghezza, la parola è “midi”. E’ il ritorno del cardigan sbottonato sopra la gonna a vita alta o del maglioncino corto sempre abbinato alla gonna a ruota. Se poi il pull è tinta unita e la gonna a scacchi siete perfette. Giocate col tono su tono soprattutto se avete delle trame sia sulla gonna che sulla maglia: renderà l’outfit meno “confusionario”.

Blake Lively in Age of Adaline

3.Mi gioco tutto sul cappotto

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Il cappotto deve essere ampio, ripreso in vita per dare proporzione ed esaltare la figura. Si gioca tutto su dettagli come il taglio particolare della manica, un bottone gioiello magari dorato, un taglio ampio stile gonna oppure tirate fuori la tappezzeria! Quei cappotti fatti col copri divano della nonna, dove il tessuto è già prezioso di per se’.

Blake Lively

 

4.Non vistosi, ma ben in vista!

Questa è la differenza che fa la vera classe. Parliamo di accessori: non sono mai troppo vistosi quelli di Adaline, ma ci sono sempre e non si può non notarli! Il capello è spesso legato o spostato da un lato in modo da scoprire orecchini eleganti, classici nei tagli, spesso in oro. Le collane a “medaglione” sono ciondoli su catenine semplici che sbucano dai colli alti dei maglioni. Lunga vita al foulard: intorno al collo quando non è tra i capelli. Un accessorio davvero da riscoprire. Unica cosa che faccio fatica  a copiare sono le borse: ne ho di bellissime della mia nonna, ma non ci entrerebbe un decimo della roba che porto di solito con me!

 

DISCLAIMER: le immagini utilizzate non sono di nostra proprietà e solo a scopo illustrativo, fonte web.

Non mi piacciono le Feste della Luce (ma vi spiego come organizzarle)

fai-da-meNon è che non mi piaccia la festa di per sé.

Io adoro le feste. Adoro avere un motivo per festeggiare, organizzare, invitare (no, per pulire tutta casa da cima a fondo, proprio no, ma anche quello fa parte del programma…).

Quello che non mi piace della tanto ormai di moda “festa della luce” è che, per noi cattolici, è diventata uno scimmiottare Halloween.

Come se per dare ai nostri figli una alternativa e tenerceli buoni e al sicuro il 31 ottobre bisognasse per forza farli mascherare da qualcosa, o mandarli in giro da soli per le case a elemosinare dolcetti regalando però santini.

Non mi piace che questa festa sia diventata popolare non per la bella festa che è, ma perché ce n’è un’altra purtroppo molto più in voga, da soppiantare.

Sembra quasi di sminuirla, la nostra festa, sembra che le manchi qualcosa per essere bella e fighetta come Halloween.

Allora via: mascheriamo anche noi i bambini da Madre Teresa e Gianna Beretta Molla, o magari un tradizionale San Francesco con le stimmate. A me questo sembra ridicolo. Come è ridicolo prendere in giro la morte vestiti da fantasmi e scheletri, che tanto, quando arriva davvero nessuno è così coraggioso da chiederle un dolcetto, è altrettanto ridicolo mettersi a giocare coi santi.

Basta aprire Pinterest. Digitare “festa dei santi” o “festa della luce” per vedere cose allucinanti che manco Halloween si sognerebbe. Gemelli vestiti da Padre Pio in bilocazione, bambini coi segni del martirio, che girano con la graticola del BBQ del papà per fare San Lorenzo, che mangiano miniburger chiamati “Rotula di San-non-mi-ricordo-chi-tanto-ero-scioccata”. E badate bene, io sono la prima che prepara le “minne di Sant’Agata”, ma quelle sono una ricetta nata come venerazione per una Santa, non dei panini a cui affibbiare il nome di qualcos’altro. C’è differenza tra qualcosa fatto per devozione e qualcosa fatto per “fare tema”. È la stessa cosa con le rievocazioni della Via Crucis. Anche quella è in costume, ma ammetterete che la sacralità è diversa dal party coi bimbi che corrono e si azzuffano vestiti da Santi solo perché non volevamo che lo facessero vestiti da streghe e zucche.

