Conversione di birra! – Storie di papà

cose di lassùUna volta mi hanno detto che il Signore percorre strade inimmaginabili per venire a noi.

Egli può servirsi di passioni, di hobby, di interessi a noi cari per portare a compimento il progetto che ha per noi.

Sta a noi poi accogliere questi “indizi”, e non farsi sfuggire il treno che passa.

La mia è una storia di “riconversione” come la chiamo io, in quanto ho sempre creduto, e fin da piccolo sono cresciuto con valori Cattolici, frequentando il Catechismo e la Parrocchia.

Poi però crescendo, come di frequente, ci si allontana da quel mondo. Vuoi per ribellione a qualsiasi tipo di autorità, vuoi per mancanza di un vero e proprio percorso dopo Cresima in quasi la totalità delle Parrocchie purtroppo.

Poi diciamo la verità, crescendo in mezzo a molte realtà diverse, ci si vergogna un po’ di pregare o di credere in Dio. Man mano che si cresce lo si fa sempre più di nascosto, in cameretta, alla sera prima di andare a dormire o prima di un esame. O magari per chiedere al Signore di risolvere quel problema che tanto ci affligge.

La mia “fiammella pilota” di fede è stata sempre viva, accesa dentro di me. Ma molte sono state le deviazioni al percorso. E altrettante le volte che cadendo mi rivolgevo al Signore, in maniera abbastanza superficiale, affinché mi facesse superare quel brutto momento. Una volta passato il problema, tutto ritornava alla normalità e il Signore lo si metteva in cantina.

Per molti anni la mia fede si è basata su questo rapporto a richiesta con Dio, e sulle preghiere serali, quasi a pulirsi un po’ la coscienza.

Niente Messe, se non nelle occasioni di festa. Niente Confessioni e quindi Comunioni. La mia vita scorreva velocemente riempita da passioni momentanee e divertimenti con gli amici. Ma, silenziosamente dentro di me si stava facendo largo un vuoto. Questo buco nero stava erodendo sempre di più il mio benessere, e più si ingrandiva e più dovevo ingegnarmi per riempirlo. Ad un certo punto non ce l’ho fatta più, mi sentivo soffocare, niente mi dava più la felicità che cercavo. Stavo male, sono iniziate ansie e attacchi di panico.

Ho una sfrenata passione per la Baviera, la sua cultura, le sue tradizioni e ovviamente la sua birra.

Facendo un viaggio con degli amici, in Baviera appunto, abbiamo visitato Altötting, paese natale del Papa Emerito Benedetto XVI. In un negozio di ricordini, avevo visto un Rosario di legno, molto semplice, e avevo pensato di regalarlo ad un amico devoto e molto affezionato alla figura di Benedetto.

Finita la vacanza, quel rosario è rimasto in auto per un po’, nell’attesa di essere consegnato.

Ma poi, giorno dopo giorno presi a recitare il rosario con quella corona che avevo comprato in Germania.

Non lo diedi più al mio amico, e me lo tenni per me. Non mi chiedete perché e come abbia iniziato questa devozione, perché sinceramente non lo saprei neanche spiegare.

Non trovavo soluzione ai miei tormenti e in quel rosario probabilmente ho visto la luce, ho visto una speranza, l’ultima che mi restava.

Per più di un anno ho recitato il rosario praticamente ogni giorno, continuando però a non andare alla messa, e a fare una vita diversa da prima.

Il giorno dell’anniversario della morte di mio padre, sono andato alla messa e mi sono accadute due cose abbastanza sconcertanti ma allo stesso tempo direi miracolose.

La mia futura moglie era lì, davanti ai miei occhi. E’ come se dentro di me fossi già sicuro di quello che sarebbe successo.

Quando sei sul ciglio del burrone e qualcuno ti dà una spinta, non puoi far altro che buttarti. A me la spinta l’hanno data bella grossa. Uscito dalla messa inoltre ho sentito come un enorme calore dentro di me, come una dolce carezza che mi riempiva il cuore. Da quel giorno, non avrei potuto più fare a meno della Santa Messa. Avevo questo bisogno di stare con il Signore che prevalicava ogni altro pensiero.

Di lì a poco uscì con la mia futura moglie e iniziammo un percorso insieme che ci portò al matrimonio.

La mia storia di “riconversione” è passata attraverso la birra, sembrerà strano, se non fosse stata questa mia passione probabilmente tutto questo non sarebbe successo. Magari il Signore avrebbe trovato altre vie, o magari no. Magari mi erano già passati affianco molti treni e io li avevo puntualmente persi.

Ma soprattutto sono tornato a Dio per merito della Croce. Quante volte non capivo quando il sacerdote di turno diceva che bisogna soffrire, bisogna portare con umiltà la propria croce per stare vicini a Dio.

Gesù ha dato la sua vita per noi. A ognuno di noi è chiesto di portare la nostra piccola croce che ci fa stare con i piedi per terra. Ci dona umiltà e ci avvicina alla sue sofferenze.

Non esiste salvezza senza sofferenza.

Mi ritengo molto fortunato perché non tutti hanno la possibilità di fare queste grosse esperienze di fede che ti danno la forza di credere. Sono consapevole che ho ricevuto molto da Dio e molto quindi mi sarà chiesto.

I problemi di tutti i giorni rimangono, ma la consapevolezza di avere chi veglia su di noi mi fa stare decisamente più sereno e affrontare le difficoltà con più determinazione, senza disperare mai.

Ho accettato la mia croce. Mi ha reso una persona migliore e ha fatto di me un padre realizzato e amato.

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