Insomma. Va bene dare ai bambini qualcosa da festeggiare e organizzare un party di tutto rispetto. Farlo diventare una tradizione, magari, ma si tratta sempre di Santi. E, come dovrebbe essere per la morte, meritano un certo rispetto. Che è quello che poi vorrei trasmettere ai miei figli.

Una festa, certo. Ma una festa sacra. Non un semplice party a tema dove vince chi ha la trovata più trash. Quello sì che è Halloween.

Ecco qualche consiglio per una vera, diversa, autentica “festa della luce”:

1.Non in costume, ma con un dress code.

Ad esempio tutti, grandi e piccoli, devono indossare qualcosa di bianco, che ricordi la luce: un accessorio tra i capelli, coroncina di fiori bianchi, una maglia, un abito. Non è una mascherata stile Carnevale, solo un modo per celebrare la Luce e va bene, ogni tanto, vestirci anche noi di Luce!

2.Allestimento sì, ma con cognizione

Non darei nomi stravaganti alle pizzette del buffet, piuttosto cucinerei davvero i biscotti preferiti da San Francesco (qui la ricetta: https://it.aleteia.org/2017/12/15/i-biscotti-preferiti-di-san-francesco-dassisi/) oppure lavorerei più sull’allestimento con lanterne, fili di lucine come quelle di Natale, per creare un ambiente accogliente dove a un certo punto si possano spegnere le luci più forti e cantare canti dedicati ai Santi. Magari farei il lancio delle lanterne a una certa ora a cui ognuno può attaccare il pensiero dedicato a un Santo speciale.

Se si tratta di bambini, la sera farei il cinema con un cartone sulla vita di qualche Santo e lì sì che mi sbizzarrirei a comprare porta pop corn da cinema e creare un kit pieno di schifezze a tema (a tema cinema ovviamente non a tema “Santi al cinema”!).

3.Noi diamo, non chiediamo.

Si possono fare tantissime attività coi bambini a tema Santi, così tante da riempire  tre feste intere. Ma se proprio volete portarli per le case come fanno i loro amichetti fantasmini, non andate a chiedere dolci in cambio di Santini. Andate, magari, a portare nelle cassette della posta disegni di Santi colorati da loro prima, o a bussare alle porte di chi vorrà per estrarre il Santo dell’anno. Quello che vorrei trasmettere ai miei bambini è che il Cristiano va e dà senza per forza ricevere, senza che gli sia aperto a volte, ma se la strada si fa insieme sarà comunque bello e qualcuno aprirà.

Torniamo a festeggiare i nostri Santi e facciamone una festa…di tutto rispetto!

Abbraccialo quel piccolo pezzetto di Paradiso – storie di mamme

Ormai ci sono abituata a ricevere sguardi tra l’allibito e il sorpreso quando giro con mio figlio in fascia. Quello a cui non mi abituerò mai è il motivo per cui mi guardano strano: pensano che un bambino, non più neonato, non dovrebbe star così attaccato alla mamma. Forse alcuni si chiederanno pure se non abbia i soldi per comprarmi un passeggino!

E mi chiedo, perché questa difficoltà ad abbracciarlo, a tenerlo stretto a te? Spesso sento dire dalle stesse mamme (e non diamo la colpa sempre e solo alle nonne!), che non bisogna dar al bambino il vizio delle braccia. Che deve imparare a dormire tutta la notte da solo nella propria culla (a quattro mesi eh, non a quattro anni). Che deve piangere per farsi i polmoni. Che non si deve accorrere a ogni minimo richiamo altrimenti il pupo si vizia. Che si deve auto consolare con il ciuccio. Che allo scoccare dei sei mesi, neanche fosse un orologio svizzero, deve mangiare tonnellate di pappe e frullati con la stessa voracità di un adulto e smettere immediatamente di ciucciare (non sia mai che una pensi di allattare oltre l’anno!).

Ma che credi che rimarrà piccolo per sempre?

O che vorrà starti attaccato per l’eternità? Non farai in tempo a schioccare le dita che già ti chiederà la paghetta per andare al cinema a vedere un film con gli amici. Quando sarà cresciuto sarai tu a elemosinare la sua attenzione e il suo affetto. Goditelo allora il qui ed ora, il più che puoi, ora che è piccolo, che è incondizionatamente innamorato di te, ora che ha bisogno delle tue  braccia perché necessita di contatto.

Ho letto che i genitori che fanno fatica ad abbracciare i propri figli è perché a loro volta sono stati continuamente scaricati. E credo che sia proprio così. La maggior parte delle mamme come me sono cresciute contenute da box, passeggini, girelli, seggioloni insomma da tutto e di più tranne che dalle braccia della mamma.  Quelle braccia che sono l’unica cosa che potrà davvero consolarli, calmarli e col tempo renderli sicuri ed indipendenti…altro che passeggino!

Amalo questo figlio a 360 gradi, non poco alla volta.

Non aver paura di dimostrare affetto. Tanto riceverà da te e tanto più sarà in grado di esprimerne da adulto, tanto più sarà affettuoso e capace di esprimere i propri sentimenti.

E se decine e decine di studi in merito non ti convincono (è dimostrata la correlazione tra la presenza di una base sicura e affettiva e una maggiore indipendenza del bambino da adulto. Al contrario di quanto si pensi, crescere un bambino ad alto contatto lo rende più forte e sicuro e non viziato) vedi la cosa dal punto di vista soprannaturale.

Prenditi del tempo, la casa può aspettare, il disordine non fugge, tranquilla, siediti sul divano con il tuo pargolo tra le braccia e contempla un pezzo di Paradiso qui sulla terra. Ammira il suo volto, le sue manine perfette e perditi in quello sguardo innocente. In quel corpicino di pochi chilogrammi trovi tutta la purezza di questo mondo.

E’ senza ombra di dubbio l’essere più puro che vive nella tua casa, quello più vicino agli angeli e a Dio. E mentre allatti o mentre lo guardi dormire facci scappare un Rosario, magari una bella meditazione sui misteri della gioia.  Abbraccialo. Tienilo stretto al tuo petto, annusa il suo odore, quel profumo meraviglioso che sa già di Paradiso.

Tutto il resto può aspettare, tuo figlio no.

Beauty routine per donne senza tempo per la beauty routine

Se siete di quelle

che amano prendersi il loro tempo mattina e sera davanti allo specchio per fare quella pulizia in 5 step, seguita da tonico, poi siero da lasciare per dieci minuti e crema da spalmare con movimenti circolari fino a completo assorbimento, questo articolo non è per voi. Se siete di quelle che si fanno una maschera da 15 minuti almeno una volta a settimana preceduta da minuziosa pulizia e scrub, decisamente questo post non è per voi. Anche se siete di quelle che si struccano tutte le volte che si truccano, questo pst non è per voi.

Questo post è per voi che la mattina avete cinque minuti tutti da sole e dovete decidere se spenderli a fare la pipì in pace o a sistemarvi la piega (io opto sempre per la pipì senza figlia intorno o cane a fissarmi, che la piega è sopravvalutata quando il messy bun è stato sdoganato pure da Meghan Markle, no? Certo, il suo non è fatto con l’elastico a vista e le ciocche scomposte sono studiate, ma stai a guardare certi dettagli alle 7:30 della mattina). Questo post è per voi che continuate a comprare prodotti che lasciate scadere avendoli usati due volte, perché, prese dall’euforia e frastornate dal buon odore e dal cartellone di Cameron Diaz con la sua pelle radiosa dentro quella profumeria, avete ceduto a comprare quel trattamento di 589759837452 fasi da fare mattina e sera. Che miraggio. Ve ne siete pentite tre giorni dopo, ma era troppo tardi ormai. Sono con voi. Questo post è per voi che il look del giorno dopo va bene così com’è, con quell’allure da post concerto dei Green Day che a 18 anni faceva faceva tanto cool. Peccato che ora ne avete 30, di anni, e il mascara scolato che non avete struccato diventa un tutt’uno con le occhiaie dello stesso colore. E no, non è cosa buona.

Questa è la beauty routine per noi che non abbiamo tempo di avere una beauty routine!

Sono consigli che la mia estetista di fiducia ha dato a me vedendo la situazione disastrosa in cui versava la mia pelle da quando è arrivata mia figlia. Un po’ di impegno bisogna metterlo, minimo, almeno per prendere il via, poi però scorre tutto liscio e i risultati non saranno da cartellone di Cameron Diaz nella profumeria, ma almeno neanche da pelle grigiastra e occhiaie da malata di tifo in quei quadri del 1700.

1.Pochi prodotti, ma buoni

Pulizie in 5 step, tonici da mettere prima e dopo, contorno occhi giorno e notte: da oggi i vostri prodotti devono essere essenziali e super efficaci. Certo, la pulizia trifase di Chanel sarà pure più efficace di un solo prodotto, ma tanto non avete tempo di verificare i risultati, voi la abbandonerete alla prima settimana e allora andava bene pure il latte detergente del super.

Gli essenziali sono: 1 prodotto per pulire (e dico per pulire e anche struccare possibilmente), 1 crema o siero (io faccio crema d’inverno e siero idratante d’estate che è più leggero), 1 contorno occhi se ne avete bisogno.

L’unica concessione che mi faccio in più per tutte le volte che mi trucco “strong” è lo struccante specifico per gli occhi, perché il mascara e l’eyeliner sono duri a morire e spesso un prodotto generico non basta o devi sfregare troppo per una zona così delicata. Comunque per l’uso giornaliero siamo a 3 prodotti e dato che sono solo 3 potete investirci un po’ di più e comprare qualcosa di davvero buono (per una crema, di solito dai 50 euro in su siamo nella categoria del buono, poi ognuna ha le sue preferenze).

2.Acqua micellare: mai più senza.

Molte non riescono a vedersi pulite se non si lavano. Io non ho tempo: né di tirarmi su i capelli per lavarmi, né di mettere prodotti da massaggiare, spargere e lavare. Sono un caso disperato. Mi ha salvata l’acqua micellare: potete usarla con o senza risciacquo e va benissimo anche per struccare la pelle. Ne metto abbastanza su un dischetto di cotone, passo tutto viso e collo e via. Pulita. Tra l’altro è un prodotto che costa anche poco.

Come dicevamo sopra, per gli occhi, utilizzo invece un prodotto bifasico, di quelli che agiti, metti sul dischetto, appoggi sull’occhio, aspetti tre secondi e poi togli. A me ha sempre struccato molto bene e da quando l’ho scoperto non l’ho più cambiato.

3.Consigli ufficiosi per chi non si strucca

Qui, la mia estetista è stata categorica: se ti trucchi ti devi struccare. Lo so, lo so. Ma io non ho tempo e allora ho messo a punto un piano niente male che magari farà comodo anche a qualcun’altra. Ovvio, parliamo di chi si trucca in modo molto semplice. Se invece siete make up addicted lo struccante non ve lo toglie nessuno.

No mascara, né trucco nero di nessun tipo. No fondotinta pesante. Crema colorata che è più leggera del fondotinta e copre meno, ma appunto, è più leggera, svanisce, non lascia pellicine e con l’acqua micellare di cui sopra viene via che è una bellezza. Labbra naturali, a me non piace truccarle, solo idratarle o mettere il gloss, ma se volete mettere il rossetto quello si strucca da solo durante il giorno (a meno che non comprate quelle specie di mastici a lunga tenuta, quelle vernici che si pietrificano che vendono adesso e hanno il coraggio di chiamare rossetto). Occhi truccati solo con ombretto. Lo so che dura meno, ma almeno non scola e la mattina dopo non sembrate Kung Fu Panda: via libera a beigetti, panna, pannini, nocciola, massimo concedo il marroncino per dare intensità nella zona esterna della palpebra mobile, ma non troppo scuro e dosare con moderazione. Sfumate bene come da migliori tutorial e via. Anche qui, l’acqua micellare basta e avanza (e se non vi struccate poco male, i danni del giorno dopo sono pochi).

Ora un minuto di silenzio per un’estetista che dopo questo consiglio è morta da qualche parte nel mondo.

4.Metti quello scrub in doccia. Ora.

Quante volte ti hanno detto di fare una pulizia profonda con lo scrub ogni tanto? Io ho risolto comprando uno scrub a grana media che lascio in doccia e uso per il corpo (necessario per i peli sotto pelle) e per il viso. Lo faccio sotto la doccia altrimenti non lo farei mai. Mi raccomando la grana: quelli per il corpo possono avere una grana molto grande (tipo quelli a base di sali del Mar Morto e compagnia) che per il viso non va assolutamente bene, quindi occhio!

5.Maschera usa e getta (…e quando vi ricordate!)

La questione maschera resta spinosa. Io la faccio quando mi ricordo comunque, trovo molto più comodo e pulito acquistare quelle maschere usa e getta fatte con la stoffa da appoggiare sul viso. Intanto la comprate solo quando vi serve senza lasciare aperto il tubo per non so quanto, poi il tempo di posa è solo 5 minuti (meno dei soliti 15), si sporca pochissimo e comunque: l’ultima anche io l’ho fatta 463875 anni fa.

6.Comunque, meglio quando ti ricordi, piuttosto che mai!

Questo è stato il mantra della mia estetista. Qualunque sia la tua beauty routine.

Non metti il contorno occhi che andrebbe messo la notte? Non importa. Mettilo di giorno, o quando ti ricordi. Magari non ha l’effetto che avrebbe se messo a riposo, ma meglio che non metterlo.

Quello che so sulla sofferenza

cose di lassùNon lo so come ci si sente a essere intrappolati nel proprio corpo.

Non so se quanta frustrazione si prova o quante volte al giorno ci si chieda “che ci sto a fare qui, ormai?”.

Non lo so com’è quando casa tua ti sembra una prigione, quando non provi più piacere neanche nel sapore del cibo che ti arriva da un tubo. Non lo so.

Non so cosa significhi non poter più scrivere, parlare, farsi capire. Non so con quanta rabbia si deve convivere e soprattutto con quante domande.

“Non era meglio se fosse finita subito?”.

Non lo so. Io sono fortunata, per ora.

Quello che so perché l’ho visto e in parte vissuto è che quando raschiamo il fondo, che sia la nostra sofferenza o il dolore di qualche caro, è in quel momento che succede qualcosa di incredibile: solo le cose che contano davvero restano. L’amore quello vero, fatto di presenza, di pannoloni da cambiare, di momenti così bassi che solo l’amore può sopportare. Anche se il cuore fa male.

Resta quell’amore di cui racconta S. Paolo nel vangelo (e dico San Paolo perché no, non mi viene in mente qualche poesia o trattato di altro scrittore famoso che lo descriva così bene): quello silenzioso, fatto di servizio.

Quello che non chiede se non di vedere un sorriso almeno oggi, una parola in più, una giornata senza vomito.

Quell’amore che vorrebbe dare anche quello che non ha e che comunque dà tutto.

Forse è azzardato dire che il dolore è una benedizione. Io che non lo vivo non posso permettermi di dire tanto.

Ma passiamo una vita intera a cercare le cose che contano: il tempo per gli affetti che non troviamo mai, l’essenza della vita che non ci soddisfa, per poi accorgerci, nel momento peggiore, che abbiamo tutto. Tutto il resto scompare, laggiù, in quel fondo buio, vediamo davvero.

Non lo so come si misura la qualità della vita, ma credo che l’amore che proviamo o che diamo nella nostra sofferenza o in quella di qualcun altro, sia la più alta qualità a cui si possa mai aspirare.

Ma oggi tutto ruota intorno a noi: quello che mi piace fare, quello che voglio, i miei progetti da raggiungere. Ci sentiamo invincibili e siamo capaci persino di giudicare la qualità della vita degli altri, di chi non è ancora nato, non tanto perché sappiamo davvero qualcosa di quella vita, ma perché cambierebbe radicalmente la nostra, di vita. Sconvolgerebbe i piani, le serate, i viaggi, la carriera.

Ma la sofferenza non la puoi programmare. Arriva e basta. Ma noi siamo troppo presi da noi stessi, dai nostri metri di giudizio, a guardare indietro alla favola che avevamo progettato, fatta di viaggi, di divertimento, di tanti “amici” che oggi non si vedono per accontentarci di questa nuova condizione. Forse non abbiamo abbastanza coraggio, arriva la paura e anche io, prego, in quell’ora, di averla quella forza per essere grata, per guardare avanti e non indietro. Per guardarmi, guardare me stessa con occhi nuovi. Lo devo a chi mi starà vicino, e me lo ricorderà ogni giorno, per primo, e lo devo a me stessa.

Verso noi stessi non siamo più in grado di provare compassione. Non reggiamo l’umiltà di dover ammettere che abbiamo bisogno di aiuto, che siamo diventati larve, sì, ma ancora in grado di amare. Che dobbiamo tutto a quel soffio di vita che ci ha dato tanto e non è nostro compito giudicare quanto ancora ci potrà dare, quanto ancora potremo dare anche dal nostro letto.

Quell’amore però, quello che tutti, anche chi ha scelto di mollare, hanno sicuramente provato, vorrei dire che quello è la cosa per cui lottare fino alla fine, quella è la vera qualità della vita. Ed è strano, ma solo la sofferenza ce lo sbatte in faccia così prepotentemente.

Norme di evacuazione per mondi in fiamme

La prima cosa che ti dicono

a qualunque corso di primo soccorso, o antincendio, o simulazione di sicurezza per i terremoti è sempre: cercate di mantenere la calma e la lucidità. Se vi fate prendere dal panico non riuscirete ad aiutare né voi stessi né gli altri. Ecco. Più facile a dirsi che a farsi, e infatti credo che noi, in questo momento, stiamo davvero “comportandoci come se la casa fosse in fiamme“, ma non nel senso buono del termine. A quel grido di allarme lanciato da Greta Thunberg invece che far scattare quell’ordinato piano di emergenza, mi sembra che abbiamo leggermente dato fuori di testa e in questo momento siamo in quella casa, circondati dal fumo, presi dal panico, che sbattiamo contro ogni porta perché non vediamo niente, senza aver messo qualcosa di bagnato su bocca e naso, urlando gli uni agli altri e ci stiamo scordando di seguire le linee luminose per terra che ci indicano la salvezza. Da quando si sono accesi i riflettori sulla situazione del nostro pianeta (che, purtroppo, sapevamo già di aver trattato da schifo da un pezzo) leggo sempre più spesso post apocalittici sui social, gente che preannuncia l’estinzione di massa, che inneggia al fatto di smettere di fare figli perché andranno incontro a un futuro segnato e non possiamo sostenere quei consumi, gente che urla contro un mondo che sembra non curarsi dell’Amazzonia in fiamme, che sbraita contro i governanti del mondo che facessero qualcosa. Ora. È tutto vero, tutto giusto. Quelli ambientali sono problemi reali, imminenti, e sì, minacciano anche la nostra vita su questo pianeta, ma non è dando fuori di testa, usando toni da “domani moriremo tutti”, che ci salveremo o cambieremo qualcosa.

1.Parlare dei problemi è doveroso, ma fin quando non avremo fatto tutto ciò che è in nostro potere per migliorare la situazione, direi di smetterla di lamentarsi e continuare (…cominciare?!) a fare.

Smetterla di additare un possibile responsabile, i potenti della terra che non hanno fatto o non fanno abbastanza, che non parlano dei problemi e sembrano ignorarli e continuare a fare quello su cui possiamo davvero fare la differenza. Azione dopo azione, bottiglia di plastica dopo bicchiere, consumo consapevole.  Certo, non siamo Trump o la figlia di qualche petroliere, non hanno un grande impatto sul mondo le nostre scelte, ma hanno un impatto e dobbiamo lavorare su quello che possiamo influenzare e fin quando non andremo a lavoro col bus o altro mezzo che riduca il nostro impatto sulla Co2, fin quando avremo una lista delle nostre azioni da cambiare, direi di concentrarci su quella. Su quello che davvero, nella nostra piccola sfera di influenza possiamo cambiare. Sarà piccola, insignificante, ma è l’unica su cui abbiamo davvero potere di intervenire per fare qualcosa che conti. Il resto sono chiacchiere. Informiamoci e informiamo, ma soprattutto facciamo. Non polemiche, ma fatti. Piccoli e inesorabili fatti. È retorica, direte voi? Io, comincio col dire, che la mia, di lista, non è neanche a un decimo delle spunte. Farà prima a finire questo mondo e altri 15 prima che io abbia fatto davvero “tutto il possibile”.

2.Siamo già più estinti dell’orso polare. E non per la Co2.

Io, mai stata grande ecologista e tantomeno interessata alle questioni ambientali mi sono trovata a pensare con angoscia al mio futuro, a quello di mia figlia. Angoscia vera. Tra Siberia in fiamme, Co2 che ci soffochera’, permafrost agli sgoccioli, acqua che mancherà presto a un quarto della popolazione mondiale. Tutto vero, ma il fatto che non dovremmo mettere più al mondo figli perché non sappiamo che futuro gli lasceremo è stupido. E soprattutto, vivere nell’angoscia non è proprio un atteggiamento cristiano. Mi sembra l’eco dei soliti discorsi tanto di moda sulla presunta “qualità della vita” di cui ci ergiamo a giudici ultimamente. Dio ha messo il mondo nelle nostre mani e certamente non può fare molto se lo stiamo trattando male, ma noi siamo sempre nelle mani di Dio, ricordiamocelo.  “Ad ogni giorno basta la sua pena”, perché non sappiamo cosa ci riserva il futuro e soprattutto, nonostante i pronostici allarmanti, noi sappiamo che tutto, qui, ci è solo stato dato in prestito. Penso sempre a quelle coppie che facevano figli al tempo dei romani, sapendo che mettevano al mondo bambini che avrebbero educato come cristiani e sarebberio finiti in pasto ai leoni neanche troppo tardi. Loro che futuro davano ai loro figli? Con che coraggio li mettevano al mondo? L’amore, purtroppo, è la prima fonte che stiamo esaurendo su questo pianeta e senza di quello, senza il rispetto per la vita e la nostra specie prima di tutte le altre, noi, che vogliamo salvare piante e poveri animali senza avere pietà del nostro fratello, siamo comunque votati all’estinzione. Per stupidità.

3. Hai una fede. Usala.

Lo so, direte voi, mi piace vincere facile. Io non lo so se è presto o tardi per salvare questo pianeta, quello che so è che dobbiamo prendere atto della situazione, cambiare, non parlare o dire che le cose devono cambiare, ma cambiare noi per primi. Dobbiamo smettere di correre a caso intontiti dal fumo e ricordarci di quella lezione di evacuazione: cerchiamo le linee fosforescenti che indicano la salvezza. E soprattutto, ricordiamoci  che per noi, il mondo, potrebbe anche finire tra un’ora, in mille altri modi, ma la nostra fede non ci ha mai fatto annegare nell’angoscia e nella disperazione per la nostra precaria condizione (che lo è sempre e sempre lo sarà): Padre nelle tue mani è la mia vita e finché vivrò, non vivrò nella paura del domani, perché tu, quella paura l’hai sconfitta. Per me e per chi verrà dopo di me.